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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Donne nelle arti (marziali): perché amiamo gli sport da combattimento

Una frame del film Million dollar baby
Una frame del film "Million dollar baby"  (facebook)
A livello europeo, oltre che italiano, le donne che praticano le arti marziali sono sempre di più: questione di autodifesa o di cambiamento culturale?
 
di Eugenia Nicolosi

Negli ultimi anni le donne che praticano le arti marziali o in generale gli sport da combattimento hanno fatto passi enormi, non solo iscrivendosi in massa a corsi e palestre ma anche abbattendo barriere culturali e sfidando i tradizionali stereotipi di genere. Quali? Quelli che “fai arti marziali, quindi sei un maschio mancato” o ancora, “perché fai arti marziali, non puoi fare pilates?”. E invece dalla boxe, al kickboxing e fino alla blanda (si fa per dire) difesa personale, le donne oggi competono a livelli altissimi mentre contemporaneamente svolgono un lavoro culturale.

Le arti marziali per l'autodifesa: Noora Dawood Salman insegna alle ragazze irachene come proteggersi ed essere sicure di sé

donne e arti marziali: un amore nuovo

Sempre più donne si appassionano agli sport da combattimento, una tendenza che possiamo vedere anche supportata da dati: i più recenti sono quelli dell'Istituto nazionale francese per la gioventù e l'educazione popolare che registrano come la maggior parte delle persone che praticano arti marziali risultano essere donne (con una percentuale del 62 per cento rispetto al 38 per cento degli uomini). C'è poi la Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate e Arti Marziali) che ha registrato nella sola Lombardia e nel solo 2021, 437 iscrizioni, 701 nel 2022 e 786 l'anno scorso.

Oltre alle MMA, arti marziali miste, le donne competono anche in altri sport da combattimento come la boxe, il kickboxing e il wrestling. Nella boxe, i titoli mondiali sono di Claressa Shields e Katie Taylor o nel wrestling abbiamo star come Adeline Gray e Helen Maroulis che hanno vinto campionati mondiali e medaglie olimpiche.

Possiamo parlare pure con sportive di casa nostra. Come Marlen Cirignaco, nata a Nardò (Puglia) nel 1990, che ha conquistato l’argento nella Coppa del Mondo divenendo 17esima della sua categoria nel ranking mondiale di kickboxing e a gennaio del 2024 si è aggiudicata la medaglia d’oro nella competizione europea Golden Glove Cup.

Marlen Cirignaco
Marlen Cirignaco  (fem)

Marlen cirignaco, campionessa di kickboxing

“Lo sport ha ancora una prospettiva di genere – spiega – nel senso che c'è ancora una differenza di genere percepita negli sport e ovviamente quelli da combattimento non sono considerati femminili anzi, sono visti come una pratica che mina la femminilità delle ragazze”. Infatti quando ha iniziato a praticare kickboxing era l'unica ragazza della palestra. E infatti la strada per la vittoria di Marlen è stata una passeggiata nel bosco dei pregiudizi. Quando aveva tre anni ha detto ai suoi genitori di voler praticare le arti marziali ma i suoi - pensando fosse  già troppo vivace - la iscrivono a danza classica. E così studia danza classica per quindici anni, fino a quando non ne ha compiuti 18 ed è volata a Milano per laurearsi in Relazioni Internazionali. Prima si iscrive a un corso di autodifesa ma presto scopre la kickboxing, quando fa ritorno nella sua Nardò, dove inizia a frequentare la palestra Victorious Fighters Club, intensifica gli allenamenti fino a diventare campionessa. “Sono stata l'unica donna fino a sei mesi fa, poi sono arrivate altre otto giovanissime e ci sono anche delle bimbe”. Da una parte nelle famiglie iniziano a cedere quelle convinzioni rispetto ai ruoli di genere e quindi rispetto alle attività per “maschietti” e “femminucce”. Dall'altra “le ragazze vedono che in tutto il mondo le donne raggiungono alti livelli nelle competizioni e quindi si intrigano”.

Da un punto di vista pratico non è raro che le ragazze si iscrivano a corsi di arti marziali per una questione di sicurezza. E a volerla dire tutta anche Marlen Cirignaco ha pensato di avviarsi agli sport da combattimento in vista di alcuni stage che avrebbe svolto tra nord Africa e Medio Oriente. “Altri stereotipi veicolati rispetto a quei territori mi hanno convinta di dovermi mettere in qualche modo al sicuro, pensavo che in alcune zone le donne vivessero in costante pericolo. Iniziai quindi con un non si sa mai”. Di fatto in Italia però è così.

Marlen Cirignaco
Marlen Cirignaco  (fem)

Arti marziali come strategia di autodifesa

E la campionessa concorda sul tema della sicurezza personale come spinta a iscriversi a corsi di boxe o karate. “Sicuramente qualcuna si è avvicinata per questioni di autodifesa, ma lo stesso corso di difesa personale così come l'agonismo, quando si parla di sport da combattimento, fanno acquisire una grande consapevolezza del proprio corpo e di come si muove nello spazio circostante: ci si sente pronte ad affrontare situazioni di pericolo, si cambia insomma atteggiamento”. E si cambia atteggiamento su molti piani. “Sia a livello sportivo, fisico, che sul piano dell'approccio alla vita: in generale lo sport insegna a cadere e rialzarsi”.
Nel corso della storia, le donne combattenti hanno dovuto affrontare una moltitudine di ostacoli che hanno impedito il loro progresso e il loro successo. Questi ostacoli includono – ancora oggi - una forte disparità retributiva e dei premi, opportunità limitate e una mancanza di riconoscimento rispetto agli sportivi uomini. Per questo la battaglia è anche culturale: invece di soccombere alle limitazioni imposte dalla società, le donne che praticano sport da combattimento utilizzano questi pregiudizi come carburante per spingersi oltre. E oltre.