Le donne centenarie giapponesi e il loro "Ikigai", il segreto della lunga vita
Al primo settembre 2024 in Giappone c'erano 95.119 centenari, oltre l'88 per cento sono donne: il segreto della longevità, oltre a un sistema che non penalizza gli anziani, è l'ikigai (la "ragione di vita").
Oltre 95mila giapponesi hanno più di cento anni e la maggior parte di loro sono donne. C'è un proverbio giapponese che forse spiega il fenomeno, “Solo restando attivi ti verrà voglia di vivere cent’anni”. E in realtà dietro la voglia di restare attivi c'è un sistema di servizi che ha capito che le persone anziane vanno valorizzate e rese indipendenti. E non solo: c'è l'ikigai" (生き甲斐) (iki-vivere, gai-ragione) ed è l'equivalente giapponese delle espressioni italiane "ragione di vita", "ragion d'essere".
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Le storie dei centenari in giappone: questione di benessere sociale
Al primo settembre 2024 in Giappone sono stati censiti 95.119 centenari, un aumento di 2.980 persone "over 100" rispetto all'anno precedente: è il 54esimo anno di fila in cui in Giappone aumentano le persone di età pari o superiore a 100 anni e, la maggioranza dei centenari, sono donne (88,3%). Secondo i dati del Ministero della Salute pubblicati a settembre in Giappone, la popolazione invecchia più rapidamente rispetto al resto del mondo e l'aspettativa di vita media nel Paese è salita a 87,14 anni per le donne e a 81,09 anni per gli uomini. Il numero di centenari in Giappone è qualcosa di cui si tiene conto dal 1963, quando erano "soltanto" 153: la cifra superò le mille persone nel 1981 e superò le 10mila nel 1998, in parte grazie ai progressi della medicina. Ma non solo: sono stati migliorati i servizi di assistenza sociale, implementato un welfare che rende le persone anziane autonome e le mette in condizione di lavorare, se vogliono.
Un professore di demografia (Shiro Horiuchi) ha scritto un editoriale sul Journal of Population Studies del Giappone nel quale identifica la coesione sociale come un fattore determinante per la longevità. Nonostante le crescenti disuguaglianze, un forte orientamento alla comunità sembra favorire il benessere psicologico dei giapponesi anche quando lo status socio-economico è basso. Il senso di coesione e comunità produce sentimenti di appartenenza e impedisce alle persone di sentirsi alienate, produce un'autostima relativamente alta e li aiuta ad avere percezioni, emozioni e atteggiamenti positivi riguardo alla vita.
Ci sono alcune prove che i giapponesi hanno anche buoni geni che aiutano a vivere più a lungo (due in particolare: DNA 5178 e il genotipo ND2-237Met ND che proteggono da alcune malattie) ma altri fattori tra cui la personalità e in particolare caratteristiche come coscienziosità, apertura ed estroversione sembrano importanti.
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Sì, non è tutto rose e fiori: il Giappone è lo stesso Paese in cui si muore di "superlavoro" e in cui i tassi di suicidio, soprattutto tra gli uomini, sono molto alti oltre che anch'essi collegati al superlavoro. Ma rispetto alla popolazione anziana il Paese ha adottato degli approcci unici che consentono agli anziani di essere coinvolti nelle comunità. Esistono per esempio i Silver Human Resources Centers che offrono posti di lavoro part-time e temporaneo agli anziani: lavori che consentono alle persone anziane di contribuire svolgendo lavori d'ufficio o servizi ai clienti, sentendosi quindi utili e parte attiva della società (si guadagnano in media intorno ai 50-60mila yen al mese, circa 400 euro). Ma il programma non serve affinché gli anziani si sostengano economicamente, piuttosto è una forma di coinvolgimento sociale che li mantiene attivi.
Rispetto al denaro, è il governo giapponese a offrire servizi di assistenza. Nel 2000 è stato istituito il programma Long-term Care Insurance (LTCI) per fornire supporto istituzionale e comunitario ai cittadini anziani dando loro diritto ai benefici pubblici indipendentemente dal loro reddito. Esistono poi i "Yoro Shisetsu": centri combinati per anziani e bambini che principalmente rimangono in sezioni separate ma si incontrano nel corso di diverse attività pensate per farli interagire. Gli anziani occasionalmente passano dalla sezione per bambini per aiutare il personale con l'assistenza all'infanzia, il che include servire i pasti o persino cambiare i pannolini. I bambini visitano anche gli anziani nella loro sezione per trascorrere del tempo di qualità con loro.
ikigai: il segreto della lunga vita
Uno dei libri più popolari sulla longevità è "Ikigai: il segreto giapponese per una vita lunga e felice”, scritto da Héctor García e Francesc Miralles.
Secondo la cultura nipponica tutti hanno o dovrebbero avere un ikigai, una "ragione di vita": ciò che si ama, ciò in cui si eccelle, ciò per cui si può ricevere una buona retribuzione e ciò di cui il mondo ha bisogno si sovrappongono, significa che ogni giorno è intriso di significato. È il motivo per cui ci si alza la mattina ed è anche il motivo per cui molti giapponesi non vanno mai veramente in pensione (infatti non esiste una parola in giapponese che significhi andare in pensione): rimangono attivi e lavorano a ciò che amano, perché hanno trovato un vero scopo nella vita, la felicità di essere sempre occupati.
Durante la ricerca per questo libro, gli autori hanno intervistato i residenti di Okinawa, città giapponese con la più alta percentuale di centenari, una delle Blue Zone del mondo: cosa e come mangiano, come si muovono, come lavorano, come promuovono la collaborazione e la comunità e, il loro segreto meglio custodito, come trovano l'ikigai che porta soddisfazione alle loro vite?
Seguire il proprio ikigai significa scoprire qual è la propria passione e lasciarsi guidare da essa. Ma basta? No. La prima regola è non andare in pensione. Molte delle persone più longeve al mondo lavorano fino agli 80 e 90 anni o non vanno in pensione. Jayne Burns, una donna di 100 anni che lavora in un negozio di artigianato negli Stati Uniti, spiega che il suo unico desiderio di compleanno dopo aver compiuto 100 anni era “continuare a lavorare”. Contemporaneamente occorre prendersela comoda. Potrebbe sembrare un ossimoro: ma lavorare va bene, è stressarsi che non va bene. Occorre prendersi il proprio tempo e vedere come questo in effetti colma di significato la propria vita.
Non riempirsi lo stomaco. i centenari giapponesi suggeriscono di mangiare solo l′80 per cento di ciò che c’è nel piatto, meglio se circondati da buoni amici. Avere delle ottime relazioni nella tua vita è stato collegato alla felicità e alla longevità, secondo uno studio di Harvard durato 85 anni. I centenari di Okinawa danno priorità al trascorrere del tempo insieme, tra attività sportive tra amici e altre forme di socialità.
Sorridere e riconnettersi con la Natura. Le cose non sono sempre belle, ma non dovremmo mai dimenticare che privilegio è essere vivi qui in un mondo pieno di possibilità. La gratitudine è infatti un ottimo modo per ricordare le cose migliori della vita e condividerle con amici, famiglia, se stessi. Trovare il tempo per respirare aria fresca e fare una passeggiata, anche se vivi in città, non è uno spreco di tempo anzi può aumentare la produttività, migliorare l'umore e migliorare la memoria.