Mamme italiane sempre più "vecchie" e più ansiose: in un report le cose sulla gravidanza che abbiamo paura di dire
Ansia ed età: due i focus sui quali gira il report di Fondazione Onda dedicato alla salute delle madri italiane
Secondo il report della Fondazione Onda l’età della prima gravidanza in Italia continua a salire arrivando oggi a una media di 34 anni. In parallelo, cresce anche l’incidenza dell’ansia nelle donne in gravidanza, con oltre una su cinque che affronta "stress significativo" durante i mesi di gestazione.
"Se sei incinta, dimettiti". La frase shock della consigliera di FdI in consiglio comunale a Treviglio
Il dato più emblematico emerso dal report di Fondazione Onda (osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere) realizzato in collaborazione con la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), è l’età sempre più avanzata alla quale le donne italiane diventano madri: oggi la media si attesta sui 34 anni per la prima gravidanza.
Una trasformazione socioculturale che riflette scelte di vita legate a studio, carriera, indipendenza economica e ricerca della stabilità. Ma dal punto di vista medico, questa tendenza comporta delle implicazioni: le gravidanze in età più matura richiedono una sorveglianza clinica più attenta, poiché aumentano i rischi di complicanze come diabete gestazionale, ipertensione e alterazioni vascolari.
L’organismo di una donna di 34 anni - e oltre - ha una resilienza fisiologica diversa rispetto a quello di una ventenne, e la gestione prenatale deve adattarsi di conseguenza. Ma c’è un altro fronte, spesso sottovalutato, che si intreccia con l’età materna avanzata: la salute mentale in gravidanza.
Ansia in gravidanza: una condizione diffusa di cui non si parla mai
Il report evidenzia che oltre il 20 per cento delle donne in gravidanza sperimenta preoccupazioni, timori e stress durante il percorso gestazionale. Si distingue chiaramente tra l'ansia specifica legata alla gravidanza, che riguarda fino al 14,4 per cento delle gestanti, spesso connessa all’attesa del parto, alla salute del feto o al corpo che si modifica e i disturbi d’ansia strutturati, come ansia generalizzata, fobie o panico, che colpiscono in una forbice ampia, tra il 5 per cento e il 37 per cento delle donne in attesa.
L’età "avanzata" può agire da fattore moltiplicatore di queste ansie, alimentando dubbi e insicurezze legati alla salute, alla gestione della gravidanza e al futuro della genitorialità. Ma l’ansia in gravidanza ha fondamenti neurofisiologici e biochimici ben documentati, e se trascurata può interferire con l’equilibrio ormonale della madre, influenzando negativamente anche l’ambiente intrauterino. «La salute psicologica e quella fisica vanno di pari passo», sottolinea Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda. «Prevenzione primaria e prevenzione psicologica devono procedere insieme per garantire una maternità sicura e serena».
Una gravidanza sicura passa del benessere emotivo
Secondo Claudio Mencacci, copresidente della Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia, una cattiva informazione medica e sociale può aggravare l’ansia, soprattutto nelle donne che affrontano la gravidanza dopo i 30 anni, spesso già immerse in contesti di vita complessi e carichi di aspettative. Il report pone così al centro due grandi priorità della salute materna in Italia,
La prima: adattare l’assistenza sanitaria all’età delle madri, con monitoraggi mirati e supporto clinico preventivo. La seconda, riconoscere e trattare l’ansia perinatale come parte integrante della prevenzione primaria, non come elemento secondario.
sistema sanitario e istituzioni devono registrare il cambiamento
Gli ostacoli organizzativi e in generale il ruolo della rete sanitaria sono spesso elementi sottovalutati: a fare da cornice a questi due focus principali, il report segnala anche alcune difficoltà strutturali che ostacolano una presa in carico efficace delle future madri. Una donna su tre segnala difficoltà nel conciliare visite, esami e impegni quotidiani, le vaccinazioni in gravidanza, pur essendo strumenti essenziali di protezione (come nel caso del VRS, della pertosse o dell’influenza), sono ancora sottoutilizzate, anche per via della confusione informativa.
Secondo Vito Trojano, presidente della SIGO, la soluzione passa da una sanità più vicina, integrata e personalizzata. «Il ginecologo, la ginecologa, del futuro – afferma – dovrà educare, coordinare ed empatizzare lavorando in rete con psicologi e psicologhe, staff sanitario di Ostetricia e istituzioni».
Il report di Fondazione Onda ci racconta che la gravidanza nel terzo millennio richiede un cambio di passo culturale, come molte - moltissime - questioni legate alla salute riproduttiva. Le madri sono più adulte, più consapevoli, ma anche più esposte a stress, dubbi e pressioni esterne. Serve una risposta sanitaria, e istituzionale, all’altezza.