Parte del gruppo e

Magazine
Forum
Argomenti
2 minuti di lettura

La colazione migliore è quella che si fa a cena (o in hotel): il culto del breakfast spiegato facile

La colazione migliore è quella che si fa a cena (o in hotel): il culto del breakfast spiegato facile
(getty)
C'è chi la fa a letto e chi non la fa, chi si strafoga e chi la fa solo in viaggio: la colazione ha un culto tutto suo, dal "breakfast for dinner" ai film americani che ci hanno insegnato a rallentare
di Eugenia Nicolosi

Perché la saltiamo, però la sogniamo e la estetizziamo, perché poi mangiamo latte e biscotti (e marmellata e merendine) a cena: la colazione è il pasto più contraddittorio di tutti, superato forse dall'aperitivo quando si è a dieta.

Elisa, "le serate ai Murazzi con i Subsonica e le passeggiate notturne"

C’è chi non la fa mai, chi ha deciso che è un rituale fondamentale, chi la considera una perdita di tempo e chi non riesce proprio a mangiare ma appena mette piede in hotel, diventa improvvisamente una persona capace di ingoiare uova, pane, frutta, yogurt, cappuccino appena apre gli occhi. Perché il culto della colazione non riguarda il cibo o la caffeina ma la gestione del tempo e dell'umore.

La cerchiamo o la sogniamo perché è la prima cosa che sacrifichiamo nella vita quotidiana e oggi tra mitologie wellness e le regole di Instagram, la colazione è diventata una dichiarazione di identità.

alzi la mano chi ha il tempo di fare colazione come nei film

Il rito della colazione perfetta (per ora è il matcha latte domani vedremo) promette benessere anche se ha il vago sapore della performance, in una restituzione social che contrasta con la realtà di un caffè bevuto in ritardo cercando le chiavi.

A casa infatti la colazione si riduce a un caffè in piedi, è in viaggio che diventa un mega buffet coloniale. E forse questa è la crepa attraverso cui raccontare il culto della colazione che, come detto, non riguarda (solo) il cibo, ma l’idea di vita che ci portiamo dietro. La colazione come idea ci piace perché ipoteticamente è il momento in cui, almeno in teoria, la giornata può ancora essere nostra ed è il simbolo di un tempo lento che nella vita reale spesso non esiste.

E forse per questo i cibi da colazione piacciono anche la sera, la famosa "breackfast for dinner" che pure come hashtag ha spopolato una decina di anni fa. Pancake, cereali, latte, biscotti, pane tostato, uova, marmellatine hanno un potere regressivo fortissimo e scegliere di mangiarli a cena significa sospendere per un attimo l’idea adulta del pasto noiosamente corretto. 

il mito del "breakfast for dinner": il comfort di latte e biscotti a cena

Allo stesso tempo, moltissime persone (molte che poi fanno il breakfast for dinner) la vera colazione la saltano, a volte perché proprio non riescono a immaginare di mangiare qualcosa così presto, altre volte perché la mattina è il momento in cui si corre per uscire o per mettersi al lavoro. Infatti la colazione, nella vita quotidiana, richiede una calma abbiamo visto solo nei film americani perché esiste solo lì.

E allora viene ridotta al minimo fino a che non arriva il viaggio e tutto cambia: in vacanza o anche in trasferta di lavoro, il che è paradossale, la colazione diventa un must grazie anche al buffet dell'hotel o alla caffetteria dietro il b&b. Lì mangiamo cose che a casa non prepareremmo mai, in quantità che non ammetteremmo mai, con la scusa meravigliosa che "poi camminiamo" oppure "chissà se arriverò a pranzare".

Qui entra il benessere, o almeno il suo immaginario: la colazione è diventata uno dei grandi territori del wellness, spacciata come "il pasto più importante della giornata" probabilmente dai brand di cereali, è stata riletta dalla scienza moderna. Oggi sappiamo che non è obbligatoria e che anzi la qualità dell'intera alimentazione giornaliera sia più rilevante e saltarla non è dannoso. 

il culto della colazione spiegato: è un intreccio di nostalgia e benessere

Alla base del culto ci sono loro: i film americani, responsabili di una delle più grandi truffe narrative del Novecento: la colazione familiare lunghissima prima di andare al lavoro o a scuola. Tavola apparecchiata, spremuta, bacon, pancake, cereali, toast, genitori già vestiti, figli pettinati, dialoghi articolati, crisi esistenziali risolte davanti allo sciroppo d’acero. Per decenni abbiamo creduto che fosse tutto vero quando è impossibile. Nessuna famiglia reale, alle 7.15 di un giorno feriale, ha quel livello di coordinazione (o quella voglia e quel tempo di chiacchierare). Ma la colazione cinematografica o delle serie tv è una fantasia che continuiamo a desiderare perché quella scena ci coccolava quando eravamo piccole, piccoli, raccontandoci di quanto è bello il tempo condiviso, la lentezza e risvegli meno bruschi di quelli che sperimentavamo.

Il culto della colazione è un intreccio di nostalgia, idee stereotipate e modaiole di benessere e desiderio di tornare agli anni Novanta. E ci prendiamo il lusso di fare colazione a cena soprattutto quando non la facciamo di mattina perché è un intreccio di cui abbiamo bisogno come abbiamo bisogno del comfort food.