Tathiana Garbin, la capitana speciale
La selezionatrice Tathiana Garbin è una delle protagoniste della Nazionale italiana femminile, che ha trionfato nella Billie Jean King, il “Mondiale del tennis”, per due edizioni consecutive. Competenza, determinazione e la lotta contro un raro tumore.
Un anno fa, dopo il trionfo azzurro nella Billie Jean King Cup a Malaga, Tathiana Garbin commentò: «Questo sarebbe il momento giusto per lasciare. Di più non so davvero cosa desiderare». Dodici mesi più tardi, quello che la capitana della Nazionale italiana femminile di tennis non osava neppure esprimere è diventato realtà. A Shenzhen, in Cina, le azzurre si sono ripetute, vincendo dunque per la seconda volta consecutiva quello che a buon diritto si può considerare il campionato mondiale. Jasmine Paolini, Elisabetta Cocciaretto - protagoniste nei singolari -, Sara Errani, doppista insieme a Paolini, Lucia Bronzetti e la giovanissima Tyra Grant, l’unica che nel 2024 non faceva parte della squadra, hanno sconfitto in finale le favoritissime statunitensi dopo aver battuto la Cina nei quarti e l’Ucraina in semifinale. Tre giocatrici in campo, però questo è un trionfo di squadra: e il segreto ha il nome e il cognome di Tathiana Garbin.
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NEL MOMENTO PIÙ BUIO
Nata a Venezia il 30 giugno 1977, è stata tennista di buon livello. Ha vinto un torneo Wta nel singolare e undici in doppio, ha raggiunto i quarti nel doppio misto al Roland Garros e nel doppio a Wimbledon, salendo nel ranking mondiale fino al 22° posto nel singolare e al 25° nel doppio. Capitana, ovvero selezionatrice, della Nazionale è diventata nel momento più buio della storia recente. L’Italia, infatti, tra il 2006 e il 2013 aveva conquistato quattro vittorie in cinque finali del torneo, che all’epoca si chiamava Federation Cup. Non era mai accaduto, in precedenza. Poi cominciò un periodo di decadenza che nel 2017 ci portò addirittura in Serie C. A quel punto nessuno, neppure il più inguaribile degli ottimisti, avrebbe potuto immaginare un futuro quanto meno incoraggiante: figuriamoci vincente. E invece…
DETERMINAZIONE E COMPETENZA
E invece Garbin in quasi otto anni ha lavorato con determinazione e competenza, contribuendo a ricostruire un movimento che è tornato a brillare, anche se il nostro non è il più profondo, né quello che ha il maggior numero di campionesse: nelle prime cento del ranking Wta sono soltanto tre le italiane. A Shenzhen c’erano squadre più forti, che però si sono dovute arrendere allo straordinario spirito di gruppo che Garbin ha saputo creare mantenendo uno sguardo sempre a trecentosessanta gradi. Nel 2013, per dire, aveva invitato Paolini a Cagliari per assistere all’ultimo successo della generazione precedente: Jasmine aveva diciassette anni, proprio come Grant oggi, chiamata con lo scopo preciso di aiutarne l’inserimento in prospettiva. I suggerimenti di Garbin sono continui, puntuali, precisi. Mantiene la necessaria lucidità anche quando si lascia andare all’entusiasmo e invita con ampi gesti il pubblico ad applaudire le sue ragazze. Già, le “sue” ragazze. Ha commentato in diretta su SuperTennis dopo la vittoria sugli Stati Uniti: «Le ragazze stanno scrivendo la storia, stanno facendo imprese straordinarie. Quando giocano con la maglia della Nazionale riescono a reclutare energie che magari non hanno in altri tornei. Sono molto soddisfatta di loro e di quel che fanno: non mancano mai a una chiamata, sono sempre presenti e quando non giocano tifano per chi è in campo». Poi si è voltata verso di loro: «Sono orgogliosa della squadra che siete e di quello che state facendo».
LA BATTAGLIA CONTRO IL TUMORE
D’altra parte, Garbin ha dimostrato di possedere tanta determinazione anche nella vita di tutti i giorni. Nel novembre del 2023 rivelò di avere lo pseudomixoma peritonei, un tumore raro che origina dall’appendice e colpisce una persona su un milione. Raccontò, all’epoca: «Mi hanno tolto anche la milza e non ho gli anticorpi che il mio fisico dovrebbe produrre. Incontro i parenti con la mascherina, però la situazione richiede massime precauzioni». Il primo intervento chirurgico, oltre tutto, ebbe delle complicazioni: «Occlusione intestinale. È come se, finito un match durissimo e data la mano all’avversaria, l’arbitro fosse venuto a chiamarmi sotto la doccia: Tati, sei ancora 5-5 al terzo set, devi tornare in campo. Che fai? Accetti oppure rischi di perdere la partita. Sono state settimane difficilissime, un percorso pieno di dolore ma può succedere: asportato il peritoneo, le aderenze a livello intestinale possono occludere l’intestino. Ho risolto senza necessità di una terza operazione, mi considero fortunata. Alla fine riesco sempre a uscirne in piedi. E tanto aiuto mi hanno dato le mie ragazze, che prima del secondo intervento sono venute a trovarmi a Pisa con una nostra foto incorniciata: non ho smesso di guardarla un attimo».
CAMBIARE LA STORIA
Billie Jean King, a cui il torneo è intitolato dal 2020, è stata una delle atlete che più hanno cambiato la storia, battendosi all’inizio degli anni Settanta perché le donne avessero lo stesso trattamento economico degli uomini, diventando la prima tennista a sconfiggere un avversario di sesso maschile - Bobby Riggs nella “Battaglia dei sessi” celebrata anche da un film con Emma Stone - e infine impegnandosi in prima persona nella lotta per i diritti a difesa degli omosessuali. Garbin la considera un prezioso modello di riferimento: «Billie Jean dopo la premiazione ci ha ricordato quanto sia importante lottare per i nostri diritti di donne e atlete. In Italia si parla di patriarcato, c’è ancora tanto da lavorare. Ecco perché bisogna dare sempre la giusta visibilità ai risultati delle ragazze».