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Prendere una cotta per un criminale? Accade eccome (ma non è amore)

Epica è la storia del noto serial killer Ted Bundy che ha passato tre quarti della vita in galera a ricevere lettere d'amore da estranee. Ma ci sono anche oggi donne di ogni età che immaginano storie d'amore con criminali, abuser e assassini vari. Si chiama Ibristofilia.
 

Malcolm McDowell è Alex DeLarge in "Arancia Meccanica" di Stanley Kubrick 

Quando Ted Bundy, il famigerato serial killer che violentò e uccise più di 30 donne, fu processato nel 1979, donne da tutto il mondo gli mandarono lettere d'amore. Molte di queste lettere includevano foto di nudo e alcune contenevano anche proposte di matrimonio. E una di loro alla fine riesce pure a sposarselo.

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Durante il processo di Bundy, le donne (chiamate "groupies" come si fa con le fan delle rockstar) si presentavano in aula indossando i capelli con la riga al centro e orecchini a cerchio, perché dai giornali avevano letto che questo stile era tipico delle sue vittime. Alcune di loro si sono addirittura tinte i capelli di castano per somigliare alle donne che il serial killer aveva ucciso. Nel 1980, mentre era ancora sotto processo, Bundy sposò anche una delle sue ammiratrici (poi fu giustiziato nel 1989). Quindi no: non si tratta di una fantasia erotica (che sono tutte legittime), ma di una pratica che atterra nella realtà e per questo nociva.

se è amore non si vede: la cotta per un serial killer

Legioni di donne si lasciano conquistare da criminali protagonisti di cronache, Bundy non è per niente l'unico caso. Il "cannibale di Milwaukee" Jeffrey Dahmer, che ha commesso omicidi osceni e le mutilazioni post mortem altrettanto oscene di 17 giovani uomini e ragazzi che forse ha pure mangiato, ha ricevuto lettere d'amore e regali da donne dopo essere stato imprigionato e, di conseguenza, passato alle cronache. Lo stesso, anzi peggio, si dica di Richard Ramirez, un serial killer, soprannominato "night stalker" (stalker della notte) perché era nelle ore più buie che si appostava fuori dalle finestre delle villette a schiera di El Paso, Texas. Ramirez violentò e torturò oltre 25 vittime e ne uccise almeno altre 13, sposò una delle sue tante ammiratrici nel 1996, mentre era in prigione. 

Richard Ramirez, il Night Stalker 

Capitava la stessa cosa con altri serial killer della realtà, come Charles Manson, ma capita anche con quelli di finzione come i personaggi di thriller e horror. Gli esempi sono molti: Alex di Arancia Meccanica, Michale Langdon (o qualunque personaggio intepretato da Evan Peters) in American Horror Story, e perfino Patrick Bateman di American Psycho, siamo riuscite a erotizzare (vabbè, voi direte, è Christian Bale che lo interpreta). Ma no, la domanda resta: che abbiamo che non va? Perché le donne empatizzano con i criminali, fino a provare amore? 

La psichiatria forense (e un canale Youtube dedicato che si chiama A Psych for Sore Minds) offre alcune spiegazioni sul perché alcune donne sono attratte dagli uomini che commettono i crimini più violenti: dal trauma infantile a una condizione chiamata ibristofilia.

Spiegando a lungo, prima, la complessità dei motivi per cui alcune riescono a innamorarsi dei serial killer si pensa che si possa trattare, a volte, di psicosi. Ma più spesso di traumi: donne che hanno subìto abusi fisici, sessuali e/o emotivi da parte di un partner o dei loro genitori e vogliono inconsciamente oppure lucidamente ripetere questo tipo di ciclo. Queste donne tendono a gravitare verso ciò che è familiare invece che verso ciò che è sicuro ma che non collima con quanto è stato "insegnato" loro sull'amore. Tanto è vero che questo fenomeno si nota nelle vittime di abusi che diventano loro stesse abusanti e, tragicamente, alcune ragazze che hanno assistito alla violenza domestica da bambine scelgono partner violenti quando diventano adulte. In parte perché è radicato in loro vedere la violenza come un modo consueto per risolvere i conflitti.

Christian Bale è Patrick Bateman in "American Psycho" 

sentirsi al sicuro tra le braccia di un killer sanguinario

Ironicamente alcune donne si sentono al sicuro al pensiero di "essere la donna di" un serial killer perché anche se sono violenti, sono dietro le sbarre, permettendo alle donne di mantenere comunque il controllo e dominare effettivamente la relazione, forse per la prima volta in assoluto nelle loro vite.

C'è pure la questione della sindrome della crocerossinain altri casi le donne sentono di poter salvare o trasformare il condannato o l'indagato, considerando l'intera faccenda una sfida. O ancora: un ulteriore aspetto: avendo una relazione con qualcuno che si trova in prigione, viene meno il dover sopportare i problemi quotidiani che attraversano le persone nella maggior parte delle relazioni. Non si devono affrontare cose banali, non c'è il bucato da fare, non si deve cucinare né organizzare niente. 

Ted Bundy 

la ibristofilia o sindrome di bonnie e clyde

L'ultimo elemento è una condizione nota come ibristofilia. Alcune di queste donne si innamorano dei serial killer perché sono sessualmente attratte da personalità in grado di compiere stupri o di uccidere. La ibristofilia è altrimenti nota come sindrome di Bonnie e Clyde. Non è un fenomeno limitato a una particolare classe socio-economica, poiché ha colpito tutti i tipi di donne (è stato documentato anche negli uomini, ma in misura molto minore). Non per nulla secondo una ricerca del 2019 di Civic Science le donne sono le principali consumatrici di contenuti True Crime, nonostante siano la maggioranza delle vittime di reati contro la persona. O forse proprio per questa ragione. Le donne forse sono, siamo, programmate per entrare in empatia con chiunque, anche con i cattivi. Ma va da sé che gran parte del fenomeno è da ricollegare al culto delle celebrità e al fatto che come società percepiamo la fama come qualcosa verso cui tendere. Anche se è la fama di un criminale.