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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Praticare la gratitudine non serve, anzi è una trappola disfunzionale: la "gratitude trap"

Praticare la gratitudine non serve, anzi è una trappola disfunzionale: la gratitude trap
(getty)
La psicologia ha teorizzato la "gratitude trap": indagando sulla tossicità della pratica della gratitudine, emerge come una distorsione distruttiva e fallimentare.
Altro che "manifestare con gioia", qui si parla di trappole ansiogene e castelli di bugie
di Eugenia Nicolosi

C'è una enorme differenza tra il provare gratitudine per delle oggettive cose positive che capitano o che si sono guadagnate e il praticare ossessivamente la gratitudine per zittire la voce interiore che ci spinge a ottenere dell'altro o a indagare, eliminare o almeno cambiare ciò che non va bene. La trappola della gratitudine o "gratitude trap" è esattamente questo: scegliere, ogni giorno, di ignorare la propria voce interiore per autoconvincersi che tutto è a posto. E questo impedisce alle persone di seguire sogni di carriera e relazioni sane o di alzare barriere lì dove è minacciata la propria salute mentale.

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la gratitudine è una trappola anzi, una distorsione cognitiva

Le gratitude traps sono onnipresenti nella vita di chi "pratica la gratidudine" a vari livelli, anche se la maggior parte di esse non viene identificata in modo consapevole: dal fingere che un regalo ricevuto piaccia fino alla minimizzazione dei propri problemi economici (e dell'intero sistema) perché "in fondo ogni tanto una pizza posso mangiarla". La più pericolosa, o almeno una delle più pericolose, è il restare in una relazione violenta perché ci si autoconvince che il partner maltrattante ha dei lati positivi (una bella casa per sé e per la famiglia, è benvoluto in società).Questo tipo di distorsioni del pensiero sono il risultato della percezione imprecisa o completamente falsa delle circostanze e secondo la Psicologia e la Psicoterapia tradizionali sono coinvolte nell'insorgenza di stati psicopatologici come depressione e ansia.

L'espressione "trappola della gratitudine" si riferisce a uno dei vari processi mentali che i professionisti della salute mentale hanno già descritto: l'interpretazione più comune è "un processo di pensiero auto-orientato che coinvolge sentimenti di colpa, vergogna o frustrazione correlati alle aspettative di come le cose dovrebbero essere". E in ambito medico sono stati anche identificati diversi sottotipi di "gratitude trap": la positività tossica (un'allegria infondata basata su aspettative autoimposte o sociali come "fake it till you make it""), la gratitudine inautentica (gratitudine per un dono o un servizio che in realtà non si apprezza), la gratitudine basata sulla vergogna (rifiutare o reprimere legittime emozioni negative per "focalizzarsi sul lato positivo") e la gratitudine comparativa, nota anche come la trappola del "potrebbe essere peggio". Quest'ultima si verifica quando una persona sminuisce le reali fonti di stress o insoddisfazione tentando di forzare un sentimento di gratitudine perché "c'è sempre chi sta peggio" o "potrebbe andare peggio".

farsi del male, col prosciutto sugli occhi

Come ogni ragionamento emotivo, la pratica della gratitudine è un processo mentale grazie al quale si comandano le proprie reazioni emotive. Infatti lo scopo è "essere grate/i" nonostante sul piano reale ci siano molte, molte cose non risolte per autoconvincersi e vivere in una verità emotiva

Il ragionamento emotivo crea quindi la propria verità emotiva che può essere in diretto conflitto con la "verità percettiva", anzi quasi certamente lo è: è come indossare delle gigantesche fette di prosciutto sugli occhi per non vedere la realtà. Serve a svicolare dall'ansia e dalla paura ma non fa altro che scatenare sentimenti di ansia, paura, apprensione e compressi che si trasformano presto in disturbi di panico o disturbi d'ansia.

Indipendentemente dalla forma in cui si manifestano in ciascuno, le trappole della gratitudine possono avere effetti negativi reali sulla salute psicologica, tra cui una riduzione dell'autostima, della motivazione e dell'ambizione o sentimenti irrazionali di colpa o inadeguatezza.

Nei casi più gravi, le trappole della gratitudine possono impedire alle persone di sottrarsi dalla catena di abusi che subiscono. Non per nulla alcuni professionisti della salute mentale raccomandano una ristrutturazione cognitiva (CR), una forma di terapia cognitivo comportamentale per il trattamento di molte distorsioni cognitive, tra cui le trappole della gratitudine. Dal momento che le trappole della gratitudine sono una forma di pensiero irrazionale, i metodi di trattamento efficaci tendono a sottolineare l'importanza di incoraggiare il paziente a riconoscere, sfidare e infine correggere le proprie false convinzioni. 

La gratitudine infatti non è il primo passo verso il successo: concentrarsi sulla positività non serve a niente se non diventa una spinta per agire e concentrarsi su ciò che "veramente" si desidera e per coltivare la propria intraprendenza.