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Thea LaFond: con lei il mondo
ha scoperto la piccola Dominica

Thea LaFond 

A 5 anni Thea LaFond si trasferisce con la famiglia nel New Jersey. Povertà, sacrifici, razzismo: fino alla scoperta del talento per il salto triplo. La lenta progressione, l’aiuto della psicologa, i trionfi ai Mondiali indoor e alle Olimpiadi di Parigi.

Fino al 1978, Dominica apparteneva alla Gran Bretagna. È una repubblica giovane, dunque, che non ha ancora mezzo secolo di vita. Il mondo l’ha scoperta il 3 agosto di quest’anno quando, ai Giochi di Parigi, Thea LaFond, ha vinto la medaglia d’oro nel salto triplo. In realtà, aveva già conquistato il titolo mondiale indoor cinque mesi prima, ma il trionfo olimpico ha assicurato, a lei e al suo Paese d’origine, una popolarità straordinaria. Paese d’origine perché Lafond vive negli Stati Uniti da quando aveva 5 anni. Nel suo primo ricordo siede sul sedile posteriore di un’automobile accanto alla zia: con i genitori, sta recandosi all’aeroporto per prendere un volo per il New Jersey. "Quando potrò venire a trovarti, zia?", le domanda. La risposta la lascia senza fiato: "Piccola, non lo farai mai". Nel crudo realismo della donna c’è la consapevolezza che gli Stati Uniti sono troppo lontani e costosi per pensare che i familiari e la piccola Thea possano tornare a casa, anche solo per una vacanza. "Mentre l’aereo volava, ricordo di aver chiesto che cosa fosse quell’enorme macchia marrone sotto di noi, perché no, non poteva certo essere il mare. Il mare è blu. L’Oceano è del colore del cielo. Ma questo, forse, è vero soltanto nei Caraibi".

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LE REGOLE DELLA MAMMA


Nella nuova abitazione vivono in otto perché c’è anche un’altra zia con la propria famiglia. Lei dorme nella stanza com mamma e papà. È un’esistenza faticosa, quella dei genitori, che si danno un gran daffare per guadagnare quanto necessario perché alla bimba non manchi nulla, per quanto possibile. Certo, bisogna fare sacrifici, rinunce. E quando va a scuola Thea si rende conto che il suo accento è diverso da quello dei compagni e non sempre è semplice farsi accettare. Ma la mamma ha le idee chiare su cosa sia necessario per integrarsi in una realtà tanto differente. La regola è ferrea: non si torna direttamente a casa dopo la fine della scuola ma bisogna sempre avere qualcosa da fare per occupare le giornate piacevolmente. "Grazie a questo non mi sono mai sentita sola", ha ricordato LaFond, che fin da quegli anni aveva una grande passione: la lettura. Pizza Hut aveva un programma, che esiste ancora oggi, chiamato “Book it”: si regala una pizza a qualunque bambino dimostri di aver letto un libro intero, spuntandolo da una lista. E Thea, ogni volta che ne finisce uno, fa firmare la ricevuta dalla maestra e poi corre velocissima a riscuotere il premio che ha un significato immenso, perché significa dare un contributo a ciò che sarebbe portato in tavola la sera.

Thea LaFond 

LA SVOLTA PER NECESSITÀ


C’è il coro, ci sono le lezione di arte, c’è lo sport. Ma, soprattutto, c’è la danza. Fino ai 13 anni si dedica alla classica e al jazz. Le piace tantissimo, è brava e pensa che quella potrebbe essere la sua strada. Poi nasce il fratellino. "Il balletto costa troppo", le dicono i genitori, dispiaciuti quanto lei. "Scegli qualcosa che sia organizzato dalla scuola e che dunque sia gratuito". Si dedica al volley finché, seguendo le inclinazioni di un paio di amiche, scopre l’atletica leggera. In poco tempo, gli insegnanti si rendono conto del suo talento per il salto in alto e, ancor più, per il salto triplo. Fino al 2015 si dedica a entrambe le discipline, anche se i risultati sembrano indicarle chiaramente la via: nel 2013 a Medellin vince la medaglia di bronzo ai Giochi Panamericani Under 20 nel triplo.

L’AIUTO DECISIVO


Dopo avere fallito per la troppa emozione l’appuntamento con l’Olimpiade di Rio de Janeiro nel 2016 (arriva 37ª e ultima, con un 12,82 e due nulli), i progressi diventano costanti. Nel 2017 raggiunge quota 14,20 e l’anno dopo non solo entra nella top 20 ma sale sul podio due volte: prima a Gold Coast nei Giochi del Commonwealth, poi a Toronto nei Campionati Nacac, riservati agli atleti di nord e centro America e Caraibi. L’Olimpiade del 2021 a Tokyo rappresenta l’occasione per cancellare la delusione brasiliana. Le qualificazioni, che conclude al terzo posto, alimentano grandi speranze. E invece, nella finale, tutto attorno a lei diventa buio. Nullo, 12,57, nullo. È 12ª e ancora ultima. Capisce che è una questione mentale, non certo fisica o atletica. E decide di affidarsi a una psicologa, con la quale comincia un lavoro pesante ma gratificante. Emergono i traumi e le difficoltà dell’infanzia e dell’adolescenza. Piano piano, LaFond sente che sta riuscendo a sistemare i tanti pezzetti della sua anima. Ed ecco che avviene il nuovo salto di qualità: nel 2022 è argento a Birmingham ai Giochi del Commonwealth con 14,39 e oro a Freeport nei Campionati Nacac con 14,49, l’anno dopo bronzo a Santiago ai Giochi Panamericani con 14,25.

Thea LaFond 

ADESSO SÌ


È entrata nell’élite mondiale: adesso sì che si sente pronta. All’inizio di marzo del 2024 è tra le favorite nei Mondiali indoor di Glasgow: è sua la seconda migliore prestazione dell’anno, alle spalle della cubana Leyanis Pérez Hernández. Questa volta non patisce l’ansia da prestazione: al primo salto va già al comando con 14,41, al secondo supera per la prima vota il muro dei 15 metri planando a 15,01. Nessuna delle avversarie riesce a fare meglio, neppure Pérez Hernández, che si ferma a 14,90. La sfida con la cubana ritorna cinque mesi più tardi. Il 2 agosto a Parigi ci sono le qualificazioni: va in finale chi salta almeno 14,35 o comunque in classifica è tra le prime dodici. Il primo tentativo di LaFond è nullo, poi salta esattamente la quota che consente di giocarsi le medaglie. Pérez Hernández è arrivata a 14,68: i bookmaker puntano forte su di lei. Il giorno dopo, al primo giro di salti la cubana è ancora la migliore, mentre Thea è quarta con 14,32. Poi il balzo che lascia tutti a bocca aperta: 15,02, un centimetro in più del record personale stabilito a Glasgow. Anche questa volta nessuna la batte: la giamaicana Shanieka Ricketts e la statunitense Jasmine Moore salgono sul podio fermandosi rispettivamente a 14,87 e 14,67. Pérez Hernández è quinta con 14,62. Dominica conquista la prima medaglia d’oro olimpica della sua storia. Thea LaFond, a trent’anni, ha concluso la sua lunga rincorsa nel miglior modo possibile.