Gender gap e ADHD: come cultura e stereotipi influenzano le diagnosi delle ragazze
Migliaia di diagnosi mancate: l'ADHD nelle bambine e nelle donne è "invisibile" a causa di stereotipi di genere e altri fattori culturali.
Sì: tutto ciò ha dei costi emotivi e sociali.
Esiste un gender gap del'ADHD: mentre i sintomi principali sono simili tra i generi, l'espressione e l'impatto di questi sintomi possono variare in modo significativo tra bambine e bambini, tra adulte e adulti. Per esempio, le donne con ADHD spesso mostrano un'iperattività meno evidente e possono sembrare solo disattente, disorganizzate ed emotivamente instabili. E sì: ovviamente la sfida nella diagnosi (e nel trattamento) è un tema culturale. È a causa degli stereotipi se l'ADHD nelle donne è realmente sottodiagnosticata.
La professoressa Antonella Viola parla dell'importanza di un approccio di genere in Medicina per la salute delle donne
gli studi sul gender gap nelle diagnosi di adhd
Le statistiche sui tassi di diagnosi di ADHD mostrano una evidente disparità tra uomini e donne. Il rapporto tra diagnosi è pari a 9:1 (una donna ogni nove uomini diagnositicati). Su Rivista di Psichiatria si legge che la sottostima del disturbo nella popolazione femminile si lega alla "differente presentazione sintomatologica": le femmine hanno un rischio maggiore di avere l’ADHD in assenza di quella sintomatologia dirompente tipica dei maschi. I ricercatori di Harvard hanno scoperto che le ragazze con ADHD spesso non ricevono una diagnosi fino all'età adulta, finché non sono loro stesse praticamente a sospettare di avere il disturbo e a richiedere test specifici.
Mentre ai ragazzi con ADHD vengono prescritti farmaci più facilmente, sin da quando sono piccoli. Il divario di genere nella diagnosi e nel trattamento lascia praticamente le donne a "lottare" nella comprensione di sé stesse e di eventuali sintomi dell'ADHD: di fatto si tratta di gaslighting medico. Ed è un tema culturale, vedremo subito perché.
Intanto, fuori dai pregiudizi e dagli stereotipi, l'ADHD è un disturbo neuroevolutivo che di solito viene diagnosticato nell'infanzia e spesso persiste in età adulta, caratterizzato da modelli persistenti di disattenzione, iperattività e impulsività che interferiscono con il funzionamento e lo sviluppo individuali. Mentre questi sintomi principali sono presenti in tutti gli individui con ADHD, il modo in cui si manifestano può variare notevolmente tra uomini e donne. Storicamente l'ADHD è stato principalmente associato a ragazzi iperattivi, il che ha portato alla nascita di un forte pregiudizio di genere nelle diagnosi e nel trattamento. Questa prospettiva ristretta ha permesso che per decenni le donne non venissero diagnosticate o diagnosticate erroneamente, con un impatto diretto sulla loro qualità della vita, sulla salute mentale e sulla loro stessa percezione di sé.
smascherare il divario di genere: fattori culturali
L'ADHD è caratterizzata da difficoltà in due ambiti: disattenzione e iperattività-impulsività. Si possono identificare pure tre sottotipi: prevalentemente disattento, iperattivo-impulsivo e combinato. Le differenze di come si presenta - quindi nelle diagnosi - l'ADHD nei maschi e nelle femmine sono legate a vari fattori: la presentazione stereotipata del disturbo è uno di questi. L'immagine classica dell'ADHD è quella del disturbo dei ragazzi iperattivi, mentre le ragazze e le donne spesso mostrano un'iperattività meno evidente e più sintomi di disattenzione che possono essere meno dirompenti in ambito scolastico. Le strategie compensatorie: molte ragazze con ADHD sviluppano meccanismi di adattamento che mascherano i loro sintomi, rendendo più difficile per gli altri riconoscere le loro difficoltà, inoltre le donne con ADHD hanno maggiori probabilità di sperimentare ansia e depressione concomitanti, che possono mettere in ombra i sintomi dell'ADHD.
