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La Golden Era dell'age gap nelle relazioni: quando lei è più grande di lui (per ora, nei film)

Quando è lei a essere più grande: nelle relazioni (almeno in quelle etero) il tema dell'age gap è sempre stato accusato e sbilanciato; i media collaborano alla diffusione di stereotipi, ecco perché è interessante notare come dal Cinema stiano partendo nuove suggestioni

Negli ultimi anni abbiamo visto al cinema, ma anche sulle piattaforme, una rinnovata modalità di raccontare le relazioni anzi, è proprio una nuova dinamica relazionale a essere raccontata, quindi sdoganata: quella in cui una donna più grande intrattiene una relazione sentimentale o sessuale con un uomo più giovane.

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Da storie d'amore profonde (pensiamo alla serie Inganno, con Monica Guerritore) a trame più leggere e ironiche, le relazioni con l'age gap a ruoli invertiti stanno diventando un trend nelle narrazioni cinematografiche e, speriamo, collaborino all'abbattimento di tabù e stereotipi anche nel mondo reale.

L'ascesa della donna matura sul grande schermo

Tradizionalmente, e ne abbiamo parlato, lo showbusiness manda in esilio le donne che superano una certa età. Nella migliore delle ipotesi le confinano a ruoli secondari o stereotipatamente "nonneschi", mentre gli uomini fino a che campano sono ben adatti a interpretare bankers, imprenditori e perfino killer e siccome la componente emotiva eteronormativa ci deve sempre essere, hanno regolarmente amanti giovanissime. E proprio rispetto alle relazioni, il cinema ha spesso ritratto relazioni tra uomini anche molto grandi e donne molto più giovani, una dinamica che rifletteva norme sociali e logiche di potere applicate all'attrazione.

Ma oggi, sempre più storie che pongono al centro donne mature stanno guadagnando spazio, offrendo una prospettiva diversa e più ricca. Tutto è iniziato con Il Laureato. Questo classico del 1967 vede una relazione tra un giovane appena laureato, interpretato da Dustin Hoffman, e una donna più matura, la signora Robinson, interpretata da Anne Bancroft. Ma lo stigma era ancora pervasivo anzi, la trama ruota proprio attorno all'errore di quella relazione. Poi c'è stato il 1971, con il film Harold e Maude che ha letteralmente shoccato le platee per il rapporto romantico tra i due protagonisti. Ma si deve essere bloccato qualcosa perché la questione dell'age gap in "favore" delle donne non è stata praticamente mai più sollevata seriamente.

Oggi invece film come Il piacere è tutto mio (2022) con Emma Thompson dimostrano quanto queste narrazioni possano essere potenti e rivoluzionarie. Thompson interpreta infatti Nancy, una donna di mezza età che, dopo una vita di repressione sessuale, assume un gigolò più giovane, esplorando la propria sessualità con una delicatezza e un umorismo particolarmente gradevoli, oltre che realistici.

Anche Licorice Pizza (2021) di Paul Thomas Anderson gioca con questa dinamica, ritraendo un legame affettuoso - ma molto complesso - tra una ventenne e un adolescente in cerca di affermazione. Pur con toni diversi, questi film sfidano il pubblico a ripensare agli standard in fatto di amore e desiderio sessuale, spedendoli con ironia ma anche forzamente, oltre le convenzioni tradizionali.

La realtà che ispira il cinema o viceversa?

Il cambiamento sul grande schermo riflette una trasformazione sociale evidentemente in corso. Le donne di oggi sono finalmente autonome e libere di vivere relazioni che un tempo sarebbero state fortemente giudicate e che probabilmente in alcuni contesti vengono ancora viste come inopportune. Questa maggiore accettazione però si traduce intanto in storie cinematografiche che rompono i cliché, portando sullo schermo relazioni autentiche e complesse e in secondo luogo, proprio perché rompono i clichè, aprono finestre di opportunità alle spettatrici e agli spettatori regalando altre prospetive, prospettive meno ipocrite e perbeniste.

Per esempio, in Call Me by Your Name (2017), anche se la relazione è omosessuale, l'età e l'esperienza di Oliver rispetto al giovane Elio aggiungono un livello di profondità che arricchisce il racconto.

Ma tornando al "nostro tema", la narrazione delle relazioni con age gap funziona perché scardina il conformismo e genera curiosità. Altre commedie negli ultimi anni hanno esplorato il tema con cifre differenti e ovviamente, risvolti e "spiriti" diversi: Prime, nel 2005, con Uma Thurman e Bryan Greenberg o ancora 2 Young 4 Me - Un fidanzato per mamma (I Could Never Be Your Woman) del 2007 con protagonisti Michelle Pfeiffer e Paul Rudd. Si tratta di storie che permettono al cinema di esplorare temi universali come l'amore, il sesso, il potere, l'insicurezza e la crescita personale attraverso il racconto dell'age gap e, proprio grazie alla differenza di età, si possono toccare questioni generazionali, culturali e sociali.

Cosa significa desiderare qualcuno che vive una fase della vita diversa dalla propria? Come si negoziano aspettative e bisogni in queste relazioni? E soprattutto: a chi importa davvero cosa pensa la gente, sempre se la gente pensa qualcosa?

la sfida dell'age gap resta sul piano sociale (speriamo per poco)

Questi film mettono in discussione non solo l'amore e il sesso, ma anche il modo in cui la società pensa all'età e alla sessualità. Il cinema si è evoluto per abbracciare queste storie con una sensibilità maggiore, trattandole non come una curiosità o un tabù, ma come un'espressione legittima di connessione umana. Ok, nonostante il successo di alcune pellicole, il rischio di cadere in stereotipi è sempre presente. Le donne mature possono essere ritratte come predatrici o come individui disperati in cerca di conferme, mentre gli uomini più giovani possono essere ridotti a figure ingenue o interessatissimi approfittatori. La sfida per il cinema è resistere e trattare queste relazioni con la complessità e l’umanità che meritano. Prima o poi lo farà anche la società, speriamo.