Leisure Sickness,ovvero, perché mi ammalo sempre in vacanza?
Appena riusciamo a rilassarci davvero, improvvisamente partano i mal di testa, il raffreddore, oppure una spossatezza che non abbiamo mai sentito durante l'anno: saremo mica così sfigate da ammalarci proprio in vacanza? Non si tratta di sfortuna, ma di una sindrome vera è propria. Si chiama Leisure Sickness Syndrome, letteralmente "sindrome della malattia da tempo libero".
Sono finalmente arrivate, loro, le vacanze. Le abbiamo desiderate così tanto che già ci stiamo preoccupando di quando finiranno. Anche se quest'anno ci siamo ripromesse che, no, non conteremo i giorni angosciandoci su quanti ce ne restano prima di tornare al lavoro. Peccato che, nonostante tutte le buone intenzioni, appena riusciamo a rilassarci davvero, improvvisamente partano i mal di testa, il raffreddore, oppure una spossatezza che non abbiamo mai sentito durante l'anno: saremo mica così sfigate da ammalarci proprio in vacanza?
Non si tratta di sfortuna, ma di una sindrome vera è propria. Si chiama Leisure Sickness Syndrome, letteralmente "sindrome della malattia da tempo libero".
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Arrivate alla nostra agognata e meritata pausa, mentre proviamo a goderci il paradiso dell'inattività appaiono i primi sintomi fisici. Proprio ora che le responsabilità lavorative sono lontane, ecco comparire emicrania, nausea, stanchezza e sintomi influenzali tra i più disparati, anche se nessuno intorno a noi sembra averci attaccato un virus.
Gli esperti che stanno iniziando a studiare il fenomeno suppongono che il nostro malessere derivi dal passaggio improvviso dalla frenesia all'ozio, uno sbalzo che crea una sorta di "astinenza" dallo stress. Insomma, sentiamo gli effetti collaterali della disintossicazione, cosa che dimostrerebbe che il nostro corpo è diventato dipendente dallo sovraffaticamento.
Il nostro cervello, abituato ormai da tempo dalla società a funzionare sotto pressione, si ritrova spaesato perché privato degli stimoli e delle sfide quotidiane, ovvero quelle che lo portano a far funzionare tutto - famiglia, lavoro e vita privata - in una giornata compressa in 24h.
Ipnotizzati come siamo dal culto dell'iperproduttività e della meritocrazia del burnout abbiamo "tirato" fino alle vacanze senza fermarci mai e, soprattutto, senza arrenderci alla stanchezza o ai sintomi fisici che sicuramente nel tempo avevano già provato a dirci di rallentare. Li abbiamo però volutamente ignorati e lo abbiamo fatto così a lungo che quando finalmente arrivano le ferie il corpo sembra abbandonarsi a una sorta di rivalsa fisiologica.
E se non è il corpo, ci pensa la mente, mentre siamo placidamente sdraiate al sole o osserviamo una vista mozzafiato, a trasformarci in vittime di attacchi di panico e pensieri angoscianti. Ma perché proprio ora che siamo tranquille dovrebbero arrivare a disturbarci le nostre paure più nascoste?
Semplicemente perché abbiamo interiorizzato il concetto di produttività, e la paura di risultare "improduttive" durante il nostro tempo libero ci spinge a cercare una nuova fonte di stress, ovvero una nuova sfida che ci tenga mentalmente e/o fisicamente coinvolte.
E allora come si fa? Prima di tutto bisogna arrivare alle vacanze con piccoli momenti di decompressione. Pare sia sbagliatissimo per esempio organizzare la partenza il primo giorno di ferie e al ritorno magari atterrare per dirigersi con la valigia direttamente in ufficio. Il trucco è non interrompere bruscamente i ritmi forsennati a cui abbiamo abituato il nostro corpo durante l’anno, ma iniziare a concedergli qualche momento di pausa (assolutamente legittimo e anzi necessario) anche prima delle vacanze. E poi, importantissimo, ci si guarda allo specchio e ci si dice che abbiamo diritto al riposo. E che stare senza far nulla è qualcosa che ci possiamo permettere senza doverci sentire in colpa.
Non c'è niente di sbagliato nell'immergersi nella tranquillità e nel relax che abbiamo atteso così a lungo. Possiamo concedercelo senza “vergognarci” per questo.
La leisure sickness, in fondo, non viene davvero per nuocere, ma per insegnarci qualcosa. Prendiamo quindi queste vacanze come un’importante occasione di autoriflessione: non avremo dato troppo? Cosa vogliamo veramente? In quale ambito della nostra vita stiamo mettendo un impegno che è spropositato rispetto ai risultati o al valore che otteniamo in cambio? Le vacanze sono finalmente il momento per guardarsi dentro, scoprire in realtà chi siamo, cosa ci diverte e cosa ci fa sentire vive e libere.
Forse quel mal di testa ci sta dicendo molto di più di quanto vogliamo riconoscere. E allora accogliamolo con affetto, ringraziamolo per la lezione che ci sta dando e, già che ci siamo, prendiamo una tachipirina.