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Aggiornato il: 3 minuti di lettura

Come affrontare la depressione post partum? Le risposte della psicoterapeuta Martina Migliore

Come affrontare la depressione post partum? Le risposte della psicoterapeuta Martina Migliore
di Redazione

La nascita di un (o una) bambina può essere fonte di sentimenti ed emozioni diverse e contrastanti: porta con sé un’immensa gioia, che a volte potrebbe mescolarsi a una grande tristezza. Questo succede a 1 donna su 10: è l’Istituto Superiore di Sanità a dircelo. Parliamo della depressione post partum e della differenza che intercorre tra questa condizione e gli sbalzi d’umore o le crisi di pianto che, dopo una gravidanza, sono piuttosto comuni e non devono spaventare: in questo caso, la “colpa” è dei caratteristici - e del tutto naturali - sbalzi ormonali. La dottoressa Martina Migliore, psicoterapeuta e direttrice della formazione e dello sviluppo del centro medico online Serenis, ci aiuterà a capirne di più.

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Dottoressa, cos’è la depressione post partum?

Secondo il DSM V (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), si tratta di una condizione clinica caratterizzata da un episodio depressivo che si verifica entro le prime quattro settimane dal parto. Le donne che la sperimentano non sono deboli o “difettose”: la depressione post partum è una complicazione del parto stesso, così come potrebbero esserlo un’emorragia o il distacco della placenta. E, come queste condizioni fisiche, anche la depressione post partum va trattata il più tempestivamente possibile, per tenere i sintomi sotto controllo e riuscire a vivere il periodo della maternità con tutta la serenità possibile.

 

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Esistono tipologie diverse di depressione post partum?

Sì, questa condizione può assumere diverse forme. Ce n’è una transitoria, molto frequente durante la prima settimana successiva al parto: si chiama baby blues, dura al massimo una quindicina di giorni ed è direttamente collegata allo squilibrio ormonale e alla naturale stanchezza dovuta ai nuovi ritmi di vita. Esiste anche una depressione post partum tardiva, che potrebbe presentarsi fino a un anno e mezzo dopo il parto. Poche persone però sanno che c’è anche la depressione post partum maschile, causata dal repentino cambio di vita che un neonato o una neonata necessariamente portano in famiglia. Infine abbiamo la psicosi post parto, che è una grave condizione psichiatrica che può presentarsi entro le prime due settimane dal parto. Chi la presenta potrebbe avere diversi sintomi, come: allucinazioni, deliri, confusione mentale, comportamento incoerente. In questo caso il supporto psicologico va a sua volta “supportato” con dei farmaci antipsicotici.

 

Quanto può durare la depressione post partum?

Di solito non dura più di un anno, ma esistono casi sporadici in cui è giunta fino al terzo anno del bambino (o della bambina): spesso in caso di complicazioni successive, come diagnosi di disabilità per il neonato o disturbi del comportamento successivi.

 

Come si fa a capire se si soffre di questo disturbo?

I sintomi sono molto simili a quelli della depressione classica e si dividono in fisici e psicologici. Nei primi troviamo la mancanza di energia, l’insonnia o l’ipersonnia, mal di testa e mialgie, la perdita di appetito o l’iperfagia. Tra i secondi ci sono invece una tristezza estrema, sbalzi d’umore, fenomeni di pianto incontrollabile, rabbia e irritabilità, la preoccupazione eccessiva o il disinteresse nei confronti del bambino, la sensazione di non essere in grado di fare la madre (o il padre), un senso di colpa per i sentimenti che si stanno provando, ansia e attacchi di panico. Fino al pensiero del suicidio.

 

Perché succede tutto questo?

Non c’è un motivo specifico. A entrare in gioco è un mix di fattori: fisici, ambientali e psicologici. Dal punto di vista fisico, le partorienti devono fare i conti con un’importante fluttuazione ormonale: dopo la nascita del bambino (o della bambina) i livelli di estrogeni e progesterone diminuiscono improvvisamente e questo potrebbe favorire l’insorgenza della depressione. Senza contare gli effetti della privazione del sonno tipica dei primi mesi e le sfide legate all’allattamento al seno, che possono affaticare notevolmente la neomamma. Anche eventuali eventi stressanti durante la gravidanza - come alcune complicanze o la perdita del lavoro - possono contribuire. Così come le difficoltà relazionali con il/la partner, problemi finanziari o una gravidanza non pianificata. Sul versante psicologico, infine, potrebbero giocare un ruolo fondamentale la pressione sociale, le nostre stesse aspettative irrealistiche riguardo al ruolo di genitore, la perdita di identità che possiamo sperimentare dopo il parto, soprattutto in seguito ad un parto difficile.

 

Come può essere curata la depressione post partum?

Innanzitutto è importante rimanere accanto alla madre (o al padre) che si trova in questa condizione e non lasciarla/o sola/o nella gestione delle difficoltà legate alla recente nascita. Il supporto psicologico è fondamentale: alla psicoterapia potrebbe affiancarsi anche una terapia farmacologica a base di antidepressivi. Esistono diversi approcci psicoterapeutici efficaci per questo tipo di disturbo: quello cognitivo-comportamentale, con protocolli ed esercizi pratici per imparare a fare le cose in maniera diversa; quello psicodinamico, che si focalizza sull’inconscio, sui sogni e sul passato, attraverso conversazioni molto introspettive in grado di rivelare cosa influenza il nostro stato d’animo; quello sistemico-relazionale, che tiene conto di come ci relazioniamo con le altre persone, puntando alla risoluzione dei legami disfunzionali. Se qualcuna di voi dovesse ritrovarsi nei sintomi di cui abbiamo parlato o pensa di aver bisogno di un sostegno psicologico, noi siamo qui.

 

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