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indagini Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Tutta la verità dietro le diete che trovate sui social (ed è brutta)

Un report ha scoperto che i più noti food influencer che spacciano diete a buon mercato sono pagati dalle industrie.
La nostra dieta potrebbe essere il risultato di "messaggi che vanno contro decenni di prove scientifiche sull'alimentazione sana".
di Eugenia Nicolosi
Tutta la verità dietro le diete che trovate sui social (ed è brutta)

Un'indgine condotta dal Washington Post e dalla redazione no-profit The Examination ci racconta che molti food nfluencer vengono in realtà pagati dai grossi nomi dell'industria alimentare. In particolare è stata esaminata la campagna #safetyofaspartame (traducibile con "lasciamo in pace l'aspartame") in riferimento alle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità sul dolcificante artificiale che sarebbe cancerogeno, notando che molti creators di TikTok e Instagram hanno minimizzato i rischi per la salute che l'aspartame porta con sé. Perché? Per i pagamenti dell'American Beverage Association, un gruppo di lobby che rappresenta le principali aziende produttrici di bevande, come Coca-Cola Cola, Pepsi e Nestlé.

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Dieta a buon mercato e i soldi delle lobby

Sono moltissime le persone che si affidano ai social per informarsi sulle notizie di cronaca, di politica, sui gossip e per fare approfondimenti su storia o geopolitica. Ci sono "influencer" e creators specializzati su ogni cosa: dal giardinaggio, all'equitazione, al make up e ovviamente sulle diete. Le notizie e consigli vari ed eventuali non giungono sempre attraverso fonti controllate, il che è grave sopratutto quando le informazioni che intercettiamo - e di cui ci fidiamo - sono relative alla nostra salute. Infatti il rapporto investigativo in questione smaschera il dietro le quinte di influencer che non sempre promuovono ciò che ci fa bene. E solo per soldi.

Il report, pubblicato lo scorso settembre 2023, ha rivelato che i rappresentanti di alcuni gruppi dell'industria alimentare pagano a peso d'oro food influencer e sedicenti esperti di diete e alimentazione per promuovere cibi e bevande ai loro moltissimi followers. Di fatto veicolano "messaggi che vanno contro decenni di prove scientifiche sull'alimentazione sana", si legge sull'inchiesta. In particolare è stato esaminato un gruppo di 68 influencer delle diete con almeno 10mila follower sui social. Ma tra loro c'è chi di follower ne ha milioni.

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Anche gli influencer che hanno rivelato le partnership (scrivendo per esempio "in collaborazione con azienda x" ) non hanno sempre detto chiaramente di essere stati pagati per quei contenuti. Secondo l'AgCom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni dei consumatori, chi segue un influencer deve sapere se nel contenuto che intercetta viene pubblicizzato un prodotto per il quale l'influencer ha percepito un compenso. Pertanto il contenuto dovrebbe riportare la scritta “pubblicità” o l'equivalente “adv” (advertising, in inglese). Invece il report ha trovato almeno 35 post di 12 "professionisti sanitari" pagati da American Beverage. Tra questi figuravano 10 dietologi e dietologhe, un medico e una influencer del fitness pagati per ammorbidire i messaggi sui potenziali rischi per la salute dell'aspartame. E se 17 di loro non hanno rivelato la partnership, due hanno scritto le informazioni circa la collaborazione nella descrizione ma nascosta nel marasma di hashtag. In pratica non si vedeva.  

Ma non solo i food influencer ricevono un compenso dalle aziende alimentari e delle bevande, ma la stessa Academy of Nutrition and Dietetics (la principale organizzazione dei professionisti dell'alimentazione e della nutrizione del mondo), ha ricevuto "milioni di dollari in donazioni dai principali produttori di bibite gassate, caramelle e alimenti ultra-processati, tra cui Coca-Cola. Pepsi e Nestlé", secondo il Washington Post. American Beverage è infatti paradossalmente uno sponsor dell'Academy, così come Tate & Lyle, un importante produttore di sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio.

food influencer soldatesse dello zucchero

Le linee guida rispetto a diete e ad alimentazione sana condivise dagli influencer infatti non sono sempre in linea con le evidenze scientifiche. È emerso che per esempio le influencer dietologhe Steph Grasso, Cara Herbstreet e Mary Ellen Phipps sono state tra quelle che hanno detto ai follower di non preoccuparsi dei dolcificanti artificiali nonostante le linee guida dell'OMS dl luglio 2023. E certo: le industrie alimentari, delle bevande e degli integratori alimentari le stanno pagando. La dietologa Lindsay Pleskot ha pubblicato video di se stessa mentre mangia gelato e tazze di burro di arachidi mentre dice alla gente che negarsi lo zucchero non farà altro che aumentarne il desiderio. Ma questo (e altri suoi post) è in collaborazione con il Canadian Sugar Institute.

Ma tra le più popolari c'è proprio Steph Grasso, con un seguito complessivo di 2,4 milioni di persone ttra TikTok e Instagram. Nei suoi video balla e canta musica pop mentre prepara ricette o si veste con abiti diversi, come il rosso per lo zucchero nel sangue o il blu per l'insulina, per spiegare elementi cardine della nutrizione sana. Il suo obiettivo, come scrive sul suo sito web, è usare la sua "competenza e la sua comicità per fornire consigli nutrizionali basati sull'evidenza e sfatare i miti legati alla nutrizione". E Grasso ha sfruttato la sua popolarità per ottenere accordi di sponsorizzazione con numerose aziende alimentari e di integratori dietetici.

Negli ultimi mesi, ha pubblicato video sponsorizzati su TikTok e Instagram per brand tra cui  Bush's Beans, KIND Snacks, polveri di collagene Orgain, bevande aromatizzate Hint Water e la salsa di mele Tree Top. In questi contenuti però l'influencer ha contrassegnato i post come partnership a pagamento taggando i marchi nelle didascalie. La domanda che dobbiamo infatti porci non è relativa alla correttezza di esplicitare eventuali partnership. Dobbiamo chiederci se è eticamente corretto che chi promuove abitudini alimentari "sane" o diete venga pagata da produttori di alimenti e integratori. Quanto è libera, insomma, un'influencer che viene pagata da un'azienda, di poter dire ad alta voce che un prodotto di quella stessa azienda non fa bene alla salute.