"Ci comportiamo come una coppia, ma lui dice che non lo siamo: cosa significa?" La posta del cuore di alfemminile risponde
Ci comportiamo come una coppia, ma lui dice che non lo siamo: perché alcune persone vogliono tutto tranne definire una relazione? La posta del cuore di alfemminile parla di situationship, etichette e confusione sentimentale.
Sto frequentando un ragazzo da quasi un anno e il problema è che non riesco più a capire come definire quello che abbiamo.
All’inizio era una cosa leggera. Ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato a sentirci e nessuno dei due voleva fare programmi troppo grandi. Solo che poi, senza quasi accorgercene, siamo diventati una presenza fissa nella vita dell’altro.
Ci vediamo molto spesso, passiamo insieme i weekend, conosco i suoi amici e lui conosce i miei. Quando succede qualcosa di importante è una delle prime persone a cui penso. Abbiamo delle abitudini che, sinceramente, mi sembrano quelle di una coppia.
Il problema è che quando ho provato a parlarne lui mi ha detto che non capisce perché dobbiamo dare un nome alla cosa. Mi ha detto che stiamo bene così, che mettere un’etichetta potrebbe creare aspettative inutili e che non vuole rovinare quello che abbiamo.
Io però mi sento bloccata, perché nei fatti mi sembra di vivere una relazione, ma nelle parole lui continua a dirmi che non è così.
Sto chiedendo troppo oppure è normale voler capire dove sto andando?
Perché una situationship può sembrare una relazione ma non esserlo?
La prima cosa che mi viene da dirti è che il tuo dubbio è molto più comune di quanto sembri, anche perché le relazioni contemporanee hanno sviluppato una capacità quasi artistica di creare situazioni in cui due persone possono vivere la stessa esperienza attribuendole significati completamente diversi.
Ed è qui che nasce la confusione.
Perché forse il problema non è nemmeno la mancanza di un’etichetta in sé.
Il problema è che spesso immaginiamo che le parole siano solo parole, mentre nelle relazioni le parole servono anche a capire quali aspettative possiamo avere.
Dire "siamo una coppia" non significa automaticamente promettersi amore eterno, un mutuo insieme e una foto natalizia coordinata (anche se alcune coppie sembrano effettivamente partire direttamente da quest’ultimo livello).
Significa, più semplicemente, riconoscere che quello che stiamo vivendo ha un certo peso.
E quando una persona sente quel peso mentre l’altra preferisce lasciarlo indefinito, è normale iniziare a chiedersi se si sta vivendo la stessa relazione.
“Non voglio mettere un’etichetta”: cosa significa davvero?
Questa è probabilmente una delle frasi simbolo della nostra epoca sentimentale.
Una frase che può voler dire molte cose diverse, e il problema è proprio questo: a volte è una richiesta legittima di tempo, altre volte è un modo molto elegante per mantenere tutti i vantaggi di una relazione evitando la parte in cui bisogna prendersene la responsabilità.
Il confine tra le due cose non è sempre evidente.
Una persona può davvero avere paura delle definizioni perché magari arriva da una relazione difficile, perché ha bisogno di più tempo o perché vive l’impegno come qualcosa che deve essere scelto e non semplicemente dichiarato.
Ma una persona può anche dire di non amare le etichette perché, molto banalmente, la situazione attuale è abbastanza comoda.
Ha qualcuno con cui condividere intimità, affetto, compagnia e quotidianità, ma senza dover affrontare le domande che arrivano quando una relazione diventa ufficialmente una relazione.
Il punto, quindi, non è tanto chiedersi: "Ha paura dell’impegno?"
Perché potresti passare mesi a fare la psicologa del tuo stesso partner, analizzando ogni frase, ogni comportamento e probabilmente anche il rapporto con sua madre.
La domanda più utile è: "Questa situazione va bene anche per me?"
Come capire se una situationship mi sta facendo stare bene?
Credo che il passaggio più difficile sia smettere di concentrarsi soltanto su quello che l’altra persona prova.
Perché quando siamo coinvolte è molto facile trasformarci in investigatrici sentimentali.
Cerchiamo segnali. Analizziamo messaggi. Interpretiamo silenzi.
Facciamo presentazioni mentali degne di un consiglio di amministrazione per capire se quel "vediamo come va" significa davvero qualcosa.
Il problema è che, mentre cerchiamo di capire lui, rischiamo di perdere di vista noi.
La domanda forse non è solo: "Perché lui non vuole chiamarla relazione?"
Ma anche: "Io sono felice dentro una relazione che non posso chiamare relazione?"
Perché ci sono persone che stanno benissimo nelle situazioni indefinite.
E ci sono persone che, dopo un po’, iniziano a sentirsi come se fossero ospiti permanenti in una casa in cui però non hanno mai ricevuto le chiavi.
Perché alcune persone vogliono tutto tranne definire una relazione?
Una delle grandi contraddizioni delle relazioni moderne è che abbiamo finalmente conquistato la libertà di scegliere forme diverse di rapporto, ma questa stessa libertà può diventare anche un modo per rimandare continuamente qualsiasi scelta.
E scegliere, in amore, fa paura.
Perché scegliere una persona significa anche accettare che quella persona possa deluderci. Significa esporsi.
Significa dire: "questa cosa per me conta".
Forse anche per questo alcune persone preferiscono rimanere in quella zona intermedia in cui tutto è abbastanza vicino da essere bello, ma abbastanza indefinito da non fare troppo paura.
Una specie di relazione in modalità prova gratuita.
Il problema è che, come succede con molti abbonamenti, prima o poi qualcuno si accorge che sta pagando il prezzo pieno mentre l’altro sta ancora valutando se iscriversi.
Dovrei chiedergli cosa siamo?
Sì, anche se la domanda sembra più spaventosa di quello che è.
Perché spesso abbiamo paura di chiedere chiarezza perché immaginiamo che la risposta possa cambiare tutto. E probabilmente è vero.
Ma una risposta chiara, anche quando fa male, è spesso meno dolorosa di una situazione che ti costringe continuamente a interpretare.
Chiedere cosa siete non significa chiedere una promessa.
Non significa mettere qualcuno davanti a un contratto emotivo con penna pronta e testimoni presenti.
Significa semplicemente capire se state costruendo qualcosa nella stessa direzione.
Perché il problema non è che una relazione non abbia un’etichetta.
Il problema è quando una persona vive quella mancanza di definizione come libertà e l’altra come attesa.