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Ci salverà un "Bagno nella foresta": la pratica per la salute mentale (e fisica) che arriva dal Giappone

Ci salverà un Bagno nella foresta: la pratica per la salute mentale (e fisica) che arriva dal Giappone
(getty)
I posti in cui praticarlo in Italia sono molti: cosa è il bagno nella foresta, la tecnica giapponese a tutela della salute mentale
di Eugenia Nicolosi

Il bagno nella foresta, o "bagno di foresta" - shinrin-yoku - è una pratica nata in Giappone all’inizio degli anni Ottanta, quando l’Agenzia forestale giapponese iniziò a promuovere l’immersione nei boschi come forma di prevenzione e tutela della salute mentale, dello stress e di educazione alla salute.

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Il termine significa letteralmente assorbire l’atmosfera della foresta e un’esperienza lenta e consapevole in natura. A differenza del trekking, il bagno nella foresta non ha come obiettivo arrivare da qualche parte, men che mai in cima a una montagna, né percorrere molti chilometri o migliorare la prestazione fisica: in questa pratica si cammina piano, spesso in silenzio, lasciando che il corpo si sintonizzi con l’ambiente, tra il fruscio delle foglie e gli odori di resina e terra, mentre la luce filtra dai rami.

a tutela della salute mentale (e fisica) c'è l'esperienza del "bagno di foresta"

La ricerca scientifica ha studiato il rapporto tra ambienti naturali e salute, mostrando che l’esposizione al verde può contribuire a ridurre stress, ansia e affaticamento mentale. E non parliamo di giardinaggio o di una passeggiata al parco sotto casa. Alcuni studi specifici sullo shinrin-yoku hanno osservato una diminuzione del cortisolo, l’ormone associato allo stress, un abbassamento della pressione sanguigna e un miglioramento dell’umore dopo passeggiate lente dentro a una foresta rispetto ad ambienti urbani, per quanto "verdi".

Uno degli aspetti più interessanti comunque riguarda il sistema immunitario: gli alberi rilasciano nell’aria composti organici volatili chiamati fitoncidi, tra cui diversi terpeni, come alfa-pinene, limonene e beta-pinene. Queste sostanze, prodotte dalle piante per difendersi da insetti, funghi e batteri, vengono inalate durante la permanenza nel bosco e alcune ricerche, in particolare quelle condotte dal medico giapponese Qing Li, hanno collegato l’esposizione ai fitoncidi a un aumento dell’attività delle cellule chiamate Natural Killer, cellule del sistema immunitario coinvolte nella difesa dell’organismo.

Naturalmente il bagno nella foresta non è una cura miracolosa né sostituisce terapie mediche, psicoterapiche o psicologiche. È però una pratica accessibile, almeno per la maggior parte delle persone, e a basso costo. Anche perché la caratteristica centrale del bagno nella foresta non è osservare, né ascoltare, né camminare ma è l’attenzione sensoriale. Non si va nel bosco per fare qualcosa ma per percepire.

la chiave della pratica giapponese è "sentire" la foresta

E questa attenzione a ciò che si percepisce, con qualsiasi senso (tatto, olfatto, odorato, vista - gusto forse meglio di no se non si conoscono le erbe), aiuta a interrompere il flusso continuo dei pensieri per passare gradualmente da uno stato di allerta a uno stato di maggiore calma, sia mentale che fisica. Non è necessario parlare ed è fortemente sconsigliato fotografare o controllare il telefono. Anzi, una delle difficoltà iniziali è proprio abituarsi a non trasformare l’esperienza in una performance o in un contenuto da condividere sui social.

Secondo il biologo Edward Wilson gli esseri umani possiedono una naturale tendenza a cercare connessione con le forme viventi e in questa prospettiva, il benessere provato nei boschi non sarebbe casuale: per gran parte della storia evolutiva, l’essere umano ha vissuto immerso in ambienti naturali. E in una società del tutto innaturale, dominata da velocità, notifiche e produttività, camminare nel verde incontaminato (o quasi) senza meta può essere rigenerante.

Dove fare il bagno nella foresta in Italia

L’Italia offre molti luoghi adatti al bagno di foresta, dalle Alpi alla Sicilia. Alcune aree sono già note per percorsi dedicati al benessere nei boschi mentre altre non sono formalmente specializzate nello shinrin-yoku, ma presentano ambienti ideali per praticarlo con rispetto e attenzione. Tra i luoghi più citati c’è l’Oasi Zegna, in Piemonte, dove si trovano percorsi immersi tra faggete, abeti e larici.

In Trentino, il Parco del Respiro di Fai della Paganella è uno dei riferimenti italiani più conosciuti per il forest bathing. La zona della Paganella, con boschi di faggio, abete rosso e larice, è particolarmente adatta per esperienze guidate. In Veneto merita attenzione la Foresta del Cansiglio, un grande altopiano boscoso tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, famoso per le sue faggete. 

In Friuli-Venezia Giulia, la Foresta di Tarvisio è una delle aree forestali più estese d’Italia: i suoi abeti rossi, il clima alpino e la presenza di sentieri tranquilli la rendono adatta a immersioni lente nella natura. In Toscana c'è il Parco della Maremma che però offre un’esperienza diversa per la vegetazione prevalentemente di macchia mediterranea: pinete, lecci e profumi marini. Sempre in Toscana, le Foreste Casentinesi, tra Toscana ed Emilia-Romagna, rappresentano uno dei luoghi più suggestivi per camminate contemplative tra faggi, abeti bianchi e antichi sentieri monastici.

Nel Lazio e in Abruzzo, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Bosco di Sant’Antonio, vicino a Pescocostanzo, offrono faggete secolari e paesaggi montani particolarmente adatti al silenzio e all’osservazione. In Umbria, i boschi del Monte Subasio e alcune aree intorno a Spoleto e alla Valnerina permettono esperienze di immersione tra lecci, querce e faggete, spesso in contesti meno affollati rispetto alle mete alpine.

fare "forest bathing" tra i paesaggi lavici e il mare

Nel Sud Italia, il Parco Nazionale della Sila, in Calabria, è uno dei luoghi più potenti per il bagno di foresta: pini larici, laghi, radure e aria resinosa creano un ambiente ideale. Sempre in Calabria, il Bosco Archiforo, nell’area delle Serre, offre un’atmosfera fresca, ombrosa e ricca di biodiversità.

In Basilicata e Calabria, il Parco Nazionale del Pollino alterna faggete, pini loricati e vallate silenziose. È adatto soprattutto a chi cerca un contatto più selvatico con la natura, scegliendo però percorsi semplici e sicuri. In Sicilia, la Riserva Naturale del Bosco di Malabotta, sui Monti Peloritani, conserva una delle aree boschive più affascinanti dell’isola, con querce secolari e atmosfere quasi arcaiche. Anche l’Etna, nelle sue zone boscate, non è da meno e può offrire esperienze particolari, dove il verde incontra il paesaggio lavico e la prospettiva sul mare. 

In Puglia, la Foresta Umbra, nel Parco Nazionale del Gargano, è una delle mete più adatte: una grande foresta di faggi, cerri, lecci e aceri, sorprendentemente fresca e ombrosa, ideale per una pratica lenta e sensoriale.