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Quanto vale un tradimento: 10mila euro potrebbero non bastare a rammendare l'orgoglio ferito

donna tradita risarcita in tribunale 

Il tribunale di Treviso ha stabilito che una donna otterrà un risarcimento di 10mila euro dall'ex marito per aver subito un tradimento di cui tutti sapevano tranne lei.
Ma quanto è pericoloso stabilire un prezzario per i sentimenti?

Treviso, primavera 2025: la signora Roberta Zoia ha ottenuto una sentenza di risarcimento di 10mila euro dal Tribunale di Treviso a seguito dei tradimenti subiti dal marito che ha avuto una lunga relazione con una studentessa della scuola di danza gestita da entrambi. La storia non è così lineare come sembra, per fortuna. 

Cose che non vorremmo più sentirci dire in quanto donne single

Roberta non otterrà un risarcimento perché il marito aveva una relazione extraconiugale né perché, nonostante le promesse di lui di interromperla, la relazione è continuata. Il tribunale di Treviso ha stabilito che la donna deve essere risarcita per i sentimenti di umiliazione e disagio dovuti al fatto che molti, nell'ambiente lavorativo, erano a conoscenza del tradimento, riconoscendo quindi che "la diffusione di notizie relative a una relazione extraconiugale in un ambiente ristretto ma rilevante per la vita personale e lavorativa del coniuge tradito possa avere conseguenze negative concrete sulla sua serenità e sulla sua reputazione come persona". Non quindi per il tradimento in sé, non per il dolore sentimentale, ma per il danno concreto alla sua reputazione causato dal fatto che tutti sapessero tranne lei. Che già è problematico perché stabilisce che la vergogna e l'umiliazione ricadono sul tradito, non sul traditore

cosa è un tradimento, quanto vale e perché non è quantificabile

Una volta, chiacchierando del fatto che i tradimenti sono una cosa reale e perché no fisiologia nella vita e soprattutto all'interno delle coppie (più che mai se "tradizionali") mia cugina mi ha detto: "Alcune donne vogliono essere lasciate, altre vogliono essere tradite: io preferisco essere tradita". Il presupposto era, appunto, che è inevitabile e che quindi non resta che scegliere come reagire, sulla base della propria visione del mondo e delle relazioni. La premessa è che se l'accordo è quello della monogamia, chi si invaghisce di qualcun altro dovrebbe essere abbastanza onesto da lasciare il/la partner prima ancora di infrangere quell'accordo.

Ma anche questa è utopia. La maggior parte delle persone vuole tutto: vuole il/la partner e tutto il comodissimo comfort derivante da una relazione stabile e di lunga data, magari con prole, pranzi della domenica e la casetta in ordine ma vuole pure l'adrenalina di una nuova storiella da vivere di nascosto, pensando che tanto prima o poi finirà. Quindi perché "rovinare tutto"? Che è la risposta che normalmente chi tradiscea chi viene tradito quando quest'ultimo vuole - giustamente - interrompere la relazione per mancanza di fiducia. Come se a "rovinare tutto" fosse chi non si fida più e non chi ha creato le circostanze per cui la fiducia viene meno.

Non vogliamo certo essere le ultime romantiche: molte unioni si fondano su accordi di natura economica o sociale. Spesso si sceglie di restare con un/una partner che rompe l'accordo sentimentale perché altrimenti crollerebbe tutto quello che si è costruito, perché il mutuo costa troppo, perché "non so stare sol*" o perché la gente poi che deve dire. E si insabbia, ci si tura il naso e si è felici lo stesso perché, prima o dopo, lui/lei sempre a casa deve tornare

C'è poi questa signora, Roberta, che ha scoperto la relazione segreta del marito e non solo è andata via, ha anche ottenuto 10mila euro di risarcimento dal tribunale di Treviso. Ma attenzione: non è stata risarcita per il tradimento, bensì per il gossip che si è creato attorno a esso. Tutti sul posto di lavoro sapevano della tresca del marito tranne lei (come sempre accade, il/la cornut* è l'ultim* a saperlo). 

