Allarme siccità in Italia: il cambiamento climatico costringe a razionare l’acqua
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Sembra banale dirlo, ma parlare di cambiamenti climatici è sia un diritto che un dovere: diritto perché ci meritiamo di poter discutere di qualcosa che rischia di compromettere la nostra vita e quella delle generazioni future; dovere perché, lo dicono gli esperti, c’è ancora molto che possiamo fare.
Ed è proprio davanti a situazioni di pericolosa siccità come quelle che sta vivendo l’Italia ora (insieme ad altre parti del mondo) che risulta necessario aprire un dialogo sulle conseguenze del climate change e su cosa possiamo fare per ridurre i suoi effetti.
La siccità al Nord Italia: gli ultimi aggiornamenti
Sono i dati del più recente bollettino dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità del bacino distrettuale del Po a farci preoccupare: la siccità che sta toccando soprattutto il Nord Italia ma che possiede le premesse giuste per potersi estendere su tutto il territorio, secondo lo studio, è “la peggiore crisi da 70 anni ad oggi”.
La primissima conseguenza di questa crisi è stato l’allarme lanciato nel settentrione: in vari comuni delle regioni Piemonte e Lombardia, infatti, l’acqua è razionata di notte. Un metodo per riparare ai sintomi del cambiamento climatico ma che di certo non ne risolve l’emergenza.
Ma non solo: durante un’intervista, Fabrizio Curcio (capo della Protezione Civile) ha spiegato che, sempre a causa della situazione di siccità, “non è escluso il fatto che il razionamento dell’acqua porti a una chiusura temporanea anche nelle ore diurne”; Curcio ha inoltre aggiunto che si stanno in questi giorni definendo i termini dello stato di emergenza che verrà emanato a breve e che interesserà Lombardia, Emilia-Romagna, Umbria e Piemonte.
La necessità di una linea politica unica per combattere la siccità ha portato all’istituzione di un coordinamento con le amministrazioni interessate: il problema non si sta limitando all’essere emergenziale, ma, ad oggi, è certamente di natura strutturale e non può essere che trattato tramite azioni comuni sul piano agricolo e infrastrutturale.
Come siamo arrivati a questo punto?
Come ha specificato il Presidente della regione Piemonte Alberto Cirio, dove l’acqua è già razionata in più di 200 comuni, “è necessario che ci sia una regia Commissariale da parte del governo, perché dobbiamo ottenere due cose: lo stanziamento di risorse per danni all’agricoltura e per evitare che i danni aumentino. Ciò significa, anche intervenire sui bacini idroelettrici sui nostri laghi per trovare soluzioni immediate”.
E una soluzione, in effetti, è difficile da trovare: mentre il settore della produzione di energia idroelettrica si rende disposto a mettere in priorità il settore dell’agricoltura, la rete elettrica italiana ribadisce il rischio di mancanza d’acqua necessaria per raffreddare le centrali elettriche.
La situazione limite in cui versiamo ora è dovuta da tre fattori principali:
- la siccità degli ultimi mesi, quindi l’assenza di piogge. Rispetto agli anni precedenti, il 2022 ha, per ora, vissuto circa il 50% di acqua piovuta in meno
- le temperature stagionali molto più alte della media, causate dagli effetti del cambiamento climatico
- le perdite d’acqua della rete idrica italiana.
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La siccità nel mondo
Ma la siccità non è un problema solamente italiano, anzi. L’Organizzazione metereologica mondiale ha confermato che nel 2021 la temperatura è stata 1,1 grado sopra la media, dal periodo precedente alla rivoluzione industriale a oggi. Se il riscaldamento globale dovesse alzare l’asticella di mercurio a più di 1,5 gradi, gli scienziati hanno preannunciato lo scatenarsi di conseguenze gravemente impattanti sul pianeta, alcune delle quali anche irreversibili.
In Europa i rischi maggiori sono:
- ondate di calore su popolazioni ed ecosistemi, con conseguenti migrazioni climatiche di massa
- rischi per la produzione agricola: già durante la prossima stagione, per esempio, gli agricoltori italiani hanno confermato l’assenza di determinati prodotti per incapacità idrica
- scarsità di risorse idriche
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Cosa si può fare per invertire il senso di rotta
Una risposta alla crisi idrica potrebbe esistere: il processo di dissalazione dei mari, ossia il meccanismo per cui è possibile rendere potabile l’acqua del mare, è una misura di water saving che molti stanno prendendo in considerazione. Tuttavia, si tratta di una lavorazione estremamente impattante per l’ambiente: se l’obiettivo è ridurre gli effetti del cambiamento climatico attraverso una riduzione della nostra impronta ecologica, cosa è possibile fare?
Innanzitutto, è importante sapere che i settori produttivi più inquinanti sono quello dell’allevamento e quello della moda; due dimensioni che interessano la nostra vita e su cui noi possiamo lavorare per impattare meno negativamente l’ambiente. Dire di no al fast fashion, preferire l’artigianalità o l’usato e riutilizzare i nostri capi che non vestiamo più in maniera alternativa può aiutare, per esempio.
Stesso discorso riguarda la nostra alimentazione: sempre più esperti non riescono più a negare i benefici, per il nostro pianeta, di una dieta vegetariana e, soprattutto, vegana. Per il resto, ciò che ci rimane da fare come individui è supportare e prediligere realtà e prodotti che si impegnano per la causa, alimentando così un circolo virtuoso che può davvero diventare un modello da seguire per le altre aziende.
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