La questione del perché l'ADHD è più comunemente diagnosticato nei maschi riflette anche le aspettative sociali: The Rising Trend: Why More Women Are Being Diagnosed with ADHD è uno studio che elenca i sintomi maschili e quelli femminili e spiega in cosa differiscono.
Nei maschi, l’ADHD si presenta spesso con sintomi più esternalizzati: Iperattività e irrequietezza fisica, Impulsività e comportamenti rischiosi, Aggressività o sfida, Difficoltà a stare seduti fermi o a rimanere in silenzio, Disattenzione più evidente in contesti strutturati.
Le donne, d’altro canto, tendono a mostrare sintomi più interiorizzati: Disattenzione e fantasticheria, Disorganizzazione e smemoratezza, Bassa autostima e dialogo interiore negativo, Ansia e sbalzi d’umore, Difficoltà nella gestione del tempo e nella definizione delle priorità.
bambine, ragazze e donne con adhd sono influenzate dalla società
Unmasking ADHD in Women: A Comprehensive Guide to Symptoms and Diagnosis approfondisce invece i modi in cui l'ADHD si manifesta nelle donne e che vengono confuse con tratti caratteriali. Alcune manifestazioni comuni sono: La “Chatty Cathy”: che parla troppo e interrompe gli altri, La Perfezionista: è ossessionata dai dettagli per compensare le difficoltà organizzative, La Compiacente: lotta con i limiti e si impegna troppo, Le Montagne Russe Emotive: sperimenta emozioni intense e sbalzi d’umore.
Le donne con ADHD affrontano sfide uniche che spesso non vengono riconosciute: Lottano con ruoli multipli (carriera, maternità, gestione della casa), Interiorizzano i fallimenti e incolpano se stesse per le difficoltà che incontrano, Mascherano i sintomi per adattarli alle aspettative della società, Sperimentano fluttuazioni ormonali che influenzano i sintomi dell’ADHD.
Sì: perché le differenze nella presentazione dell'ADHD tra i sessi sono influenzate da fattori sia biologici che sociali. Le influenze ormonali svolgono un ruolo nel modo in cui i sintomi dell'ADHD si manifestano e cambiano nel tempo, in particolare nelle donne. I livelli di estrogeni, che variano durante il ciclo mestruale, la gravidanza e la menopausa, possono avere un impatto sull'attenzione, sulla memoria e sulla regolazione emotiva.
il costo emotivo e sociale delle diagnosi mancate
Il medico Arthur Robin, sulle pagine di Harvard Business Review, afferma che c'è un costo in termini di salute mentale per le donne con ADHD che hanno lottato per anni prima di ricevere una diagnosi. È professore di psichiatria e neuroscienze comportamentali e pediatria alla Wayne State University di Detroit e spiega che "Le donne adulte con ADHD hanno la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato in loro: si sentono cittadine di serie B, convivono con una scarsa autostima e spesso cercano di nascondere le loro difficoltà e la loro vera natura".
Perché più che la biologia incidono le aspettative sociali e i pregiudizi culturali, anche sul modo in cui l'ADHD viene riconosciuta. Spesso ci si aspetta che i ragazzi siano più attivi e assertivi, il che può portare a un'identificazione più precoce dei sintomi iperattivi-impulsivi. D'altro canto, ci si aspetta spesso che le ragazze siano più tranquille e più accondiscendenti, il che può mascherare sintomi di disattenzione o portare a un'interpretazione errata dei comportamenti correlati all'ADHD come tratti della personalità.
Persistono quindi i pregiudizi culturali nel riconoscimento e nella diagnosi dell'ADHD, con alcune culture più propense a patologizzare determinati comportamenti o ad attribuirli a difetti caratteriali piuttosto che a un disturbo neuroevolutivo. Questi pregiudizi colpiscono le donne anche nella sfera della salute: in questo caso portando a diagnosi tardive o mai effettuate e quindi all'assenza di trattamento.