Siamo persone oppure aziende? I motivi per cui non ci convince il "check up" (annuale) di coppia
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L'intento è certamente nobile: parlare, ascoltare, capire se si è ancora sulla stessa lunghezza d’onda, ridefinire obiettivi comuni. Ma il check-up annuale di coppia secondo noi è una delle cose più patetiche che potevamo inventarci: abbiamo trasformato la spontaneità, il fuoco, dell'amore, in un appuntamento fisso, tipo revisione dell’auto o assemblea di condominio. Chiaramente per noi è un pachidermico "no".
Si stila un bilancio di cosa è successo negli ultimi 12 mesi, si valutano i risultati e si stabiliscono gli obiettivi futuri. Diciamo che manca il dipartimento HR e poi è come essere in ufficio. E attenzione: pare che funzioni (secondo alcune persone). Il check-up ha - ancora, pare - dei vantaggi reali e misurabili: previene i conflitti cronici perché sembra che affrontando i problemi prima ancora che si presentino si evita che si presentino (noi perplesse). Sembra che migliori la comunicazione dire cose come "mi sento trascurato/a" senza piatti che volano (ma va?) e pare che sia utile a mettere in chiaro le aspettative reciproche. Nel senso, una delle due persone vuole sposarsi in una masseria nel Salento con trecento parenti e l'altra persona non crede nel matrimonio o unione civile (incredibile: dirsi cosa si vuole aiuta l'altro/a a capire cosa vogliamo).
I check up di coppia vengono consigliati come pratica da svolgere annualmente o al massimo ogni biennio. Ma perché, diversamente le persone non si parlerebbero? Ce lo stiamo chiedendo davvero.
"Hai percepito una flessione nella qualità dei nostri abbracci?"
A noi sembra che questa nuova frontiera dell’intimità che prevede sedersi una volta all’anno con la persona amata e fare il bilancio della relazione, sia sgradevole quanto andare dal/dalla commercialista in autunno. Per carità, l’idea è affascinante, non fosse che le coppie per definirsi tali devono come minimo parlarsi di obiettivi (personali, di relazione) e di cosa va bene e cosa no. Cioè: è letteralmente il minimo sindacale. Invece qui parliamo di un tavolo da pranzo, mettiamo di mercoledì nel tardo pomeriggio, attorno a cui due persone dicono cose tipo: "Quanto ti sei sentito ascoltato in questo trimestre?, hai percepito una flessione nella qualità dei nostri abbracci?".
Il tutto con la stessa enfasi di chi presenta il piano triennale di sostenibilità aziendale. A noi, sinceramente, viene un leggero prurito. E poi immaginiamo quell’aria vagamente patetica e performativa, da coppia che cerca di restare a galla aggrappandosi a un trend-salvagente che non possiamo non leggere come il sintomo di un buco esistenziale gigantesco.
per noi è un pachidermico "no"
Crediamo davvero che sia meglio questo delle comunicazioni non verbali dei piccoli gesti, delle specificità personali (che sono una ricchezza), dal parlare di come ci si sente quando si sente qualcosa? Crediamo davvero che sia corretto ridurre le dinamiche di coppia, che sono esclusive di una coppia, in un calendario di riunioni annuali come se fosse la revisione della caldaia?
L'amore - o quel che tiene insieme le coppie - non è un groviglio di dinamiche misurabili e programmabili. E la coppia non è un’azienda. E francamente, se l’unico momento in cui si riesce a parlare con il/la partner è durante il check-up annuale il problema è un po' troppo grosso per essere risolto in una sola riunione. Non fraintendiamoci: l’idea di fermarsi a riflettere insieme è sana e di certo pure necessaria. Ma farne un protocollo proprio no. Parlatevi più spesso. Anche male. Anche a caso. Soprattutto a caso.
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