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Aggiornato il: 2 minuti di lettura

Valeria Straneo, la maratoneta più forte di tutto

Valeria Straneo, la maratoneta più forte di tutto
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La carriera di Valerio Straneo è decollata a 35 anni, dopo che si è sottoposta all’intervento per asportare la milza e la colecisti a causa della sferocitosi. L’argento al Mondiale, la partecipazione a due Olimpiadi e la capacità di vincere anche le sfide del destino.

di Sandro Bocchio & Giovanni Tosco

Aveva corso ai Giochi della Gioventù da ragazzina, aveva corso per divertimento sempre, però mai Valeria Straneo aveva pensato di intraprendere la strada dell’agonismo. Curiosa per natura, si era cimentata in diverse discipline - dalla ginnastica artistica al nuoto, dalla danza classica allo sci di fondo e perfino all’apnea - finché nel 2000, a trentaquattro anni, si mette in testa di correre la maratona. Con un solo obiettivo: portarla a termine. Esordisce alla Turin Marathon e chiude in 3 ore e 32 minuti. L’anno dopo si laurea in Lingue e letterature moderne e contemporanee e agli allenamenti dedica poco tempo. È decisivo, nel 2002, l’incontro con Beatrice Brossa, che diventa la sua allenatrice all’Atletica Alessandria, prima società a cui si iscrive: due anni dopo, passa alla Runner Team 99 di Volpiano, in provincia di Torino. La nascita di Leonardo e Arianna, nel 2006 e nel 2007, comporta che la corsa passi in secondo piano fino al 2009, quando Valeria riprende l’attività a tempo pieno.

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L’AGGUATO DELLA SORTE

Ma il destino, qualche mese dopo, le riserva una brutta sorpresa. Una stanchezza costante prende il sopravvento. Non riesce a correre, però anche soltanto il lavoro nell’asilo nido e la pur impegnativa gestione della quotidianità dei figli diventano faticosissime. Straneo è affetta dalla sferocitosi, una disfunzione genetica della membrana dei globuli rossi, che sono fragili e vengono distrutti dalla milza, la cui crescita oltre la media causa una situazione di anemia perenne. Dunque, non si preoccupa più di tanto, finché il marito la induce a presentarsi in ospedale, dove scoprono che i valori ematologici sono disastrosi. Dopo avere tamponato la situazione con soluzione fisiologica e folati, la sottopongono a numerosi esami. L'ecografia all'addome rivela una milza gigantesca: non solo requisisce i globuli rossi, ma comprime l'intestino causando sub-occlusioni. È necessario asportarla. L’intervento di splenectomia avviene il 14 maggio 2010. Il chirurgo vorrebbe effettuare l’operazione in laparoscopia, ma le dimensioni sono talmente grandi (26 centimetri e 1,8 chili di peso) che diventa necessario tagliare per asportare la milza e la colecisti.

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LA RINASCITA

Cinque mesi di inattività sono troppi: ha bisogno di riprendere in mano la propria esistenza. A fine giugno è già sulla linea di partenza della mezza maratona di Biella. Lo fa per puro divertimento, per cancellare i dolori del periodo che si è appena messa alle spalle. Ma a settembre, ai campionati societari in programma a Pordenone, nella sua mente scatta qualcosa. La voglia di allenarsi di nuovo con continuità prende il sopravvento e comincia un’ascesa inarrestabile, motivata dai risultati molto positivi e dal fatto che i valori ematici sono perfetti. Di fatto, è cominciata per lei una nuova vita. In estate riflette sulla possibilità di realizzare un sogno: ottenere il minimo olimpico, cioè il tempo necessario per partecipare ai Giochi di Londra 2012. Ci riesce: corre in 2 ore 26 minuti e 33 secondi, ben al di sotto delle 2 e 30 richieste. Lascia il lavoro e, a trentacinque anni e mezzo, si dedica completamente all’atletica leggera.

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IL MOMENTO PIÙ ALTO

All’Olimpiade conclude all’ottavo posto, con un po’ di rammarico per non essere riuscita a esprimersi al meglio a causa di problemi intestinali patiti nell’ultimo quarto di gara. L’anno dopo conquista la medaglia d’oro nella mezza maratona ai Giochi del Mediterraneo a Mersin, in Turchia, e il 10 agosto si presenta con legittime ambizioni ai Mondiali di Mosca. Legittime ambizioni che non contemplano il podio, considerato il livello altissimo delle avversarie. E invece, dopo 35 chilometri, si ritrova al comando con la keniana Edna Kiplagat, campionessa in carica. Dietro di loro, il vuoto. Termina seconda, mettendo al collo una medaglia d’argento che vale quanto quella d’oro. Un altro argento arriva nel 2014 all’Europeo di Zurigo. Vince ancora diverse competizioni in Italia, è protagonista a livello internazionale partecipando anche all’Olimpiade di Rio de Janeiro nel 2016. Aumenta l’impegno nel sociale, diventando testimonial di Atleti al tuo fianco, una iniziativa che combatte le resistenze culturali sul tema dei tumori. La sua corsa continua, inarrestabile. Più forte di tutto.