La salute mentale porta followers: la "anxiety bag" è una borsa anti ansia che spopola su TikTok
La borsa "anti ansia" o anxiety bag è trend sui social: cosa c'è dentro e, soprattutto, serve davvero a qualcosa?
Il concetto di anxiety bag sta spopolando su TikTok, con le creator che si mostrano impegnate a riempire pochette piene di oggetti di cui si avvalgono per calmare i nervi nei momenti di stress: che si tratti di un lavoro importante, di un volo o di una giornata intensa, l'idea è quella di portarsi appresso oggetti anti ansia.
Meditazione serale guidata per ridurre ansia e dormire meglio
Anche se i canali più o meno trendy raccontano che "a differenza di alcune tendenze virali complesse (e a volte costose), questa è facilissima da copiare e adattare alla propria vita!", noi crediamo che sia giusto parlare di ennesimo trend social che romanticizza il concetto di ansia e in generale quello di salute mentale per fini opinabili. Tipo avere molti followers.
cosa c''è dentro una anxiety bag
Ma vediamo cosa dovrebbe esserci dentro una borsa "anti ansia". Secondo il manuale non scritto dei social, ci va tutto ciò che può riportare il corpo al presente quando la testa parte per conto suo: una gomma da masticare, una caramella, qualcosa di aspro da tenere in bocca per interrompere il flusso dei pensieri, un oggetto morbido da stringere, un profumo alla lavanda o agli agrumi, un paio di cuffie per isolarsi dal rumore, magari un taccuino su cui appuntare due frasi quando il panico comincia a fare il suo monologo.
Il principio, almeno sulla carta, non è assurdo. L’ansia spesso accelera il respiro e degenera nel panico e gli oggetti sensoriali servono a fare l’operazione opposta, cioè rallentare. Ma non curano, ok?
Infatti non siamo davanti soltanto a una borsa piena di caramelle e cuffiette e oggetti morbidi da stringere. Siamo davanti all’ennesimo trend social che prende un tema serio come l’ansia, la salute mentale, la fatica di stare al mondo e lo trasforma in contenuto carino e vendibile. Per cui non è tanto portarsi dietro qualcosa che aiuti a calmarsi a essere problematico piuttosto lo è trasformare ancora e ancora il disagio in format. Prima erano i video in cui si piangeva e ora ci sono i Get ready with me in cui le creators aprono la borsa, mostrano il kit, spiegano cosa salva la loro giornata e intanto ecco aumenti di visualizzazioni e relative monetizzazioni.
l'ansia è diventata un contenuto da mettere in borsa e sui social
Questa estetica della fragilità secondo noi ha qualcosa di molto ambiguo. Da una parte normalizza il fatto che molte persone stiano male, e questo può essere utile, ma dall’altra tenta di rendere trendy quel malessere e per trendy intendiamo desiderabile. L’ansia così smette di essere un sintomo da ascoltare e da portare in terapia e diventa la scusa per confezionare un contenuto che nei fatti è "vi faccio vedere quanto sono fighe le cose che metto in borsa".
Tutto è esteticamente molto rassicurante mentre la salute mentale rimane chissà dove, malgestita, dal momento che andare in ansia non è qualcosa che si cura con un accessorio da borsetta. E quello dell'ansia non dovrebbe diventare l’ennesimo linguaggio attraverso cui costruire presenza online. Il rischio è proprio questo: confondere l’autocura (ammesso che ci sia realmente un problema) con l’autopromozione.
un problema gravissimo di ansia diffusa o alcune fingono?
A forza di romanticizzare il disagio finiremo per togliere definitivamente peso alle parole e soprattutto valore al benessere: ansia, panico, burnout, depressione, neurodivergenza sono ormai etichette elastiche e spendibili per agganciare pubblico. Intanto restano sullo sfondo le domande vere, tipo perché così tante persone sentono il bisogno di uscire di casa con un kit anti ansia? Nel senso, siamo davanti a un problema gravissimo di salute pubblica oppure alcune fingono?
E perché invece di chiedere più cure, più accesso alla terapia, più tempo, meno pressione, ci accontentiamo di un video in cui una estranea ci fa vedere cosa mette nella sua borsa? La anxiety bag può anche funzionare, certo: per dieci minuti. A meno che dentro non ci sia il numero di telefono di un, una, terapista.