Vittorie e polemiche: Arianna Fontana, nostra signora del ghiaccio
Arianna Fontana è la regina dello short track. Ha avviato il ciclo di medaglie a Torino 2006 e punta a Milano Cortina 2026, con l'obiettivo di battere il record di Mangiarotti
Prima viene Edoardo Mangiarotti, leggenda della scherma, capace di vincere tredici medaglie (sei ori, cinque argenti e due bronzi) ai Giochi olimpici nel fioretto e nella spada, tra 1936 e 1960. Poi c'è lei, la bambina di ieri divenuta donna oggi. Arianna Fontana che, a 15 anni e 314 giorni, è la più giovane medagliata nella storia dello sport azzurro. E che, alla soglia dei 36 anni, punterà a superare il primato di Mangiarotti ai Giochi di Milano Cortina 2026. È a quota undici (due ori, quattro argenti e cinque bronzi), potrà farlo in Italia, chiudendo il cerchio avviato nel 2006: «Sono già stata fortunata a essere a Torino, è una grande occasione. Noi italiani avremo un punto di forza in più, gareggiando in casa».
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SPORT DI CONTATTO E DI CORAGGIO
Fontana ci proverà nella specialità in cui gli italiani delle valli alpine sfidano superpotenze come Corea del Sud e Cina. È la regina dello short track, che - a chi possiede buona memoria - ricorda Rollerball, un film del 1975 con James Caan in cui due squadre su pattini a rotelle davano vita a una sfida violentissima su una pista circolare. Nello sport è stato trasportato sul ghiaccio, con parecchia meno violenza e comunque con molta fisicità. Gli atleti si confrontano su un anello lungo 111,12 metri e su tre distanze: 500, 1.000 e 1.500 metri in singolo; 3.000 per la staffetta femminile, 5.000 per quella maschile e 2.000 per quella mista. Occorrono coraggio, tempismo e colpo d'occhio per buttarsi nella mischia e superare l'avversaria all'ultimo sprint, allungando di quel tanto il pattino per i centimetri necessari al fotofinish. Spesso i verdetti arrivano a gara conclusa, dopo l'esame al video di cadute o contatti scorretti da parte della giuria. Figlia della Valtellina, Arianna nasce a Sondrio il 14 aprile 1990. Incontra lo short track a quattro anni, seguendo le orme del fratello maggiore. Ha un fisico più leggero rispetto alle rivali, controbilanciato da un carattere estremamente determinato, a volte perfino divisivo, come evidenziano episodi e contrasti che hanno punteggiato una lunga carriera. Ma non è questo, spesso, il segno distintivo dei grandi campioni?
IL FEELING CON LE OLIMPIADI
La sua bravura è tale che, a 15 anni, è già in Nazionale e conquista tre medaglie agli Europei di Krynica-Zdrój, in Polonia. È l'antipasto di Torino in cui, sulla pista del Palavela, sale sul podio il 22 febbraio 2006, con il bronzo nella staffetta femminile, arrivato dopo la squalifica della Cina, inizio di un percorso che, in breve tempo, fa di Fontana una atleta di riferimento. Agli Europei le medaglie multiple sono un appuntamento fisso, ai Mondiali l'edizione da ricordare è quella del 2015 quando, a Mosca, vince l'oro nei 1.500 metri e il bronzo nei 500 e nei 1.000, aggiungendo anche quello nella staffetta. Ma i Giochi invernali rappresentano il momento in cui si accendono le luci dell'attenzione generale: è il fascino olimpico che si ridesta ogni quattro anni, quando anche specialità poco conosciute diventano motivo di orgoglio per le medaglie che portano. E Arianna non si tira indietro. A Vancouver 2010, in Canada, conquista il bronzo nei 500 metri, prima medaglia olimpica individuale di una atleta italiana nello short track. Nel 2014 alza l'asticella a Sochi, dopo aver vinto la Coppa del Mondo 2012 sugli amati 500 metri, anche questa una prima volta per una pattinatrice italiana. Si presenta così in Russia: «Sono arrivata ai Giochi al picco della condizione fisica e mentale. Voglio provare a centrare la finale in tutte le specialità, compresa la staffetta, puntando alla medaglia». Ed è - quasi - di parola. Ottiene l'argento sui 500 metri in una gara rocambolesca, vinta dalla cinese Li Jianrou. Le altre tre finaliste cadono per una scorrettezza della britannica Elise Christie, la giuria assegna il secondo posto a Fontana: «È come se fosse un oro». Ottiene quindi il bronzo sui 1.500 e nella staffetta, manca il podio unicamente sui 1.000, cadendo nelle eliminatorie.
