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Musicoterapia: cos'è e quali sono i suoi benefici

Cosa significa musicoterapia e in cosa consiste? Ecco caratteristiche e benefici della terapia che sfrutta il linguaggio musicale non verbale!

Oltre ad essere piacevole all'udito, la musica gode di straordinari effetti benefici dal punto di vista psicologico, rappresentando un'arte, e un mezzo di espressione al tempo stesso, in grado di influenzare gli stati d'animo delle persone, rilassare, emozionare e conferire energia. Insomma, in poche parole i suoni, le melodie e, in generale, il linguaggio non verbale hanno un potenziale infinito che può essere sfruttato anche per scopi terapeutici, non solo per finalità edonistiche e di puro intrattenimento.

La musicaterapia nasce proprio da questa premessa e viene considerata una disciplina basata sull'uso della musica come strumento educativo e riabilitativo, un vero e proprio approccio terapeutico riabilitativo, coadiuvante e complementare in casi di particolari patologie di vario spettro, sebbene non sia riconosciuta dalla medicina ufficiale.

La sua essenza - una comunicazione non verbale - consente l'instaurazione di un rapporto intenso e profondo tra paziente e terapista, permenttendo al primo di esprimere con un linguaggio fisico, sentimenti ed emozioni che spesso restano intrappolate e faticano a trovare una voce, necessariamente mediata attraverso il canale logico e razionale. Consente quindi di consolidare la relazione e condurla ad un livello più profondo che arriva fin nei meandri della vita più intima, il tutto grazie al potere immateriale del suono e delle sue molteplici e suggestive evocazioni, che variano da persona a persona.

Del resto, non è un segreto che liberare emozioni aiuti non poco la persona e il suo benessere fisico e psicologico. Pensate banalmente al potere liberatorio del pianto, un vero toccasana non solo per la nostra psiche ma anche per il corpo...

Chi piange è più forte!

Che cos'è nello specifico la terapia della musica?

La music therapy, come anticipato, attraverso l'utilizzo degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) si prefissa di stimolare le diverse aree cerebrali per favorire e soddisfare le necessità fisiche, emozionali, cognitive e sociali dell'inidividuo e migliorarne la qualità della vita, la relazione con se stesso e la dimensione sociale e interpersonale.

La musicoterapia, che si dintingue in attiva e recettiva, agisce su diverse sfere, tra cui la comunicazione, la motricità, la relazione, l’apprendimento, l'espressione, questo grazie al linguaggio sonoro musicale e ai suoi stimoli non verbali, in grado di sollecitare risposte efficaci e spontanee, frutto di una relazione all'interno della quale devono riconoscersi e connettersi entrambe le parti, dando origine a un incontro di conoscenza di sé e dell'altro.

  • Musicoterapia attiva: corrisponde all'azione attiva del suonare. L'interazione tra paziente e musicoterapeuta ha il suo focus nella produzione diretta di suoni tramite l'uso della la voce, di strumenti musicali o di semplici oggetti;
  • Musicoterapica recettiva: si fonda invece sull'ascolto di suoni e brani musicali. Non si tratta però di un'attività propriamente passiva, in quanto questo secondo tipo stimola una serie di azioni mirate, tra cui percezione e immaginazione attraverso l'elaborazione delle varie melodie e dei suoni proposti.

La scelta dell'una o altra tipologia dipende fortemente dalle caratteristiche del paziente, pertanto risulta fondamentale che il terapista entri in contatto con lui e le sue più intime peculiarità. Ovviamente, spesso il percorso media entrambe le discipline e gli approcci.

Come avviene il processo?

L'approccio terapeutico si basa sull'intento di risvegliare l'ISO, ossia l'identità sonora tramite varie manifestazioni musicali. Proprio come accade con profumi, sapori, eventi e persone, che sono in grado di suscitare ricordi, pensieri e sensazioni, anche la musica può svolgere un ruolo centrare nella stimolazione di una risposta sensitiva, emotiva e cognitiva a volte più efficace dei classici percorsi di tipo logico-razionale.

All'interno della relazione terapeutica sono in realtà due le identità sonore che si mettono in gioco, quella del paziente - senza dubbio - ma anche quella del musicoterapeuta, che, prima ancora, deve iniziare il "dialogo" attraverso suoni e linguaggi musicali, portando al disvelamento dell'ISO del suo interlocutore, che fungerà quindi come strumento iniziale da cui prenderanno corpo tante e varie sensazioni come farfalle libere verso il cielo, con effetti benefici sullo stato emotivo, mentale e cognitivo dell'individuo.

