Le vacanze di Natale post divorzio (con figli): sono ancora una scommessa emotiva?
Organizzare il Natale (e il Capodanno) dopo il divorzio: bambine e bambini sono ancora oggetto del contendere?
Possiamo fare di meglio.
Tra memorie, eventi e tempo in famiglia, per molte persone le feste di Natale sono ancora uno dei momenti più intensi dell’anno da un punto di vista emotivo. Anche per le coppie separate o divorziate con figli, che devono imparare a riorganizzarsi (logisticamente e psicologicamente) perché questo periodo non si trasformi in una sfida in cui i desideri di uno si schiantano contro quelli dell'altra e viceversa. Soprattutto perché a soffrirne non siano i bambini e le bambine.
Quanto costa divorziare?
le vacanze post divorzio dei genitori, la prassi ragionata
Ma partiamo dai numeri. In Italia, il numero di separazioni e divorzi negli ultimi anni è stabile. Dal censimento del 2021 risultano separati (di fatto o legalmente) o divorziati circa la metà dei genitori per un totale di un milione e 759.628 genitori "single". Dopo un calo dovuto alla pandemia del 2020, infatti, nel 2021 le separazioni sono state quasi 98mila e i divorzi 83.192, tornando abbondantemente ai livelli prepandemici.
E quando una coppia si separa, è il calendario delle feste (come delle vacanze estive) a diventare uno degli argomenti di discussione. Però sappiamo che la prassi è dividere il periodo natalizio in due fasi: dal 23 al 30 dicembre circa con un genitore, dal 31 dicembre al 6 gennaio con l’altro. Una divisione che è diventata appunto prassi perché riduce la necessità di spostamenti a metà pasto durante il giorno stesso delle celebrazioni (per esempio dividendo il tempo della cena della Vigilia o del pranzo del giorno di Natale), diminuendo lo stress per tutti, figli compresi. Questa alternanza, che spesso viene ribaltata di anno in anno per consentire ai genitori di trascorrere una volta il Natale e una volta la vigilia del Capodanno con i bambini, consente a tutti e due e soprattutto agli stessi bambini di vivere le celebrazioni con entrambi i lati della "loro" famiglia che è composta dalla cerchia degli affetti legati a entrambi i genitori, che siano nonni e nonne o amici e amiche.
Stabilire delle regole calendario alla mano per dividere le vacanze di Natale in modo equo in teoria garantisce un minimo di equilibrio e di parità tra i genitori ma anche un senso di routine e quindi di stabilità per bambini e bambine. I piccoli infatti sono molto più elastici di quanto pensiamo, tuttavia offrire loro una struttura chiara e prevedibile dopo un evento trasformativo come lo sono la separazione o il divorzio, li aiuta a organizzarsi mentalmente, a guardare al futuro con serenità e quindi a crearsi una stabilità nell'elasticità. Non meno importante: stabilire in anticipo dove saranno i figli nei giorni di festa è l'unico modo per evitare discussioni e litigi.
nel bene e nel male, le madri hanno il carico maggiore?
Come sappiamo tutte e tutti, esiste un tema di stereotipi di genere che storicamente ha influenzato il sistema giudiziario e culturale nelle decisioni circa l'affidamento dei figli, spesso privilegiando la figura materna. Questo fenomeno, pur essendo molto meno marcato oggi rispetto al passato, è ancora motivo di discussione perché "se tutto l'anno vive con la mamma, perché dobbiamo dividere anche le Vacanze di Natale?".
Storicamente, la "madre" è stata considerata la figura primaria nella cura dei figli, in particolare dei bambini più piccoli, in virtù di un supposto potere "biologico" e della romanticizzazione della maternità come "vera fonte di realizzazione" per ogni donna. La società ha quindi immaginato, anzi, ha deciso, che "i bambini stanno meglio con la madre". D'altro canto esistono anche stereotipi sul ruolo paterno: il "padre" è stato tradizionalmente visto come il "capofamiglia" e il principale responsabile del sostentamento economico, non della cura e della crescita emotiva dei bambini e delle bambine.
In ragione di questi stereotipi di genere, i tribunali e così gli accordi tra genitori, hanno tendezialmente favorito le madri: nel senso che l'affidamento esclusivo è quasi sempre stato dato alla madre, specialmente quando i figli erano piccoli, basandosi sul principio del "miglior interesse del minore" che appunto, secondo una cultura distorta, "sta meglio con la mamma".
Naturalmente sono state smentite tutte queste convinzioni fantabiologiche e le cose sono cambiate, in meglio, ovvio. Però occorre precisare che anche quando è un genitore a trascorrere tutto l'anno con i bambini e le bambine, non significa che non abbia il diritto di godere dell'atmosfera e delle celebrazioni tipiche delle vacanze di Natale insieme a loro.
Le vacanze di Natale non sono giorni come tutti gli altri
Le feste di Natale sono un periodo dell'anno emotivamente provante e non solo perché si chiuderà presto l'anno e occorre fare bilanci. Molte persone amano il Natale per l'atmosfera magica, per i regali, le decorazioni, perché si vedono più spesso le persone care o perché custodiscono delle memorie speciali, dei ricordi dei Natali precedenti. Chi tra loro è genitore non potrebbe mai privarsi volentieri di trascorrere questi giorni insieme ai propri figli ed è giusto che entrambi i genitori abbiano l'opportunità di farlo, indipendentemente da dove i bambini siano il resto dell'anno. A garantire questa opportunità ci deve essere allora l'altro genitore: l'amore può finire ma l'empatia e il rispetto no. Allora le vacanze di Natale si dividono in modo equo a prescindere dalla routine quotidiana.
Una separazione o un divorzio sono eventi che comportano inevitabilmente dei cambiamenti dei modi in cui si festeggiano Natale e Capodanno: vivere bene questi cambiamenti è anche un’opportunità per dare ai bambini e alle bambine il buon esempio praticando la collaborazione e il rispetto reciproci.