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Anche nel gaslighting medico le donne sono le principali vittime

Anche nel gaslighting medico le donne sono le principali vittime
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Nelle ultime settimane diversi utenti, soprattutto donne, hanno denunciando sui social di aver subito gaslighting medico, cioè quel fenomeno per cui alcune persone hanno la sensazione che i propri sintomi non vengano presi sul serio o che vengano diagnosticati erroneamente dagli operatori sanitari. Esistono pregiudizi di genere nelle diagnosi, lo dice la scienza
di Chiara Ugolini

Cosa c’è di più grave di una malattia incurabile? Una malattia curabile che non viene riconosciuta, soprattutto quando nei confronti del paziente si attua un vero e proprio “gaslighting medico”, cioè quel fenomeno per cui  i sintomi denunciati, in particolare dalle donne, non vengono presi sul serio o vengono diagnosticati erroneamente dagli operatori sanitari. In questo modo, la diagnosi di una malattia e la realizzazione di un piano di cura efficace giungono spesso in ritardo, continuando così a infliggere alle pazienti un dolore che in realtà poteva essere evitabile e facendo loro credere di essere esagerate e sbagliate.

Nelle ultime settimane diversi utenti, soprattutto donne, hanno denunciando sui social di aver subito gaslighting medico, raccontando anche che il ritardo della diagnosi ha causato loro altri problemi medici. Ma perché colpisce soprattutto le donne e perché si dà per scontato che il genere femminile sia abituato al dolore?

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Che cos’è il gaslighting medico

Il termine gaslighting si riferisce al potere di una persona di manipolare psicologicamente un’altra inducendola a mettere in discussione la propria realtà. Il termine deriva dal film Gaslight del 1944, ambientato nella Londra vittoriana, e racconta la storia di un marito che convince la moglie che non può fidarsi dei propri pensieri e delle proprie esperienze, portandola così sull'orlo della follia. Ad esempio, il marito insiste sul fatto che lei immagini le fiamme della lampada a gas tremolanti quando lui è fuori casa, ma in realtà è il marito stesso a manipolare il flusso del gas durante le sue assenze, ingannandola intenzionalmente.

 

Applicata in ambito medico, quindi, parlano di gaslighting medico i pazienti che si sono sentiti sminuiti o messi in dubbio dai loro medici e che dichiarano che le loro segnalazioni di dolore o disabilità non sono state considerate abbastanza credibili da giustificare un’azione di cura. Nel dettaglio, dai racconti di molti utenti sui social è emerso che, in caso di gaslighting, i medici tendono ad attribuire i sintomi dei pazienti allo stress, alla cattiva alimentazione, alla salute mentale, alla mancanza di esercizio fisico o all'obesità o vengono accusati di avere una malattia che è “tutta nella loro testa”. Ad esempio, una ricerca del 2008 suggerisce che le donne hanno il doppio delle probabilità rispetto agli uomini di ricevere una diagnosi di malattia mentale quando i loro sintomi sono coerenti con una malattia cardiaca.

 

Dopo che il dottor George Engel concettualizzò il modello biopsicosociale nel 1977, che vede la salute e la malattia come un equilibrio tra ciò che accade nel corpo, nella mente, nei comportamenti e nelle relazioni sociali di una persona, diversi studi hanno dimostrato che la malattia biologica è influenzata da complessi collegamenti mente-corpo così come da determinanti sociali della salute. Ad esempio, si è provato che i sentimenti di speranza possono migliorare gli esiti del cancro; gli studi sui farmaci sono confusi dagli effetti placebo e nocebo e le esperienze infantili avverse aumentano le probabilità di malattie cardiache. Il modello biopsicosociale, quindi, potrebbe essere la giustificazione a cui si aggrappano tutti quei medici che sono accusati di gaslighting, ma ciò non è ancora certo perché fino ad ora non sono state svolte ricerce a riguardo.

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Le vittime di gaslighting sono soprattutto donne: sebbene l’uguaglianza di genere sia spesso un tema comune nelle organizzazioni mediche e sanitarie governative e si parli degli ostacoli che le donne incontrano per andare dal medico, non si fa però di solito riferimento agli ostacoli che si possono affrontare durante le visite stesse. Non ci sono ancora studi scientifici né sul gaslighting né sul perché il genere femminile affronti questo problema.

In generale, però, la ricerca ha già dimostrato che esistono pregiudizi di genere in molte aree della medicina e della scienza, dal modo in cui gli studi clinici storicamente non sono riusciti a includere le donne alla sottodiagnosi delle malattie cardiache nelle donne. Un’analisi del 2015 nel Regno Unito, su oltre 18mila pazienti affetti da cancro, ha rilevato che alle donne vengono diagnosticati diversi tipi di cancro molto tempo dopo rispetto agli uomini.

Ma non solo: quando l'ambulanza arriva per un'emergenza cardiaca, le donne hanno meno probabilità di ricevere cure adeguate e quando arrivano in ospedale con dolore toracico, è meno probabile che vengano classificate come emergenza o che venga loro fatto un elettrocardiogramma. Da uno studio americano del 2008 è emerso che le donne che si presentano al pronto soccorso di un ospedale con dolore addominale acuto hanno meno del 7% di probabilità che vengano offerti loro farmaci antidolorifici rispetto agli uomini con gli stessi sintomi. 

Ciò è dovuto al pregiudizio che le donne siano abituate a soffrire, motivo per cui capita molto spesso che si sentano dire che i gravi problemi mestruali facciano parte della vita femminile e viene così dato per scontato che non ci sia cura ai dolori, anche se molto invalidanti e spesso i sintomi legati all'apparato riproduttivo o ginecologico (sanguinamento mestruale abbondante, problemi di infertilità, dolore durante il sesso o problemi che si verificano dopo il parto, inclusa l'incontinenza urinaria) sono presi meno sul serio rispetto a quello degli uomini. Ci sono diagnosi poi che, nonostante la diffusione della patologia, sono note per essere fatte in ritardo, come l’endometriosi (in media ci vogliono sette anni per diagnosticarla) e la malattia di Lyme. Di conseguenza, le donne che soffrono di dolori debilitanti rimandano la visita dal medico perché temono che i loro sintomi scompaiano o si convincono che il dolore sia normale. 

Quando non si è ascoltati

Il gaslighting medico ostacola l’assistenza sanitaria delle donne. Non vedere i propri sintomi riconosciuti e ricevere diagnosi in ritardo o non riceverle proprio può essere molto dannoso, se non mortale a volte. Ma non solo: provare un dolore che viene considerato immaginario o non sufficientemente grave da essere curato può distruggere la qualità della vita e diminuire la capacità delle donne di vivere nella società, dedicarsi al lavoro, avere rapporti di amicizia e relazioni. Tutto questo ha anche un danno emotivo, causato anche dall'umiliazione di sentirsi screditate al punto tale da dubitare di se stesse. Ma di fronte a tutto questo, subentra poi la paura di ricevere il gaslighting e quindi molte donne hanno raccontato che spesso si sono sentite limitate nel parlamente apertamente dei propri sintomi, proprio perché temevano di riceverlo.

Finché l'argomento però non verrà analizzato è difficile dire con certezza quali sono le cause a determinarlo, se siano esclusivamente l'influenza degli stereotipi di genere o sia anche un problema strutturale, sintomo della crisi che il settore medico sta affrontando negli ultimi anni: pochi medici, a causa di turni massacranti e stipendi bassi, rispetto ai pazienti che visitano tutti i giorni e un sistema sanitario nazionale italiano che va sempre più verso la privatizzazione.