È stato dimostrato ad esempio, che l'ascolto delle melodie di Mozart può avere un influsso positivo sulle prestazioni mentali (effetto Mozart); in generale trovare le chiavi sonore giuste per il paziente (che siano brani musicali, suoni, melodie, voci o rumori) può favorire il dipanarsi di una maggiore capacità espressiva, sensoriale, di relazione ed elaborazione.

I benefici della musicoterapia

Fin dal passato, si è riconosciuto il valore fondamentale della musica per un benessere interiore e fisico, identificato soprattutto nella capacità di rilassamento e allontanamento di stati di tensione o agitazione, e, ancora oggi, sebbene la musicoterapia non sia riconosciuta come medicina effettiva, ne viene raccomandato l'utilizzo in alcune situazioni patologiche e parafisiologiche per migliorare la condizione fisica, alleviare una sintomatologia complessa e varia, lenire i disturbi e regalare un maggiore stato di calma e benessere.

​Diversi studi e ricerche hanno dimostrato in più tempi che la musica ha il potere di intervenire sul cervello e sulle attività dei neuroni, che vengono stimolati e spinti alla produzione di betaendorfine, gli ormoni del buonumore in grado di fungere come analgesici naturali. In particolare, dal punto di vista cerebrale la musica favorirebbe concentrazione e capacità di calcolo.

Ma non solo, suoni e melodie possono essere un toccasana anche per la pressione del sangue, la circolazione, la respirazione e la digestione. La musicoterapia risulta inoltre particolarmente utile per trattare casi di insonnia, ansia e depressione, oltre che per alleviare il dolore nei malati terminali e stimolare disabili o persone con patologie o traumi importanti.

Trattamento coadiuvante per alcuni disturbi

Ci sono poi alcune patologie specifiche che possono risentire positivamente dell'effetto della terapia della musica. Tra questi citiamo dislessia, autismo, psicosi, patologie psichiche o Alzheimer.
Non deve stupirvi poi, il fatto che rappresenta un trattamento riabilitativo anche per chi soffre di disabilità motorie o di disturbi dell'alimentazione.

Utile anche in gravidanza

La music therapy può essere un perfetto aiuto anche durante il periodo della gravidanza per favorire lo sviluppo fisico e mentale del feto e rilassare la futura mamma.

L'udito del nascituro inizia svilupparsi intorno alla 27° settimana di gravidanza, pertanto a partire da quel momento può essere utile far ascoltare della musica al feto, meglio se classica: ad esempio le sonate di Chopin e Mozart sono ideali perché basate su una sequenza musicale semplice, lineare e stimolante. In generale, è bene optare per brani musicali dal ritmo dolce e delicato, evitando quelli troppo aggressivi o concitati che potrebbero portare ad agitazione.
La musica risulta in questo caso un tramite prezioso tra la mamma e il bambino, una sorta di primo canale di comunicazione, anche se, va ricordato, è la voce della mamma lo strumento migliore per stabilire connessione tra i due.

Risulta poi un aiuto concreto per i bimbi nati prematuri o nei primi mesi del neonato.

Musicoterapia e bambini

Anche nei bambini la musica può avere una rilevanza da non sottovalutare, specie se presentano difficoltà comportamentali o problematiche psicologiche. Ad esempio, può fungere da calmante, stimolare la creatività, migliorare le capacità di relazione, svolgendo anche un ruolo sociale importante di aggregazione e coesione.

È poi molto utile nei casi di dislessia o autismo, fornendo un nuovo linguaggio dalle mille potenzialità in grado di stimolare sfere cognitive ed emotive che l'approccio razionale-logico potrebbe non riuscire a smuovere.

In generale la musica rappresenta un mezzo espressivo di grande efficacia per i più piccoli, ma anche per i bambini di età maggiore, fino all'adolescenza. Il conservatorio e lo studio di uno strumento musicale non possono che portare a un arricchimento della vita interiore, sociale ed emotiva del ragazzino, aiutandolo a coltivare una passione che lo accompagnerà nel corso della sua esistenza ma anche a stimolare una parte più creativa e logica al tempo stesso. Lo studio della musica è infatti una disciplina che richiede impegno, costanza e rigore, consentendo ai più giovani di imparare sin da subito l'importanza del metodo e del lavoro per il raggiungimento di successi e soddisfazioni in ogni ambito della vita. Ecco perché questa disciplina dovrebbe essere inserita in ogni scuola per incentivare lo sviluppo di una predisposizione al linguaggio sonoro e musicale e iniziare così la nuove generazioni ad una sensibilità e un approccio carico di potenzialità e benefici su più ambiti.