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I narcisisti hanno sbloccato un nuovo livello: normalizzare le "relazioni di riserva"

Le relazioni di riserva o "backburner relationship" sono sempre esistite, ma normalizzarle è l'ennesimo metodo dei narcisisti manipolatori per evitare di entrare in contatto con la loro emotività

La relazione di riserva, o in inglese "backburner relationship", è quando si mentiene il contatto con qualcuno a cui non si è romanticamente interessate o interessati, mentre nel frattempo si frequenta qualcun altro in modo esclusivo e ufficiale o più raramente mentre si lavora su altri fronti (carriera). È in sostanza conservarsi un'opzione, mettere "in riserva" una persona nel caso in cui la relazione principale non funzioni. Chiamarla "becero egoismo" è brutto, ma è esattamente quello che è.  

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Giocatori principali e giocatori di riserva, però in una relazione

La persona che viene messa in riserva, che viene confinata cioè a un ruolo di secondo piano, è quella che praticamente non è al centro dell'interesse di chi lo fa. Avere una persona di riserva è un meccanismo di difesa se nel frattempo si vive una relazione ma può succedere anche se in quel preciso momento non si vuole una relazione. In entrambi i casi, si ritiene opportuno continuare a intrattenere rapporti di natura romantica o comunque non esplicitamente ed evidentemente amichevole con qualcuno che resta lì, in panchina. 

Quando qualcuno trasforma qualcun altro in "back burner" (vedremo a breve che significa), è come se gli / le se dicesse che per quanto sia gradevole e interessante non è così gradevole, così interessante da diventare giocatore - o giocatrice - in campo. Nel frattempo ci si tiene aperte le opzioni, si conoscono nuove persone e si avviano altre relazioni con altre persone mantenendo quel rapporto in uno spazio di ambiguità. Ambiguità chiaramente funzionale affinché la riserva non intrecci a sua volta altre relazioni. Insomma deve rimanere lì a disposizione. Come? Con piccoli accenni di romanticismo, piccole attenzioni, briciole che non portano da nessuna parte ma tengono viva la speranza.

Perché si chiamano "backburner relationship", e quanto sono diffuse?

Intanto "back burner" è letteralmente il bruciatore posteriore, bruciatore del retro. Ed è un'espressione idiomatica che ha origine in cucina: è il fornello piccolo e più lontano, quello sul quale si posiziona la pentola per farla sobbollire mentre sul fuoco grande, quello principale, ci si dedica a qualcosa di più urgente. Nel contesto delle relazioni si usa questo termine per descrivere quando qualcuno non è il focus principale o la priorità. Potrebbe pure essere spiegato come qualcuno che viene messo in stand-by mentre si esplorano altre vie, o mentre ci si concentra su altri aspetti della propria vita che hanno la precedenza. Ma che impatto ha sulle relazioni? E sulle persone?

Un team di ricerca in psicologia formato da tre studiosi Jayson Dibble, Narissra Punyanunt-Carter e Michelle Drouin ha affrontato la questione delle relazioni di riserva avviando uno studio.

Lo studio degli psicologi sulle backburner relationship

I partecipanti erano sia single, che in una relazione non impegnata e in una relazione impegnata e tutti hanno una "riserva". È stato poi chiesto loro di identificare la persona che hanno messo in riserva tra le liste dei loro contatti (sul social che preferivano) e di indicare con quante persone erano rimasti in contatto allo scopo di volersi (forse, un giorno) legare romanticamente o sessualmente.

Ai partecipanti è stato poi chiesto di pensare al loro backburner più importante e se impiegavano strategie di mantenimento per non fare allontanare questa persona.

I ricercatori hanno scoperto che la messaggistica di testo è di gran lunga il metodo preferito per tenersi in contatto (il classico messaggio notturno e inviato di nascosto), seguito dai vari canali dei social. Mail e telefonate invece vengono usati raramente. Per quanto riguarda il tipo di strategia di mantenimento della relazione utilizzata con queste relazioni secondarie, metà di chi aveva relazioni principali ha dichiarato di aver utilizzato "l'apertura": coindividere informazioni intime, come paure, confessioni o sogni, a scopo strategico.

Le persone impegnate in relazioni hanno dei sempre delle riserve? Da quanto emerge dallo studio non tutte, però moltissime le coltivano, ovviamente di nascosto, perché "se qualcosa va male con il partner ufficiale fa comodo avere la riserva". Nel complesso, i ricercatori hanno scoperto che circa il 73 per cento dei partecipanti lo fa o lo ha fatto.

"Jessico calcetto" e "Riccarda estetista"

In termini di differenze di genere dallo studio emerge che generalmente le donne sono più aperte e sincere rispetto agli uomini, quando coltivano relazioni di riserva: nel senso che più o meno lo dicono, mettono al corrente la "terza persona" della sua condizione di riserva. Invece gli uomini utilizzano delle forme di rassicurazione come strategia di mantenimento, "ci siamo praticamente lasciati", oppure "ora la lascio, te lo giuro". 

Da un punto di vista psicologico, è il classico caso di parlare della botte piena e della moglie ubriaca: mantenendo più prospettive romantiche in vari stadi ci si assicura una perenne "sazietà" emotiva. Ma questo approccio è chiaramente più egoistico che appagante: chi coltiva relazioni di riserva riesce a migliorare egoisticamente le sue opzioni e possibilità di felicità mentre qualcun altro viene inconsapevolmente usato, potenzialmente anche a lungo. È uno scenario sbilanciato, ovviamente, in cui qualcuno è memorizzato sul telefono come "Jessico calcetto" o come "Riccarda estetista". Però non lo sa.