"Non voglio festeggiare": compleanno & tristezza per colpa delle pressioni sociali
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La tristezza nel giorno del proprio compleanno viene identificata come una vera depressione passeggera (non clinica), che si manifesta con l'apatia o almeno il disinteresse all'idea di festeggiare o anche solo pensando al proprio compleanno. La colpa è delle pressioni sociali.
Oltre a sentimenti di vaga tristezza, si possono provare anche un senso di bassa energia, di rammarico, rimorso e rimpianto rispetto a ciò che non si è concluso nell'anno appena trascorso o in generale nella vita fino a quel momento. A volte queste sensazioni deprimenti si impossessano della persona nei giorni precedenti al compleanno e persistono per i giorni successivi.
la tristezza provata per il proprio compleanno non è "depressione"
Le cause, come detto, sono di natura esterna. Quella provata attorno alla data del compleanno non è una vera "depressione", è situazionale: il manuale diagnostico della Salute Mentale (DSM-5) non riconosce la tristezza da compleanno come un disturbo di salute mentale, anche se sembra profonda e ingestibile. Però il fatto che non sia una condizione clinica non significa che non è associata ad altri, reali, disturbi di salute mentale come depressione o ansia. Anzi le persone che hanno una storia di depressione o che sono ansiose sono più soggette a episodi di depressione e ansia nel loro "giorno speciale", come anche persone che hanno vissuto episodi traumatici legati alla data del loro compleanno.
Però è appunto la giornata in sé, con le aspettative sociali che si trascina, a scatenare la tristezza e l'apatia. I compleanni scandiscono il passare del tempo: sono l'anniversario della propria nascita e possono ricordare alle persone ciò che devono ancora realizzare.
Con l'avvicinarsi del compleanno è infatti perfettamente normale trovarsi a ragionare o a fare bilanci. Chiaramente è il modo di approccio a determinare, anche a livello inconscio, i sentimenti negativi: non aver raggiunto i traguardi che si erano prefissati non dovrebbe mai scatenare emozioni come la tristezza o l'ansia. Se accade è perché c'è un disagio a monte e si deve ragionare sul sistema in cui viviamo e che non consente pause nè lentezza.
fare ciò che si vuole (e chi se ne frega delle aspettative sociali)
Legata direttamente alle aspettative sociali, la condizione di ansia rispetto a cosa si è "concluso" e cosa no, arrivando al proprio compleanno, è una condizione che si scatena perché non ci si sente all'altezza di ciò che si pensa che le persone pensino di noi. Ed ecco perchè si preferirebbe non festeggiare: per non stare al centro dell'attenzione in un momento in cui si crede di aver deluso le persone che ci circondano.
I compleanni possono quindi essere una fonte di stress che sembra indipendentemente dal senso di inadeguatezza ma non lo è: la pressione a volte è percepita sul festeggiamento in senso stretto, ma è comunque figlia dello stessa bassa autostima. Ci sono persone che si sentono costrette a organizzare il proprio compleanno in un certo modo per non essere "da meno" rispetto a come festeggia il resto della cerchia o chi si ammira, vogliono essere sicure che la festa sia divertente, che il cibo sia perfetto, che nessuno si annoi, che il vino sia di alto livello.
Ma è sempre una questione di autostima: lo stress da celebrazione si radica dove lì dove si teme di deludere gli altri. E a volte si teme di deludere gli altri al punto che si finisce per dimenticare le proprie esigenze o i propri desideri, quando a volte i compleanni migliori sono quelli in cui si fa esattamente ciò che si vuole, per quanto anomalo sia.
Con uno sguardo d'amore verso i millennial, la paura di "invecchiare" c'entra e non c'entra. Anche se è inevitabile, non tutte le persone accettano con facilità di dover invecchiare. Un compleanno ricorda a chi compie gli anni quanto velocemente passa il tempo e chiaramente ciò non può fare altro che fertilizzare il terreno per il sopraggiungere di paranoie e ansie. Inoltre per le donne potrebbe essere più problematico: l'invecchiamento per loro non è attraversato dalle stesse dinamiche dell'invecchiamento maschile. Lo ha detto anche la cantante Cher in un'intervista di almeno trent'anni fa: le donne che invecchiano diventano "vecchie", gli uomini acquisiscono dignità. Lo sappiamo, ma è tutta un'altra storia.
un buon non-compleanno
Alcuni segnali di soffrire di questo tipo di tristezza e ansie sono il peggioramento dell'umore che inizia nei giorni di vigilia del compleanno ma che svanisce nei giorni successivi, provare ansia all'idea di come festeggiare fino al punto che si pensa di non festeggiare affatto ma ci si sente sotto pressione perché si pensa di "dover festeggiare", si rimugina tristemente sul passato e sugli obiettivi non raggiunti, insonnia, inappetenza, difficoltà di concentrazione e desiderio di isolarsi. Brutte sensazioni, ovvio: ma è sufficiente sganciarsi psicologicamente dalle aspettative sociali (sia rispetto al festeggiamento che rispetto ai risultati raggiunti) per scrollarsi via pure quelle.
Ed è fondamentale capire che a differenza della tristezza provata nel giorno del compleanno, la depressione è una condizione clinica con criteri diagnostici specifici. Chi si sente triste nel giorno del compleanno può manifestare alcuni sintomi associati alla depressione, tra cui umore basso o disturbi del sonno ma spariscono subito. Allora forse si può organizzare qualcosa nei giorni in cui si sta meglio, forse aveva ragione il Cappellaio Matto e aspettare di festeggiare in qualunque altro giorno, che poi è il caro vecchio - e non ansiogeno - non compleanno.
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