Stéphanie Frappart, l’arbitro che ha rivoluzionato il calcio
Stéphanie Frappart è la prima donna ad aver diretto partite maschili, dalle categorie inferiori al Mondiale. Un’ascesa irresistibile che l’ha resa un punto di riferimento: «Conosco le mie emozioni e so come gestirle»
Da quando ha cominciato la carriera di arbitro, a Stéphanie Frappart si accompagna puntualmente la frase “non era mai successo nel calcio che una donna…”. Cambia il prosieguo della frase, tuttavia ogni volta è un passo avanti, un gradino in più di un’ascesa che lei per prima non immaginava così esaltante e così inarrestabile. Eppure, quanto le è accaduto non è altro che la naturale conseguenza del cammino intrapreso quando, a tredici anni, decise di abbandonare le ambizioni da calciatrice ma anche di rimanere in un mondo che le piaceva e la affascinava. All’inizio, come era inevitabile, gli amici la prendevano in giro: quando si gioca a pallone, i meno dotati finiscono in porta o, per l’appunto, a fare l’arbitro. Figuriamoci poi se si tratta di una ragazza. Ma lei non si curava di battute e ironie. Dentro di sé aveva chiaro il percorso che la attendeva. Sapeva che era lungo e impegnativo, sapeva di non avere alcuna certezza. Ma sapeva anche che era ciò che più desiderava al mondo. Era giovane, però conosceva già molto bene i concetti di professionalità e serietà: indispensabili per arrivare dove si desidera.
Per la parità di genere nel settore dei viaggi e del turismo
GENITORI FRUSTRATI E PERSONE RETROGRADE
E così cominciò il suo percorso: iniziò come tutti ad arbitrare le partite dei settori giovanili. Furono, e non sembri un paradosso, quelle più difficili, perché sono i campi dove più spesso il suo essere donna diventò bersaglio delle urla di genitori frustrati e, in generale, di persone retrograde. Ogni ostacolo non fece che rafforzarla nella propria convinzione e contribuì a dimostrare il suo talento di arbitro. Tanto che, nel 2014, venne incaricata di dirigere la gara di Ligue 2 maschile (la Serie B francese) tra Niort e Brest. Parallelamente le vennero affidati incontri sempre più importanti di calcio femminile (il Mondiale del 2015, l'Olimpiade del 2016, l'Europeo del 2017, la finale del Mondiale Under 20 del 2018), fino ad arrivare all'anno della consacrazione definitiva.
LA DECISIONE CHE SORPRESE IL MONDO
Il 28 aprile 2019 diventò la prima donna a dirigere una partita della Ligue 1, quella tra Amiens e Strasburgo. Tra giugno e luglio scese in campo quattro volte nel Mondiale femminile organizzato in Francia: a lei venne affidata la finale tra Stati Uniti e Olanda. Infine, la decisione più sorprendente. L'Uefa le assegnò la Supercoppa Europea, che si giocava il 14 agosto a Istanbul tra due squadre inglesi, il Liverpool e il Chelsea, rispettivamente vincitori della Champions League e dell’Europa League. Fu un provvedimento per molti aspetti anche politico, visto che il trofeo fu assegnato in un paese dove la quasi totalità degli abitanti si professa musulmano e dove i diritti delle donne passano spesso in secondo piano. Fu, più in generale, un messaggio universale, considerato quanto faticosamente le calciatrici stavano (e stanno) lottando contro il maschilismo dominante in questo sport.
«SPERO DI ESSERE UN ESEMPIO PER OGNI RAGAZZA»
Quando ricevette la notizia, Stéphanie rimase interdetta, quasi stupita. Sì, c'era stato qualche segnale nelle settimane precedenti e per le sue prestazioni durante il Mondiale femminile aveva ricevuto molti complimenti. Ma non immaginava che questo anno così significativo per la sua carriera le portasse anche un compito impegnativo, e allo stesso tempo molto gratificante. Non aveva ancora 36 anni: è nata il 14 dicembre 1983 a Herblay, nel dipartimento della Val d'Oise, a nord di Parigi. È la seconda di quattro fratelli: anche loro hanno tentato di arbitrare, ma molto in fretta hanno deciso di rinunciare, accontentandosi di giocare nelle categorie dilettantistiche. All’epoca Frappart era direttrice nel dipartimento amministrativo della Federazione sport e tempo libero, nella capitale francese. Il giorno prima di Liverpool-Chelsea aveva ripetuto davanti al mondo le convinzioni portate faticosamente avanti in tutto questo tempo: «Tecnicamente e fisicamente le donne sono come gli uomini. Non abbiamo paura di sbagliare. Conosco le mie emozioni e so come gestirle: mi alleno ogni giorno anche per questo. Mi auguro di essere un esempio per tutti gli arbitri donna e per le ragazze che hanno la stessa aspirazione grazie alla quale sono arrivata fino qui». Quando scese in campo davanti ai quarantamila spettatori della Vodafone Arena, maglietta e calzettoni gialli, calzoncini neri, i capelli raccolti, sentì un brivido intenso e in un attimo ripensò a tutto il cammino fatto per essere a Istanbul e dirigere una partita tanto importante. Questione di un attimo, perché il suo ruolo impone attenzione e concentrazione in ogni secondo dell'incontro. Fu una sfida combattuta: i tempi regolamentari finirono 1-1, i supplementari 2-2. Furono necessari i rigori per assegnare il trofeo al Liverpool. Stéphanie diresse con piglio e autorevolezza. Chi aveva dubbi sulla sua tenuta atletica fu zittito dalla continuità espressa da Frappart per tutti i centoventi minuti a quasi trenta gradi. Per lei, la sera stessa e nei giorni seguenti sui giornali, ci furono soltanto elogi. Era soddisfatta, felice. Ma, nei suoi pensieri, c'era già la prossima prima volta.
IL LENTO CAMMINO VERSO LA NORMALITÀ
Ed eccola dunque designata per una partita di Europa League fino all’esordio in Champions, la competizione più importante: avvenne a Torino, il 3 dicembre 2020, in occasione della sfida tra la Juventus e la Dynamo Kiev. Infine, la vetta più alta dell’inarrestabile carriera: il 29 novembre 2022 la Federazione internazionale annunciò che due giorni dopo Frappart avrebbe arbitrato la partita tra Costarica e Germania nella fase finale del Mondiale in Qatar. Non si sorprese più nessuno. Finalmente il concetto di un arbitro donna in un incontro di calcio maschile aveva cominciato ad appartenere alla normalità, tant’è vero che sta accadendo in tantissime nazioni. Ovunque, il punto di riferimento si chiama Stéphanie Frappart.