Chiara Ferragni per il diritto all’aborto: "Ora è il nostro tempo di agire"
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Il diritto all’aborto è, paradossalmente, un tema che sta diventando via via più controverso; nonostante la necessità di leggi a tutela dei diritti riproduttivi delle donne sia già stata largamente discussa, elaborata e sviluppata in normative in diversi Paesi del mondo, il ribaltamento della sentenza Roe vs Wade negli Stati Uniti sembra aver riaperto il dibattito anche negli altri Stati, Italia compresa. Proviamo a capire se il diritto all’aborto è a rischio e perché il gesto di Chiara Ferragni è importante.
Chiara Ferragni e la battaglia social
“Ora è il nostro tempo di agire e far sì che queste cose non accadano”. Questa la frase che Chiara Ferragni usa, insieme alla condivisione di un post di The Vision dal titolo “Fratelli d’Italia ha reso praticamente impossibile abortire nelle Marche, che governa. Una politica che rischia di diventare nazionale se la destra vince le elezioni”, in merito appunto alla scandalosa situazione delle Marche in tema di diritto all’aborto e alla salute riproduttiva delle donne. Il gesto dell’imprenditrice fa eco in un momento storico in cui, in vista delle elezioni, è inevitabile pensare alle ricadute che certe soluzioni politiche più conservatrici potrebbero avere sulla tutela dell’accesso sicuro e garantito all’interruzione volontaria di gravidanza.
Che l’influencer Ferragni si esponga a favore delle battaglie sociali più svariate non è una novità, ma che lo faccia in senso esplicitamente politico, sì; ciò, sotto certi punti di vista, rimarca quanto sia tangibile la paura di molte che il diritto all’aborto diventi un miraggio ancora più fumoso di quanto già non sia in Italia, nonostante la legge 194.
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Le risposte della politica
Non si è fatta attendere la risposta, innanzitutto, degli esponenti del partito guidato da Giorgia Meloni, che hanno giudicato la diffusione di quella informazione come "falsa e strumentale". La responsabile del dipartimento famiglia di Fdi Isabella Rauti ha spiegato che “leggendo l’ultima relazione annuale firmata dal ministro Speranza si evince che nelle Marche l’offerta del cosiddetto servizio di Ivg è di gran lunga superiore a quella nazionale: le interruzioni volontarie di gravidanza possono essere effettuate nel 92,9% dele strutture sanitarie, mentre la media italiana è del 62%”. Il partito ci tiene a replicare anche in merito alla questione della pillola abortiva Ru486, che considerano un mezzo più economico ma meno sicuro per garantire l’aborto, e sul fatto che la presenza di obiettori di coscienza non costituisce ostacolo alcuno rispetto al diritto all’aborto.
D’altro canto, però, c’è chi vede comunque il “modello Marche” con timore, visto che gli stessi obiettori di coscienza che non sembrano suscitare preoccupazione nella destra ammontano al 71% del totale e data la legge presentata da Fratelli d’Italia in cui si propone la costruzione di cimitero dei feti senza consenso dei genitori.
Sul diritto all'aborto negli Stati Uniti:
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Il diritto all'aborto nelle Marche
L’autorevolezza di Chiara Ferragni, che in tempi non sospetti si era esposta a favore del DDL Zan e che ha promosso una campagna di sensibilizzazione in merito al tema del ricordo delle vittime dell’Olocausto insieme alla senatrice Liliana Segre, fa luce su una situazione ben nota soprattutto ai marchigiani, ma a cui spesso non viene data sufficiente attenzione. Né in quella regione specifica né tantomeno nel resto di Italia è a rischio la legge 194; tuttavia, non è un caso che uno dei quotidiani più famosi, il The Guardian, abbia analizzato la situazione nelle Marche, definendo il luogo come un “laboratorio per le politiche di Fratelli d’Italia, che restituisce un’idea di ciò che potrebbe accadere se la coalizione con l’altro partito di destra, la Lega di Salvini, vincesse le elezioni”. Un governo a stampo conservatore, infatti, non limita solo tramite le leggi, ma anche rendendo le informazioni in merito all’interruzione volontaria di gravidanza meno accessibili; alimentando la cultura pro-vita; creando una situazione di estrema disparità tra medici obiettori e non. Tutti elementi che già, purtroppo, imperano in diverse regioni d’Italia (non solo nelle Marche) e che rendono l’attesa per il 25 settembre, se possibile, ancora più difficile.
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