All I want for Christmas sarebbe non dovermi indebitare per fare regali alle persone che amo
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Da una parte il luccichio delle lucine natalizie e gli spot di possibili regali che vorremmo fare, farci. Dall'altra i ricordi delle feste di quando eravamo piccole, piccoli. In mezzo ci siamo noi: una generazione che si ritrova a dover fare i conti, letteralmente, con la vuotezza del portafogli. Il piatto "piange", diremmo, visto che siamo in tema di giocate: i conti correnti piangono sicuramente, le carte di credito pure e c'è chi si indebita.
Secondo l’Osservatorio Nomisma sul Credito al Consumo, che fornisce dati chiave sui pagamenti e finanziamenti digitali in Italia, nel 2024 oltre il 65 per cento degli italiani e delle italiane tra i 25 e i 39 anni ha contratto almeno una forma di debito al consumo. Durante il periodo natalizio, una persona su tre dichiara di fare acquisti sopra le proprie possibilità, soprattutto per regali, cene e spese legate alla socializzazione e mondanità.
Le piattaforme di Buy Now, Pay Later (BNPL) come Klarna, Scalapay e PayPal Pay sono ormai normalizzate: il 40 per cento dell'utenza italiana ha meno di 35 anni, e la maggior parte li utilizza per spese legate a moda, tecnologia e regali di Natale o acquisti legati alle feste. Diciamo che basta guardare i numeri per capire che questo edonismo a rate non reggerà alla lunga (forse nemmeno alla corta).
caro voli, caro treni, caro esistenza
Cosa possono permettersi davvero le persone oggi? Nel 2025, lo stipendio medio netto di una persona che lavora, tra i 25 e i 34 anni, si aggira attorno ai 1.380 euro mensili (fonte: ISTAT, dati aggiornati al 2024). In città come Milano, Roma o Bologna, solo l’affitto di una stanza singola in zona semi centrale può facilmente superare gli ottocento euro. Aggiungendo bollette, trasporti e la spesa per non morire di fame, il margine per risparmiare o semplicemente per vivere senza ansia è di un pugno di euro. Ma a dicembre le spese si moltiplicano: cene aziendali, vestiti per la festa, regali per parenti, amicizie e partner, viaggi natalizi anche fossero quelli per raggiungere la famiglia.
Secondo Confcommercio, nel 2024 ogni italiano/a ha speso in media 229 euro per i regali ma la cifra sale a oltre 320 euro nella fascia 25-34 anni, spinta dalla pressione sociale e dai canoni estetici imposti dai social. Il Natale insomma non è più una festa: è un investimento sociale (che molti/e non possono permettersi) ma la domanda nei fatti è perché continuiamo a spendere soldi che non abbiamo.
La risposta è più psicologica che economica. In un mondo dove l’apparenza è valuta soprattutto online esserci visivamente durante le festività: dal panettone dentro al ristorante instagrammabile alla foto con l'albero super bello, diventa un modo per affermare la propria identità. E magari mentire, mentirci, su come stiamo.
spendere soldi che non abbiamo serve prima di tutto a noi per coltivare l'illusione
Non essere presenti (o non esserlo in modo instagrammabile) è percepito quasi come un fallimento personale. Insommaa coltiviamo l'illusione del benessere sulla memoria del benessere che fu, perché siamo abituate, abituati, a vivere il Natale nell'opulenza (qualcuno direbbe spreco ma ok). Il risultato più spesso di quanto non vorremmo è un Natale in prestito o in debito. Secondo una ricerca 2024 di Altroconsumo, il 22 per cento dei/delle giovani ha utilizzato credito o BNPL per coprire regali o spese festive. Eppure, oltre il 60 per cento ammette di non avere la certezza di riuscire a saldare in tempo le rate. E non siamo a questo punto solo per una ovvia mancanza di educazione finanziaria, che rimane una falla gravissima nel sistema scolastico italiano.
È un problema sistemico: una generazione nata sotto la promessa del se studi e ti impegni, farai carriera, che oggi si barcamena tra contratti precari, stipendi bassi e una pressione sociale a consumare come se nulla fosse. Ma i soldi non ci sono. Questo non è un invito moralista a non comprare regali o a fare i maglioni a mano per la zia, piuttosto è un racconto di come stanno veramente le cose.
Perché nessuno, nessuna, si senta solo/a: a fare i conti sotto Natale ci sono tre quarti del Paese. È possibile fare regali sostenibili, cucinare in casa, dividere le spese, dire di no quando serve. È soprattutto possibile parlare di soldi (o della loro assenza) senza vergogna, rompendo il tabù che ci costringe a fingere benessere quando l’unica cosa che abbiamo è l'ansia. Non ci scordiamo che siamo pur sempre millennial: possiamo sopravvivere a qualsiasi cosa.
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