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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Zaynab Dosso, rinascere tornando alle origini

Zaynab Dosso
Zaynab Dosso  (getty images)
Tradita dallo stress all’Olimpiade di Parigi, a inizio marzo Zaynab Dosso è diventata la prima velocista italiana a conquistare la medaglia d’oro negli Europei indoor. L’anno scorso è tornata in Costa d’Avorio, dove è nata, per ritrovare se stessa e la passione per l’atletica leggera
 
di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

L’inizio di questa storia ha una data precisa: sabato 3 agosto 2024. Addirittura, ha un’ora precisa: le 19 e 50. Parigi, Giochi Olimpici, atletica leggera, semifinale dei 100 metri. A rappresentare l’Italia c’è Zaynab Dosso, che nei mesi precedenti ha conquistato la medaglia di bronzo sui 60 metri ai Mondiali indoor di Glasgow e un altro bronzo nei 100 metri agli Europei di Roma. È inevitabilmente tra le favorite e invece le gambe la tradiscono. Finisce nona, ultima, eliminata. Naturalmente non sono le gambe a tradirla, è la mente. È l’eccesso di pressione che non ha saputo sostenere. Nonna Adja Gbema, in Costa d’Avorio, segue in televisione la gara. Capisce tutto fin dalle batterie, dove Dosso è arrivata terza e si è qualificata. Telefona a una cugina e le dice: «Fammi chiamare subito». Le sussurra poche parole: «Qui siamo tutti orgogliosi di te». Za scoppia a piangere, torna a Roma, dove vive dall’autunno del 2021, e per tre giorni resta chiusa in casa senza neppure mangiare. Poi, la decisione di tornare in Costa d’Avorio. Si guarda intorno, vede gente che ride anche senza possedere nulla, anziani che svolgono lavori pesantissimi senza mai lamentarsi, una ragazzina al semaforo che regge sulla testa una cesta di patatine e si fa trecento metri di corsa per inseguire l’auto scattata al verde e riuscire a venderne un pacchetto. Capisce che le sue paranoie - è proprio lei a usare questo termine quando racconta la propria storia - non hanno ragione di esistere. È ora di voltare pagina.

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LA GARA PERFETTA

La fine, temporanea molto temporanea, di questa storia ha una data precisa: domenica 9 marzo 2025. Addirittura, ha un’ora precisa: le 18 e 37. Apeldoorn, Mondiali indoor, finale dei 60 metri. In quel lampo che dura la gara, Dosso non sbaglia nulla e vince la medaglia d’oro in 7”01, un centesimo in meno della svizzera Mujinga Kambundji: è il nuovo record italiano. Zaynab è tornata. Mentre ascolta l’inno di Mameli rivede tante immagini: Man, la città dov’è nata, i genitori che quando lei ha 3 anni vanno a cercare fortuna a Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, la gioia di ricongiungersi a loro nel 2009, la scoperta dell’atletica, le prime vittorie, il trasferimento a Roma per il salto definitivo, i due bronzi, il crollo di Parigi. «Adesso sì che sono di nuovo io», pensa. 

NO SURRENDER

Non è pentita di essere andata alle Olimpiadi pur nella consapevolezza di non essere pronta a livello mentale: «Ritirarsi significa arrendersi, un verbo che l’atleta non ha nel vocabolario». Ma ha capito che diverso deve essere l’approccio: un pensiero alla volta, una competizione alla volta, insieme ad altre regole che ha perfino scritto per sentirle più sue.

Zaynab Dosso
Zaynab Dosso  (getty images)

LOTTA AL RAZZISMO

L’Italia le piace, malgrado gli episodi di razzismo. «Quando in Costa d’Avorio dico che sono italiana mi guardano e mi chiedono: ma perché stai lì?». Ci sta bene, qui, però pensa che ci vorranno diverse generazioni prima che certi retaggi siano cancellati. Lo prova sulla sua pelle, quando entra nei negozi e la ignorano o pensano che non parli e capisca l’italiano, o quando le capita di interfacciarsi con gente ignorante. Come a Capodanno, quando con le cugine ha chiesto a un ragazzo una foto insieme e si è sentita rispondere: «A me piacciono le bianche». Hanno risposto per le rime. «Certo, gli afrodiscendenti che si fanno maltrattare contribuiscono ad alimentare il razzismo. Non bisogna esagerare, ma sottolineare il fastidio sì».

Zaynab Dosso
Zaynab Dosso  (getty images)

L’AMORE PORTOGHESE

Terza di quattro sorelle (una vive in Canada, due in Italia), ha un fidanzato portoghese, Decio Andrade, che lancia il martello e ha conosciuto due anni fa durante gli Europei a squadre a Chorzow, in Polonia: «Ha saputo starmi vicino nei difficili momenti dopo le Olimpiadi. Insieme siamo andati a Miami per una scommessa legata al fatto che realizzassi il tempo minimo per andare a Parigi. Ci vediamo ai meeting e, quando riusciamo, tra una gara e l’altra». Ha allontanato le paranoie anche grazie a lui e a un’altra figura fondamentale: quella di Giorgio Frinolli, ex ostacolista e suo allenatore con cui ha trascorso tante ore quando ha capito che per ripartire doveva resettare tutto. Alle 18 e 37 del 9 marzo 2025 il mondo ha capito che Za è tornata.