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Valentina Margaglio, correre sul ghiaccio a testa in giù

Valentina Margaglio è la nostra atleta di punta nello skeleton, una specialità nata a Sankt Moritz nel 1885. Le sue ambizioni olimpiche nelle gare in singolo e a squadre.

Immaginate di andare sullo slittino, ma a pancia in giù e con la testa nella posizione abitualmente occupata dai piedi. Folle? Fino a un certo punto, perché parliamo di una specialità olimpica. È lo skeleton, lo "scheletro", il nome dato alla struttura per indicarne l'essenzialità: un telaio con un paio di pattini di circa 30 chili, per scivolare sul ghiaccio. Secondo la tradizione, nasce grazie ad alcuni turisti inglesi, che non trovano divertimenti adeguati sulle nevi svizzere di Sankt Moritz. Non sapendo come ingannare il tempo, invece che sui declivi montani, si lanciano con le slitte per le strade del borgo, mettendo a rischio la salute dei valligiani. La soluzione è la stessa proposta da Oscar Wilde per il rugby ("Una buona occasione per tenere lontani trenta energumeni dal centro della città"), viene costruita una pista che parte da una chiesa in rovina: 1.214 metri di un percorso che, da quel gennaio 1885, è nota come Cresta Run. È la sola pista al mondo in ghiaccio naturale, che diventa la casa dello skeleton visto che, due anni dopo, i suddetti inglesi decidono di lanciarsi anche a testa in giù. Poiché lo si può praticare solo a Sankt Moritz, lo troviamo nel medagliere olimpico nelle edizioni del 1928 e nel 1948, ospitate nella località svizzera. Poi occorre attendere Salt Lake City 2002, quando la specialità troverà piste adeguate e sicure, ospitata sui tracciati di bob e slittino. A Sankt Moritz 1948 appartiene la storico oro di Nino Bibbia, un valtellinese che a 15 anni si trasferisce lì con la famiglia: si appassiona allo skeleton, fino a diventarne il più grande interprete dell'epoca.

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UNA MEDAGLIA STORICA

Se lo slittino ha la sua casa d'elezione in Alto Adige e se la tradizione del bob si è persa per strada dopo le imprese di Eugenio Monti (il "rosso volante" per Gianni Brera), in Italia lo skeleton non ha mai scaldato i cuori di chi si dedica agli sport invernali. Fino al 1° marzo 2020 e per merito di una coppia, al Mondiale di Altenberg, in Germania. Quel giorno Valentina Margaglio e Mattia Gaspari conquistano il bronzo nella gara a squadre, la prima assoluta. Il meccanismo è semplice: i due atleti effettuano la propria discesa, poi si sommano i tempi. Gli azzurri, denominati Italia II, arrivano dietro Germania II e Canada II, battendo Gran Bretagna II di soli 3 centesimi, che bastano per scrivere la storia. Margaglio è figlia di un matrimonio misto: il papà è volontario in Africa, in Costa d'Avorio conosce quella che diventa sua moglie. Al ritorno in Italia, il 15 novembre 1993 nasce Valentina, a Casale Monferrato, provincia di Alessandria. Pianura che più pianura non si può. Si appassiona allo sport negli anni del liceo, cominciando dall'atletica leggera: giavellotto, lancio del peso e velocità (prende parte ai campionati nazionali assoluti indoor 2013 e 2014 e a quello outdoor 2015). Si allena tra Vercelli e Vigevano, a un certo punto deve mollare perché lavora come cameriera a tempo pieno a Pontestura, il paese dove vive. Nel frattempo ha però scoperto la montagna, nonostante non ami le basse temperature («Non siamo persone da clima freddo, me compresa. Mamma, in particolare, è sempre attaccata al termosifone...»). Nel 2011 è stata contattata dalla Nazionale di bob, le sue doti da velocista sono una buona base come frenatrice, dove conta tantissimo la fase di spinta. Con Mathilda Parodi forma il bob a 2 che giunge quinto ai Giochi olimpici invernali giovanili di Innsbruck 2012. Valentina non è però convinta, si prende due anni di pausa. Ricomincia con il bob, poco dopo lo skeleton entra nella sua vita.

FORZA, RESISTENZA, SENSIBILITÀ E VELOCITÀ

Al primo impatto si procura tre punti di sutura («colpa del casco grande e dei capelli voluminosi»), debutta in Coppa Europa nel 2016. Due anni dopo entra nel gruppo degli atleti della Polizia penitenziaria, può dedicarsi a tempo pieno allo sport, specialità che regala emozioni uniche: «Servono capacità di spinta nei primi venti metri - racconta - e buona resistenza alla pressione sul casco. Quindi sensibilità di guida, per indovinare la traiettoria più veloce. I materiali sono importanti, slitta e pattini vanno regolati a seconda delle condizioni atmosferiche. Infine la cosa più affascinante è la combinazione tra velocità e una superficie instabile come il ghiaccio: si può arrivare a 130/140 chilometri orari di velocità». L'inizio non è incoraggiante, manca la qualificazione ai Giochi di Pyeongchang 2018. Lo prende come il punto di non ritorno per la carriera e si rimette al lavoro. Nel 2020 arriva la gioia del bronzo di Altenberg: «Un risultato inaspettato. Io e Mattia abbia fatto due buoni tempi che ci hanno portato in testa, abbiamo aspettato che scendessero le squadre più forti, dopo di noi. Canada e Germania ci finirono davanti, la Russia no. Quella gara mi ha dato una nuova consapevolezza e sicurezza».

PIÙ IN ALTO DI TUTTI

Riesce a qualificarsi per i Giochi di Pechino 2022, dove giunge 12ª, ma la gara a squadre le regala un'altra soddisfazione, ancora più preziosa del bronzo mondiale. Succede a Sankt Moritz, dove tutto era iniziato. Il 12 gennaio 2024 vince una gara di Coppa del mondo insieme con Amedeo Bagnis, un altro primo posto 76 anni dopo quello di Bibbia. Un primo posto di "pianura", visto che Bagnis è di Tricerro, nel Vercellese. Una giornata speciale per entrambi: Valentina si era classificata seconda nell'individuale e Bagnis aveva vinto. Quel 2024 le consente di arrivare terza in classifica generale, dietro l'olandese Kimberly Bos e la belga Kim Meylemans. È la prima italiana in assoluto, maschi compresi, a chiudere sul podio da quando la Coppa è nata nel 1996-97. Il sogno oggi si chiama Milano Cortina 2026, un evento che non solo riporta i Giochi in Italia ma, finalmente, consegna una pista definitiva su cui allenarsi. Per volere del Comitato olimpico internazionale, sarà l'ultima a essere costruita: ce ne sono a sufficienza in giro per il mondo e si vuole mantenere adeguato l'impatto ambientale. Per i nostri sport veloci sarà una possibilità in più di crescita. Valentina finora si è adeguata andando a Robbio Lomellina, in provincia di Pavia, dove il suo preparatore atletico e compagno di vita (Andrea Gallina) ha realizzato un pistino dove spingere a secco. È la seconda a livello mondiale nella fase iniziale di spinta, il suo punto di forza. Poi serviranno nervi freddi, capacità di guida e coraggio. Occorre spingere avanti le lancette della storia, dopo Nino Bibbia e il 1948.