Valentina Greggio, la sciatrice che va più veloce degli uomini
Valentina Greggio è la numero uno al mondo nello sci di velocità. A Vars ha realizzato l'impresa di arrivare prima davanti a tutti
Nel mondo dello sport è sempre complicato coniugare donne e velocità. Ancor più che nel calcio, esistono preconcetti duri a morire. Si fatica a scavalcare un recinto prettamente maschile, ritenendo la donna non all'altezza dell'uomo quando si tratta di dialogare con un motore. Nella Formula 1 c'è il solo esempio di Lella Lombardi capace, al di là del mezzo punto conquistato nel GP di Spagna del 1975, di conquistare tutti con la sua competenza e passione. Maggiore rispetto si è avuto nelle moto dopo che, nel 1987, aveva debuttato la finlandese Taru Rinne nella classe 125, oggi scomparsa. Nel 1988 ottenne i primi due punti al Mondiale, che diventarono 23 l'anno successivo, con il settimo posto nel GP di Germania quale miglior risultato in carriera. In epoca più recente altre hanno saputo fare decisamente meglio. La sua connazionale, Kirsi Kainulainen, ha vinto il Mondiale sidecar nel 2016 con Pekka Päivärinta, diventando la prima campionessa iridata in un campionato di motociclismo ufficialmente riconosciuto dalla Federazione internazionale. Due anni dopo la spagnola Anna Carrasco ha fatto tutto da sola, diventando la prima donna a vincere un campionato mondiale misto (il Supersport 300).
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DRITTI IN DISCESA, SENZA CURVE
Pochi segnali sparsi, che aiutano comunque a tracciare un percorso delle donne nella velocità. E un ulteriore contributo è arrivato da una italiana, senza dover ricorrere ai motori. Tutta una questione di materiali, aerodinamicità e coraggio: così Valentina Greggio, il 2 febbraio 2025, è diventata la prima ad andare più veloce degli uomini in una specialità tanto folle quanto di nicchia come lo sci di velocità. Non si pensai allo sci alpino, a una discesa libera. È un'altra cosa. Lo si può avvicinare a quelli che, spesso sulle superfici di un lago salato, si piazzano al volante di una vettura strana e partono sparati dritto per dritto, alla ricerca di un limite da superare. Nello sci di velocità (o chilometro lanciato) ci si piazza su un pendio ripido, con tute ultra aderenti e caschi che ricordano le Formula uno, e ci si butta giù alla ricerca della massima velocità, su una pista senza curve. La specialità nasce nel 1930, sulle nevi svizzere di Sankt Moritz: l'austriaco Gustav Lantshner stabilisce il primo record mondiale con 105,675 km/h. Da allora le velocità sono aumentate a dismisura, su una rete ristretta di piste in giro per il mondo, viste le caratteristiche particolari richieste. L'attuale primato è del francese Simon Billy, con 255,50 km/h.
DALLO SCI ALPINO AL CHILOMETRO LANCIATO
È una specialità in cui gli italiani sono sempre stati protagonisti. Soprattutto con i fratelli valdostani Simone e Ivan Origone: sei titoli mondiali (nessuno come lui) per il primo e uno per il secondo. Sono loro a ispirare la giovane Valentina, che nasce a Verbania il 19 marzo 1991. In questa zona del Piemonte è naturale mettersi subito gli sci ai piedi, lei comincia a tre anni. Tra i pali non si emoziona, la storia cambia una prima volta, quando prova la discesa libera, e una seconda volta, quando la contatta il responsabile della squadra italiana di sci di velocità. È innamoramento a prima vista, con le prime competizioni nel 2010. Fa in fretta a porsi all'attenzione generale, conquistando tre anni dopo il primo titolo iridato nella categoria Sdh, quella in cui si usano materiali da libera, con il record mondiale fissato a 202,576 km/h. Nel 2014 il passaggio alla categoria superiore, con la attrezzatura specifica da aerodinamica. Anche qui non perde tempo: nel 2015 vince il Mondiale e la Coppa del mondo, nel 2016 stabilisce il primato - ancora imbattuto - volando ai 247,083 km/h sulle nevi francesi di Vars, ben oltre i 236 km/h che erano stati raggiunti in precedenza su quel tracciato. «La notte prima prima avevo sognato di batterlo», racconta nelle interviste dopo l'impresa.
CORAGGIO, MATERIALI E AERODINAMICA
Greggio è oggi la numero uno della specialità. Le sei Coppe del mondo e i cinque titoli mondiali la rendono l'atleta più vincente della disciplina. Una disciplina che adora: «Cosa servono? Scorrevolezza, sensibilità, buone capacità aerodinamiche. In tanti aggiungono il termine “coraggio”. La velocità per me è essenza e superamento del limite». Una velocità che l'azzurra raggiunge con un lavoro fatto di precisione e preparazione. In Italia non esistono piste con le caratteristiche richieste dalla specialità - lunghezza, ripidità e accessibilità, rese ancora più complicate dal riscaldamento climatico che fa sparire la neve - e lei deve cercare alternative per allenarsi con costanza. Diventano così fondamentali le ore in palestra per la resistenza, decisiva per mantenere sempre la posizione, e quello sulla mente, per rimanere lucida nel caso di un imprevisto. E poi ci sono i materiali, che non finiscono mai di evolversi. Greggio lavora con il team Dallara, soprattutto con l'ingegnere Dialma Zinelli, che era stato l'aerodinamico di Alex Zanardi nell'handbike. In questo modo ha perfezionato ogni aspetto: dal casco ai bastoncini, dagli spoiler degli scarponi all'aerodinamica perfezionata nella galleria del vento.
L'ALLIEVA BATTE IL MAESTRO
Tutto questo ha contribuito non solo a lasciarsi dietro la svedese Agnes Abrahamsson, oggi rivale principale, ma anche gli uomini. Come accaduto inaspettatamente il 2 febbraio in Coppa del mondo a Vars, luogo che diventa del cuore dopo avervi stabilito il primato di velocità. Arrivata in fondo, il rilevatore di velocità segnava 202,140 km/h contro i 202,120 di Simone Origone, ancora in pista a 45 anni. Prima, davanti al campione che ispirava la debuttante Valentina: «Cercavo di copiarlo e lo faccio ancora adesso, batterlo è stato eccezionale. Cosa mi ha detto? "Brava" e credo sia già abbastanza, non è semplice accettare di essere battuto da una donna». Perché, anche se Greggio non ha mai avvertito la questione di genere come un ostacolo in carriera, però ammette di non sentirsi completamente a suo agio nella considerazione generale: «Lo sci è uno sport un po' maschilista, molti sostenevano che io vincessi perché le altre erano scarse. Per questo ho sempre sostenuto che mi sarebbe piaciuto battere gli altri almeno una volta». E lo ha fatto, sfrecciando più veloce di tutte - e di tutti... - sulle nevi di Vars.
Essere un'atleta donna ha mai costituito un ostacolo per te?
«Non direi un ostacolo, dal momento che lo sci – sia di velocità che alpino – è uno sport inclusivo, paritario. La considerazione rispetto ai risultati è forse diversa: quando si parla di record del mondo, sono le velocità ottenute dagli atleti uomini a essere menzionate per prime, essendo di fatto assolute. Ci si può sentire, ogni tanto, in ombra».