Se tutti sono neurodivergenti allora nessuno è neurodivergente. Piuttosto va (ri)discusso il concetto di neurotipicità
Sì: parliamo di ADHD.
In Italia, oggi si contano quasi 94mila minori in carico per ADHD, secondo il Ministero della Salute. Intanto, "ADHD" è acronimo di Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (Attention Deficit Hyperactivity Disorder).
È un disturbo del neurosviluppo che tipicamente inizia durante l’infanzia e può persistere nell’età adulta manifestandosi in un pattern di disattenzione, impulsività e/o iperattività persistenti che interferiscono con il funzionamento quotidiano o lo sviluppo.
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Secondo il DSM-5-TR (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, non secondo TikTok, per diagnosticare l’ADHD, i sintomi devono essere presenti prima dei 12 anni, durare per almeno 6 mesi, manifestarsi in almeno due contesti diversi (cioè scuola e casa, casa e lavoro), compromettere significativamente la vita sociale, scolastica o lavorativa.
cosa è e cosa non è l'adhd
Esistono tre principali sottotipi di ADHD: "Tipo disattento predominante" ("ADD"): chi rientra in questa categoria ha difficoltà a prestare attenzione ai dettagli, mantenere la concentrazione su compiti o attività, ascoltare quando gli si parla, seguire istruzioni e completare attività, organizzarsi, evitare o iniziare attività che richiedono sforzo mentale prolungato, tenere traccia degli oggetti, non essere facilmente distratto/a da stimoli esterni, non dimenticare cose nella vita quotidiana. Questo è il tipo spesso meno visibile e più diffuso tra le ragazze o le donne, che vengono spesso diagnosticate tardissimo (o mai).
C'è poi il "Tipo iperattivo-impulsivo predominante": chi presenta questo profilo tende a muoversi in continuazione (mani, piedi, alzarsi spesso). Correre o arrampicarsi in situazioni inappropriate, parlare eccessivamente, interrompere, rispondere prima che la domanda sia completata, avere difficoltà a restare in silenzio o a aspettare il proprio turno, agire senza riflettere. È comune nei bambini piccoli, spesso portati alla valutazione per comportamenti agitati o disturbanti. Il terzo è il "Tipo combinato" (il più comune), presenta sintomi sia di disattenzione che di impulsività/iperattività.
Non è mancanza di intelligenza, non è solo essere vivaci, non è una scusa per il fallimento, non è uguale per tutti e tutte, non è solo un disturbo infantile: il 60–70 per cento dei casi continua anche in età adulta, ma cambia forma (meno iperattività fisica, più irrequietezza mentale). La diagnosi viene fatta da neuropsichiatri infantili, psicologi clinici o psichiatri attraverso colloqui, questionari standardizzati, raccolta della storia clinica e osservazione. Non basta un video su TikTok o un test online: serve una valutazione professionale.
"scusa se ho risposto male, ho l'adhd"
Ma andiamo al punto: negli ultimi anni, l’attenzione mediatica, le campagne di sensibilizzazione e la viralizzazione dei sintomi su piattaforme come TikTok o Instagram hanno portato milioni di persone a riconsiderare il proprio passato scolastico, le proprie abitudini, i propri tratti di personalità spesso quei tratti considerati "difettucci" che però rientrano nelle sfere comportamentali di metà della popolazione.
Ma il passo verso l’autodiagnosi è stato compiuto e in alcuni casi la diagnosi clinica è considerata superflua (non ho il tempo, mi dicono che a scuola ero distratto/a).
Ma se così tante persone si riconoscono in questi tratti il problema non certamente è che troppe persone si rendono conto di avere disturbi ma che l’idea di normalità cognitiva, quella che chiamiamo neurotipicità, circoscrive identità e personalità inesistenti. È diventata troppo stretta, troppo escludente: non è che hanno tutti/E l’ADHD – è che nessuno è neurotipico.
La neurotipicità, per quanto venga trattata spesso come una categoria oggettiva e scientifica, è in realtà un costrutto socioculturale. È ciò che una determinata società, in un dato momento storico, considera funzionamento mentale regolare.
E se la neurotipicità non fosse mai esistita davvero?
E se fosse stata una maschera, una finzione sociale a cui ci siamo tutti piegati e piegate, chi più, chi meno, per evitare lo stigma di essere esclusi ed escluse? Forse la verità è che per decenni abbiamo semplicemente represso, nascosto o ignorato la nostra reale complessità cognitiva, simulando una normalità che è sempre stata una narrazione esclusiva e null'altro. Il concetto di neurotipicità si è affermato come standard implicito su cui misurare tutto il resto: attenzione lineare, concentrazione prolungata, regolazione emotiva costante, risposta comportamentale prevedibile. Ma chi ha deciso che queste sono le coordinate della mente tipica?
Psicologi comportamentisti degli anni Cinquanta e sistemi scolastici industriali progettati per addestrare all'obbedienza. Allora la verità è anche che quel modello di mente è sempre stato minoritario, e che la maggior parte delle persone si è semplicemente adattata o ha imparato a fingere. Forse L’ADHD, così come altri profili neurodivergenti, non sta diventando più comune, stanno solo diventando visibili. Forse l’ADHD non è un’eccezione, ma un sintomo del fatto che è tempo di riscrivere tutto il modello.
Nota responsabile: se ti riconosci nei sintomi descritti non affidarti all’autodiagnosi ma parlane con uno/a psicologo,/a psichiatra o neuropsichiatra: ricevere una valutazione clinica accurata può aiutarti a comprenderti.