Perché le festività possono essere un momento critico per le persone con disturbi del comportamento alimentare
Durante le feste natalizie le persone con dca sono esposte a due fattori di rischio: il cibo, che ha perso per la persona con dca quel valore simbolico di tradizione e gioia e viene visto più come un pericolo, e la famiglia. Ne abbiamo parlato con Laura Dalla Ragione, psicoterapeuta e direttore del centro per i Disturbi del comportamento alimentare della Usl 1 dell’Umbria 1.
Quando pensiamo al Natale e alle festività li vediamo, nella maggior parte dei casi, come momenti in cui stare con la famiglia e condividere una delle passioni della cultura italiana: il cibo. Ma non è così per tutti.
Per le persone con disturbi del comportamento alimentare, ad esempio, le feste natalizie “possono essere molto stressanti - commenta a fem Laura Dalla Ragione, psicoterapeuta e direttore del centro per i Disturbi del comportamento alimentare della Usl 1 dell’Umbria 1 – perché si è esposti a due fattori di rischio: il cibo, che ha perso per la persona con dca quel valore simbolico di tradizione e gioia e viene visto più come un pericolo, e la famiglia”. Per questo quando si uniscono disturbi dell'alimentazione e festività è importante considerare alcuni fattori per evitare di essere un peso più che un aiuto.
Disobbedisco: Sibilla Barbieri per la libertà di scelta sul suicidio assistito
I dca stanno cambiando
Attualmente sono circa 3 milioni le persone con disturbi del comportamento alimentare in Italia, come è emerso nell’ultima rilevazione nazionale del ministero della Salute del 2022. Negli ultimi anni, però, sono stati riscontrati due dati preoccupanti, come confermato da Dalla Ragione: fra qualche anno i dca non saranno più malattie di genere e si tratta di patologie per cui si può morire ancora. Fino a 10 anni fa i dca erano localizzate nella fascia adolescenziale, mentre adesso si è abbassata l’età in cui si presentano. “Sono colpite bambine di 8-10 anni, ma anche persone più grandi, di 40 anni", spiega la psicoterapeauta. Il range delle persone con dca si è ampliato anche dal punto di vista del genere: "10 anni fa gli uomini con dca rappresentavano l’1%, mentre adesso sono il 20% dei pazienti nella fascia tra i 12 e i 17 anni - aggiunge Dalla Ragione -. Gli uomini tendono poi ad arrivare tardi alle cure perché hanno più paura a chiedere aiuto".
Se ci si cura è difficile morire di dca, ma non si può dire lo stesso se si rifiutano le terapie o non si riesce ad accedere alle strutture di cura: nell'ultimo anno sono stati registrati circa 3.200 decessi correlati ai disturbi del comportamento alimentare.
“I dca sono disturbi egosintonici e quindi le persone non sono consapevoli di avere un problema ma pensano di stare benissimo e di voler solo dimagrire”, spiega la psicoterapeuta. Dalla Ragione, poi, conferma che in Italia abbiamo un problema di accesso alle cure, perché la metà delle regioni del Paese non ha centri specializzati e quindi le persone devono spostarsi per curarsi, anche di molto: “La maggior parte delle strutture sono al centro nord d’Italia. Tutto questo rallenta la diagnosi e l’efficacia della terapia”.
A cambiare non sono solo le persone con dca, ma anche le patologie stesse, in particolare le tre principali: l’anoressia che colpisce il 30% dei pazienti, la bulimia caratterizzata da abbuffate con metodi di compenso (vomito o uso di lassativi) che colpisce circa il 70% dei pazienti e il binge eating, cioè il disturbo da alimentazione incontrollata.
“I disturbi alimentari sono diventati nuove forme di depressione e sono spesso associate ad altre patologie psichiatriche come ansia, depressione, autolesionismo e disturbi compulsivi. Rispetto a 10 anni fa, è difficile vedere disturbi alimentari puri e questo aggrava il trattamento”, sottolinea Dalla Ragione. A influenzare questo cambiamento è stata anche la pandemia che ha provocato il 30% dei disturbi in più. “I dca adesso interpretano il disagio contemporaneo: se 10 anni fa un adolescente si sarebbe ammalato di depressione, adesso lo è di disturbi alimentari e questi sono legati a due forti ossessioni, l’immagine corporea e il cibo”, aggiunge la psicoterapeuta.
E quindi come bisogna gestire le festività?
Il periodo di Natale può essere molto stressante per chi ha disturbi del comportamento alimentare, al punto da non sentirsi pronti per affrontarlo. “In un centro che dirigo c’è la regola che le ragazze che stanno meglio possono tornare a casa per le feste, ma molte spesso puntalmente ci chiedono di rimanere in struttura o capita che ci chiamino per tornare prima del previsto”, racconta Dalla Ragione.
Quando si ha un disturbo o una patologia che è debilitante tutti i giorni sono uguali, ma nel caso dei dca ci sono delle occasioni che fanno la differenza: le festività in cui il cibo è un elemento predominante come il Natale, Pasqua e Ferragosto. In questi casi, per cercare di affrontarli è importante la collaborazione di tutti, in particolare della famiglia e degli amici con cui si condivide la festa.
“Di fronte a una quantità di cibo illimitato il paziente può sentirsi molto stressato, per questo non bisogna forzarlo a mangiare più di quanto si sente o più di quanto previsto dalla linee guida date dal nutrizionista in occasione delle feste”, sottolinea la psicoterapeuta. Inoltre, bisogna considerare che tornare a casa per chi ha dca può essere molto difficile perché inevitabilmente ci si sentirà osservati e giudicati in un contesto in cui si rimane seduti a tavola per ore e l'offerta di cibo è costante.
Di fronte alla possibilità di non riuscire a vivere a casa le festività o di avere una ricaduta, "l'importante è non giudicare, non forzare i limiti del paziente o quelli imposti dagli specialisti (vale anche per il pezzo in più di panettone) che sono realizzati per far sentire un po' più protetti e al sicuro, e soprattutto accettare che, come quando ci si rompe una gamba e durante la riabilitazione non si cammina subito bene, allo stesso modo se si ha un disturbo del comportamento alimentare ci vuole tempo per tornare a mangiare con tranquillità", conclude Dalla Ragione.