tradimento 

roberta, noi ti capiamo ma "la vergogna deve cambiare lato"

In un mondo utopico non esisterebbero tradimenti di nessun tipo ma non è lì che viviamo. E tradimento non significa solo avere una relazione parallela o la scappatella di una notte ma ogni volta che facciamo cattivo uso della fiducia riposta in noi, mentendo o distorcendo una verità. Storie di sesso ma anche di soldi, di tempo libero, di carriera, perfino di salute personale che sono di interesse del o della partner e che non vengono condivise con lui/lei. E infatti tutte le forme di tradimento atterrano sulla persona tradita alla stessa maniera: sentimenti di rabba, incredulità e dolore nel comprendere di essere stati dimenticati, tenuti all'oscuro, raggirati. Peggio, ovvio, se con la complicità di altre persone. Quindi il dolore deriva dal sentirsi lasciati fuori rispetto a faccende che ci riguardano. Nelle relazioni monogame, in cui la monogamia è "alla base dell'accordo" il re dei tradimenti è appunto scoprire una relazione parallela. E chi, a questo mondo, non l'ha sperimentato? Infatti il sogno di trascinare in tribunale il/la partner per un suo tradimento è un sogno collettivo.

Ma la vicenda di Roberta Zoia pone un interrogativo che va ben oltre il singolo caso: è possibile quantificare economicamente il dolore? Si può dare un prezzo alla vergogna, all'umiliazione, all'amore tradito? La risposta più onesta, e meno accomodante, è un sonorissimo "no". Non si possono tradurre i sentimenti in denaro senza snaturarli, senza ridurli a un mero scambio contabile. Non c'è cifra che possa davvero restituire la dignità, ammesso che a perderla sia chi subisce il tradimento e non chi lo compie. E qui ci sarebbe il vero tema della questione: per quale ragione come società facciamo ricadere l'umiliazione su chi subisce la violenza di bugie e tradimenti e non stigmatizziamo chi li agisce?

un listino prezzi del dolore: dal tradimento all'ansia

Ma invece parliamo del problema più urgente: se la sofferenza sentimentale diventa una questione economica, si apre un precedente pericoloso. Perché fermarsi al tradimento? E la delusione? L'ansia? L'amore che finisce? Se si accetta che il dolore d'amore possa essere riparato con un bonifico, allora chiunque abbia sofferto a causa di una relazione potrebbe avanzare richieste simili. Un terreno scivoloso, in cui il tribunale rischia di trasformarsi in una versione istituzionalizzata di un talk show televisivo, dove si cerca di stabilire chi ha sofferto di più e chi merita un risarcimento per ciò che ha provato. O dice di aver provato, per ottenere dei bei soldoni.

Ok: la sentenza di Treviso ha stabilito che non è il tradimento a dover essere risarcito, bensì che il danno alla reputazione causato dalla diffusione della notizia in un ambiente ristretto. Ma anche questo: come si quantifica un danno alla reputazione? Se questa diventa la base per future cause legali, il rischio è che i sentimenti diventino moneta di scambio, che il dolore con le sue infinite sfumature venga quantificato in un listino prezzi. E dare concretezza economica ai sentimenti, quali che siano, significa imporre una razionalità lì dove razionalità non ci può essere: i sentimenti per loro natura sono agli antipodi della ragione. Facciamo attenzione a non chiudere in un misero quadratino di leggi qualcosa che nasce libero.

Poi c'è il paradosso finale: la signora Zoia ha cercato giustizia per la vergogna di essere stata tradita in un contesto in cui tutti sapevano tranne lei. Ora, con questa battaglia, ha scelto di rendere la sua storia un caso pubblico, esponendo il suo dolore al dibattito collettivo. Se il problema era la vergogna, è difficile non notare che ora quella stessa vergogna è amplificata, conosciuta non solo nell'ambiente ristretto della scuola di danza, ma in tutto il Paese e forse anche oltre. Ma vabbè.