La vicenda dei manifesti anti-aborto per l’8 marzo e la risposta delle studentesse
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Nonostante l'imminenza della Giornata Internazionale dei Diritti della Donna, e forse proprio in ragione di essa, le associazioni femministe hanno dovuto ribadire l'importanza della libertà di scelta in merito all'interruzione volontaria di gravidanza in seguito all'affissione di alcuni manifesti Pro Vita nella capitale.
[[ge:kolumbus:alfemminile:211342]]I manifesti Pro Vita a Roma
Negli scorsi giorni a Roma sono apparsi dei provocatori cartelloni pubblicitari attribuiti all’associazione ultra cattolica Pro Vita: il primo manifesto è stato trovato a Villa Carpegna, ma copie identiche in altri luoghi della capitale non si sono fatti attendere. Il cartellone mostra il viso di un feto dentro l’embrione e la scritta: “Potere alle donne? Facciamole nascere!”.
Il copy del manifesto, non a caso affisso a pochi giorni dalla Giornata Internazionale dei Diritti della Donna in data 8 marzo, è assolutamente provocatorio e sfida i temi di lotta e rivendicazione del movimento transfemminista, con cui l’associazione pro vita è chiaramente in disaccordo su tutti i fronti.
La risposta del comune romano
La reazione del comune di Roma è stata quasi immediata, dopo la richiesta di rimozione da parte delle donne che hanno ritenuto sessista e offensivo la natura del contenuto. In seguito alla denuncia infatti, il Campidoglio ha imposto la rimozione di tutti i cartelloni di Pro Vita: il motivo?
Al di là dell’assenza di buon senso e gusto, i cartelloni violano l’articolo 12 bis sulle affissioni, poiché il contenuto rientra tra quelli che promuovono un messaggio sessista, violento, di disparità di genere, con stereotipi, mercificazione del corpo femminile o lesivo delle libertà individuali. E quindi anche della libertà di ricorrere alla legge 194 che permette l’interruzione volontaria di gravidanza dal 1978.
Le star che hanno subito un aborto e hanno trovato la forza di continuare
La gravidanza è un momento magico per ogni donna eppure, in certi casi, la magia si scontra con la dura realtà. Queste donne hanno subito un aborto spontaneo e hanno trovato la forza di continuare nonostante la sofferenza causata da questo tremendo evento.
Alcune donne, come Elisabetta Canalis e Costanza Caracciolo, hanno perso un bambino per poi diventare madri l'anno successivo, dando il benvenuto a Skyler Eva e a Stella.
Anche l'amatissima ex First Lady americana ha vissuto la triste esperienza di un aborto spontaneo. Nel Novembre 2018, infatti, ha raccontato in un'intervista al Good Morning America che 20 anni fa ha passato questo incubo: "Mi sono sentita persa e sola e mi sono sentita come se avessi fallito, perché non sapevo quanto fossero comuni gli aborti spontanei dato che non se ne parlava. Ci chiudevamo nel nostro dolore pensando di essere in qualche modo rotte".
Ecco quali sono le donne che hanno subito un aborto e che hanno trovato la forza di andare avanti.
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La reazione dell'associazione Pro Vita e delle femministe
Monica Lucarelli, assessore romana alle Attività Produttive e Pari Opportunità si è espressa con queste parole: “Come amministrazione siamo sempre stati attenti e rigorosi sui messaggi pubblicitari”.
Il portavoce dell’associazione Pro Vita Jacopo Coghe risponde minacciando una denuncia contro il comune romano, rammaricandosi di queste censure “degne di un regime totalitario”.
La risposta delle associazioni femministe non si sono fatte attendere né online né sul campo: dopo aver vandalizzato in segno di protesta l’ingresso della sede di Pro Vita e Famiglia a Roma, scrivendo “aborto libero” e “fan**lo Stato e patriarcato”, un gruppo di studentesse e attiviste si sono impegnate per attenzionare l’ingiustificabile campagna anti abortista.
Gli striscioni delle ragazze in questione gridano “Il corpo è mio decido io”.
La protesta delle studentesse
Le studentesse dichiarano, in un comunicato: “Da qualche giorno le strade della nostra città sono immerse da manifesti squallidi e dalla vena terroristica che provano a convincerci che ciò per cui abbiamo lottato e i nostri diritti siano illeciti. Siamo stanchə dei giudizi patriarcali e cattolici che governano la nostra società. Siamo stanchə che il nostro diritto all’aborto venga obiettato continuamente e che quindi non venga assicurato. Rifiutiamo l’influenza che la chiesa cattolica, così come lo Stato, ha sui nostri corpi, perennemente mercificati, giudicati, stigmatizzati e violentati. Il transfemminismo e la pluralità che cerchiamo di portare quotidianamente all’interno delle nostre scuole non è circoscritta ma arriverà ovunque ce ne sarà bisogno".
L'8 marzo e l'importanza di ribadire il diritto alla libertà
Più che delle femministe e delle giovani attiviste studentesse, la reazione che fa ben sperare è quella del comune capitolino rispetto alla comunicazione subdola di Pro Vita, che punta a ribaltare le carte in tavola a proprio favore sfruttando un valore femminista, ovvero l'importanza della donna a pari merito con il genere maschile, e rendendolo controverso, generando l'imput per cui, se ci tieni alle donne, non puoi ucciderle con un aborto.
È importante sottolineare sempre, soprattutto in occasioni come la giornata dell’8 marzo, che non è più accettabile una narrazione antiabortista che vuole fare leva sul senso di colpa e che mira a negare alle donne la gestione totale, autonoma e libera del proprio corpo.
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