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Una su due non potrebbe lavorare quando ha le mestruazioni

Una persona su due non potrebbe lavorare quando ha le mestruazioni ma solo una su cinque non si vergogna di dire a lavoro che la ragione dell'assenza è legata alle mestruazioni.

Un nuovo sondaggio del Chartered Institute of Personnel and Development (CIPD) ha evidenziato la disuguaglianza che le donne sul posto di lavoro devono affrontare a causa delle mestruazioni: oltre due terzi delle donne intervistate hanno brutte, bruttissime esperienze. Le persone che soffrono di mestruazioni dolorose in molti Paesi hanno diritto al congedo mestruale. In Italia no.

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Sono state avanzate alcune proposte di legge sul tema ma ancora non vedono la luce. In particolare lo scorso anno, si lavorò a un congedo mestruale "scolastico" per consentire alle studentesse che soffrono di dismenorrea di rimanere a casa fino a due giorni al mese e a un congedo mestruale "lavorativo", sempre di due giorni, previa certificazione medica. Ci fu poi quella del 2016, quando era stato ipotizzato un congedo per un massimo di tre giorni al mese con un'indennità pari al 100 per cento della retribuzione giornaliera. La "buona" notizia è che a sostegno di queste proposte vengono diffusi i dati che ci danno un quadro della situazione: in Italia i dati sulla dismenorrea sono allarmanti, dal 60 al 90 per cento delle donne soffrono durante il ciclo mestruale e questo causa tassi dal 13 al 51 per cento di assenteismo a scuola e dal 5 al 15 per cento di assenteismo nel lavoro.

una su due non va al lavoro quando ha le mestruazioni

Nel sondaggio condotto dal CIPD emerge che il 69 per cento delle donne intervistate ha riscontrato esperienze negative sul lavoro direttamente collegate ai sintomi mestruali. Lo studio è nato per evidenziare la natura pervasiva del problema, con più della metà delle intervistate che ammette di non andare al lavoro a causa dei malesseri e dei dolori. Lo studio CIPD mette in luce anche l’impatto dei sintomi mestruali sulla prestazione lavorativa. Quattro quinti delle donne che affrontano sintomi dolorosi o fastidiosi hanno riferito di lavorare nonostante non si sentissero bene: i sintomi più diffusi identificati includono crampi addominali, irritabilità, affaticamento e gonfiore, che influenzano i livelli di concentrazione nel 60 per cento delle donne intervistate, fornendo una fotografia completa sulla prevalenza dei sintomi mestruali e sul loro effetto sulla produttività.

Al di là del "costo" fisico, lo studio approfondisce le ripercussioni emotive e professionali, con l’81 per cento che segnala un impatto negativo sul lavoro. Il che evidenzia la necessità di un ambiente di lavoro più empatico e comprensivo dal momento che le mestruazioni sono una parte naturale della vita di molte dipendenti e non dovrebbero essere un ostacolo alla carriera.

siamo (ancora) riluttanti a discutere di mestruazioni

Nonostante l’impatto diffuso, lo studio CIPD evidenzia una riluttanza tra le donne a discutere apertamente di mestruazioni e ovviamente anche dei problemi legati alle mestruazioni. Fuori ma soprattutto dentro al posto di lavoro. Solo il 20 per cento delle donne ha informato costantemente i propri superiori sul perché della propria assenza quando era legata al loro ciclo mestruale. Un significativo 49 per cento ha citato il timore di banalizzazione, mentre il 43 per cento si è sentito troppo in imbarazzo per rivelare il vero motivo dell'assenza.

Attualmente la Spagna è l'unico Paese in Europa che offre alle donne tre giorni di congedo mestruale al mese con la possibilità di estenderlo a cinque giorni, a seconda del livello di dolore. La direttrice generale dell'Istituto europeo per la salute della donna, Peggy Maguire, ha spiegato a Euronews Business quali misure si possono adottare per garantire l'uguaglianza delle donne sul posto di lavoro per quanto riguarda le mestruazioni: "dato l'impatto dei sintomi mestruali sulla partecipazione delle donne sul posto di lavoro e il dibattito sulle politiche sul congedo mestruale, i politici e le parti interessate dovrebbero facilitare un dibattito aperto sulla gestione delle mestruazioni sul posto di lavoro. Seguite la Spagna".  Altri Paesi con un certo livello di sostegno istituzionalizzato sono per esempio anche Giappone, Corea del Sud, Zambia, Vietnam e Indonesia. L'Italia, come detto, no. 

il "rapporto" tra lavoro e mestruazioni

Il rapporto del Chartered Institute of Personnel and Development (CIPD) era teso a comprendere le esperienze delle dipendenti riguardo alle mestruazioni e quale supporto può essere più utile sul lavoro. I risultati mostrano che quasi quattro persone su cinque hanno manifestato sintomi mestruali dolorosi, più di due terzi delle dipendenti hanno subìto un impatto negativo sul lavoro a causa dei sintomi mestruali e il 15 per cento ha una condizione di salute mestruale come l’endometriosi.

Emerge come abbiamo visto l'esigenza di creare consapevolezza e cultura di sostegno poiché circa la metà delle dipendenti (49 per cento) ha affermato di non dire mai al proprio manager che si è assentata a causa dei sintomi dolorosi delle mestruazioni e, quando è stato chiesto perché non si sentissero in grado di parlarne con i superiori, le dipendenti hanno risposto che era perché sentivano che il problema sarebbe stato banalizzato, seguito da un senso di imbarazzo e che preferivano mantenere la questione privata. La mancanza di sostegno ha spinto l’8 per cento delle donne intervistate a lasciare o a considerare di lasciare il proprio lavoro.

Nel complesso, il 3 per cento afferma di aver lasciato il lavoro a causa della mancanza di supporto in relazione ai sintomi mestruali e il 7 per cento ritiene di essere stata discriminata sul lavoro a causa dei sintomi mestruali (le dipendenti con disabilità sono più propense ad affermarlo - 11 per cento rispetto al 6 per cento senza disabilità).

Nell'attesa di una legge sul congedo mestruale, creare consapevolezza e contrastare lo stigma, ad esempio attraverso una sezione dedicata di informazioni e iniziative aziendali, è fondamentale per garantire la parità. Ciò può includere politiche e percorsi di sostegno, orientamento e formazione contro le discriminazioni, la formazione in particolare di manager e di chi lavora nelle risorse umane.