Donne che fanno il primo passo: perché è ancora tabù?
Chi deve fare il primo passo? E perché, se a farlo è una donna, viene ancora considerato un tabù? Leggi l’articolo per saperne di più.
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Ho digitato il quesito su google e uno dei primi risultati della ricerca arriva dal forum “Quora”. Tra i vari risultati mi ha colpito una domanda, con annesse risposte a cascata: “Chi dovrebbe fare il primo passo?”.
Le risposte, non solo in questo flusso, ma in tutti quelli presenti sul sito, si dividono essenzialmente in due categorie: chi dice che dev’essere l’uomo (Sabrina, ad esempio, scrive: “Alla faccia dell’emancipazione: l'uomo”) e chi sostiene che sia indifferente (Fabio, ad esempio, scrive: “Chi ha voglia di farlo”).
Da dove deriva il tabù?
Nelle risposte alla domanda su QUORA di cui sopra Selina scrive: “Per me risulta naturale che lo faccia lui, sono stata educata così”.
E in effetti è proprio così. Basti pensare alla letteratura e alla cinematografia. Una principessa che aspetta un principe, ferma, nel suo castello. Un racconto romanzato di una persona che caccia, un uomo, e di una persona che viene cacciata, una donna. Quindi, da una parte vi è una persona che, sulla base di questa narrativa, fonda la propria forza (e virilità) sulla base del primo passo e della propria capacità di “andarsi a prendere la principessa” e dall’altra abbiamo una principessa che ha il dovere di aspettare il principe. Sia mai che salga in sella al suo cavallo e vada a suonare al palazzo del principe. Sai che invadenza?
Perché, in effetti, il punto è proprio questo. Ciò che le donne riportano è che temono di risultare invadenti nel compiere la prima mossa. Temono che l’uomo possa vedersi spodestato dal ruolo di principe. Di essere viste come troppo forti e indipendenti e, quindi, meno “prede” da cacciare.
Ci sarebbe un’inversione di ruoli e il timore è di creare uno stravolgimento che crea scompiglio.
Perché si teme l’inversione di ruoli?
In realtà più che inversione di ruoli parlerei di pareggiamento. La storia della principessa che aspetta nel castello offre una visione estremamente passiva della donna. Una donna che non deve far altro che aspettare l’azione di un altro. Il pareggiamento, invece, porterebbe a una visione più attiva di chi desidera, in quel momento, compiere una mossa. A prescindere dal genere. Nei vari forum molte ragazze chiedono come l’uomo veda l’iniziativa da parte loro. Temono, come scrivevo prima, che possano risultare invadenti e che l’uomo possa ritrarsi. Tuttavia, non è sempre così. Anzi. Riporto qualche risposta (proveniente sempre da QUORA in seguito alla domanda: “Agli uomini piace quando una donna fa la prima mossa?”):
-Anonimo scrive: “Una cosa incredibile e degna di ammirazione. Personalmente mi è capitato, ma rare volte. È una cosa rara che mostra molti lati positivi: emancipazione femminile, rispetto e maturità.”
-Nicola scrive: “Da uomo posso dire di sì, personalmente, anche perché penso sia più corretto. Se da una delle due parti c'è la volontà di conoscere quella persona è giusto che sia quella parte a muoversi.”
Le risposte non sono solo positive, chiaramente. Anche perché il tabù è ancora presente allo stato attuale. Un altro utente, infatti, scrive: “I’uomo preferisce sempre farsi avanti, se si fa avanti la donna si sente meno uomo.”.
Genere e iniziativa
Nel corso dei secoli, l’uomo è stato investito di un insieme di responsabilità che lo avrebbero reso “più uomo” e virile. Nel bellissimo saggio “Uomini duri” di Maria Giuseppina Pacilli, del quale consiglio la lettura, viene condotta un’interessante disamina di ciò che concerne la mascolinità tossica. Gli uomini, da sempre, sono chiamati a rispondere ad alcune aspettative socialmente determinate, riguardanti il loro comportamento. Un uomo che piange, ad esempio, è un uomo meno virile e meno forte. Un uomo che viene “cacciato”, inoltre, è un uomo che non ha saputo conquistare la sua preda. (Scrivere queste righe mi fa salire un brivido lungo la schiena). Le aspettative legate all’iniziativa, quindi, ingabbiano le persone sia del genere maschile che del genere femminile. Uscire da questo tabù e da questi stereotipi non aiuta solo le donne, ma aiuta anche gli uomini. E li libera.
Chi deve fare la prima mossa quindi?
L’ideale è agire sulla base dei propri desideri. Come ha scritto Fabio, infatti, fa la prima mossa “chi ha voglia di farlo”. Le relazioni non devono avere regole, né tantomeno tabù culturali. Se si prova attrazione per qualcuno, si desidera inviare un messaggio o invitarlo a cena, lo si può chiedere. Che tu sia uomo, donna, persona non binaria, o in qualsiasi genere ti identifichi. Ti immagini se entrambi state aspettate che sia l’altro a fare il primo passo? Vi aspettereste all’infinito. (Chiaramente, però, non dimenticare che l’altra persona può dire di no. È un suo diritto.)
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