RAPPORTI COMPLICATI
Dopo una pausa nella stagione 2015-16 («Ero abbastanza stanca mentalmente, il mio corpo era pronto a gareggiare, la mente no»), a Pyeongchang 2018, in Corea del Sud, il Coni la sceglie come portabandiera nella cerimonia inaugurale. Un onore che ripaga in pista conquistando, il 13 febbraio, il suo primo oro olimpico di fronte al pubblico della Gangneung Arena, che tifa in maniera sfrenata per l'atleta di casa, Choi Min-jeong. Arianna vince in volata per 22 centimetri, poi la sudcoreana perde anche l'argento per squalifica. Il bottino aumenta grazie anche al bronzo nei 1.000 metri e all'argento in staffetta. Otto medaglie olimpiche, il primato di Stefania Belmondo è a quota dieci: Fontana decide di prendersi un'altra pausa, per focalizzarsi sul prossimo appuntamento olimpico e preparare l'aggancio e, forse, il sorpasso. Sono però anche anni inquieti. Ha un rapporto incostante con la Nazionale (si allena da sola e raggiunge il gruppo in occasione delle competizioni) e conflittuale con la Federazione. Dal 2017 è seguita dal marito Anthony Lobello, ex atleta di short track sposato tre anni prima, e non risparmia critiche alla gestione della squadra. Nel settembre 2020 si trasferisce a Budapest per allenarsi con la nazionale ungherese, non manca però di indossare i colori azzurri ai Giochi di Pechino 2022, dove arrivano le tre medaglie per il sorpasso a Belmondo: comincia con l'argento nella nuova specialità della staffetta mista, quindi conferma l'oro sui 500 metri, infine ottiene l'argento nei 1.500. Il primato non cancella le polemiche con la Federazione italiana Sport del ghiaccio. Il presidente Andrea Gios usa parole di fuoco: «Non è una leader, perché ha voluto spaccare la squadra e non lo posso accettare». Frasi che si inseriscono nelle accuse di Fontana verso Tommaso Dotti e Andrea Cassinelli, due compagni di squadra che, secondo l'azzurra, l'avrebbero intralciata durante un allenamento a Courmayeur, con l'obiettivo di farla cadere oppure di spingerla con violenza contro la balaustra. Una vicenda che si trascina dal 2019 e che trova una prima conclusione il 5 marzo 2024, con l'assoluzione in primo grado dei due pattinatori da parte del tribunale federale della Federghiaccio perché il fatto «non costituisce violazione regolamentare».
ANCHE SULLA PISTA LUNGA
Sono momenti di tensione cui Fontana risponde tornando in pista ai Mondiali di Rotterdam, una ventina di giorni dopo. Lo fa con la tuta azzurra, smentendo anche le voci di un possibile abbandono per scegliere gli Stati Uniti del marito. Una indiscrezione che rigetta con parole dure in una intervista a Sky Sport: «Potevano evitare di mettere in dubbio il mio patriottismo, l'amore verso l'Italia. Io voglio solo allenarmi ancora con la squadra e tornare ogni tanto a casa». Parole che diventano un manifesto programmatico verso il 2026 quando, negli impianti milanesi, scenderà in pista per attaccare il primato di Mangiarotti. E non lo farà solo nello short track. A quasi 35 anni Fontana ha scelto di dedicarsi anche al pattinaggio di velocità, sulla pista da 400 metri. A fine ottobre ha debuttato all'International Invitation Race di Inzell, in Germania, con l'abituale determinazione: «Mi aspettavo che sarebbe stata dura e lo è stato. Se fosse facile, tutti sarebbero in grado di farlo». Quanto è bastato, comunque, per la successiva convocazione a novembre in Coppa del mondo. Un avviso alle rivali, ma senza dimenticare lo short track. Agli Europei di Dresda, in Germania, a metà gennaio ha collezionato le ennesime medaglie: gli ori nei 1.000 metri e in staffetta. Anche nel 2026, alla sesta Olimpiade, si dovranno fare i conti con Arianna Fontana, la bambina diventata grande donna del ghiaccio.