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Dovremmo organizzare pigiama party con amici e amiche (anche se abbiamo superato i trent'anni)?

Un pigiama party può diventare una scelta di cura relazionale: poche persone, molto tempo, zero distrazioni.
Un investimento emotivo ad altissimo rendimento, soprattutto se si è adulti.

Quando si parla di pigiama party è inevitabile pensare all'infanzia e all'adolescenza. I ricordi di tutti e tutte si somigliano: le chiacchiere fino a tardissimo (si sforava regolarmente l'orario del sonno imposto dai genitori), le risate soffocate per non farsi sentire e il senso di confidenza. 

Tutti i libri (più famosi) che fingiamo di aver letto

Crescendo quella magia svanisce da qualche parte: si può far tardi fuori casa, anzi si abita proprio da sole, da soli, e non occorre fare pigiama party per trascorrere le nottate a chiacchierare con gli amici e le amiche.

Ma se ci pensiamo, la cosa che più piaceva dei pigiama party ai bambini e alle bambine era il suo essere un’esperienza fuori dall’ordinario. Dormire in un’altra casa, con amici e amiche con cui normalmente non si dorme, rompe la routine. Questo piccolo spostamento era l'avventura.

Ora che siamo "grandi", come sarebbe dormire insieme ad amici e amiche, a casa loro e in circostanze normali, non in viaggio? Come sarebbe un pigiama party? Crescendo non perdiamo certamente il bisogno di connessioni intime con la cerchia amicale né di tempo di qualità, senza estranei, senza notifiche e nella comodità di tute e pigiamoni.  

Pigiama party: una forma di socialità a zero performatività

Lì dove passare il tempo con gli amici e le amiche significa inevitabilmente fare qualcosa e anche quando si sta insieme in casa si finisce per guardare l'orologio o controllare le notifiche, l'orario notturno del pigiama party si presterebbe a farci uscire dal tunnel della performance. Di notte infatti non si deve dimostrare niente, non si sta rubando tempo a un’altra attività, non c’è un dopo da programmare, non c’è l’ansia di dover rientrare in un’agenda già piena. La notte sospende le gerarchie della giornata: il lavoro è finito, le mail possono aspettare, il mondo esterno sparisce.

E in questo silenzio diventiamo più veri e vere infatti è anche per questo che le conversazioni notturne sono diverse. Si parla più lentamente, si ascolta di più e si racconta di più. 

Il pigiama party crea uno spazio in cui l’amicizia non è prestazione una presenza. Da adolescenti questo succedeva in modo naturale, crescendo abbiamo disimparato a connetterci e imparato a riempire ogni momento di contenuto. Abbiamo insomma interiorizzato l’idea che stare con gli altri debba essere in qualche modo "attivo", quando non memorabile. Il pigiama party, proprio perché inutile in senso pratico, rimette in discussione questa logica. Non produce nulla, non si deve andare da nessuna parte o vedere nessuno. E per questo, forse, rafforza i legami.

dormire insieme non perché si deve ma perché si vuole

Forse la magia dei pigiama party si perde perché impariamo a trattare il tempo come una risorsa da ottimizzare e non come uno spazio da abitare. E quando il tempo diventa solo qualcosa da gestire, l’idea di passarne molto insieme, senza uno scopo preciso, inizia a sembrare superflua o persino scomoda.

Recuperare, anche da adulti e adulte, un po’ di quella dimensione notturna, giocosa e informale non significa tornare indietro ma riconoscere che certi bisogni non cambiano con l’età. Cambia solo il modo in cui scegliamo di ascoltarli. Pensiamoci: si mangia qualcosa di semplice, si guarda un film, si parla, si ride, ci si addormenta. Tutto qui. Ed è proprio questa semplicità a renderlo magico. Non serve fare nulla di speciale: la vicinanza nasce dallo stare insieme, non dall’attività in sé.

Non è un caso che molte persone dicano di sentirsi più vicine a chi ha condiviso con loro momenti ordinari, domestici, non eventi memorabili: dormire nella stessa casa, fare colazione insieme, vedersi appena svegli crea una familiarità che difficilmente nasce in un bar affollato. E per chi se lo chiede: no, non è una cosa infantile né imbarazzante. Semmai è una risposta concreta a un problema molto comune: la mancanza di tempo e di spazio per le relazioni.