Simone Biles: la campionessa fragile che non smetterà mai di stupire
Nessuno ha vinto tante medaglie quante Simone Biles tra Olimpiadi e Mondiali. L’infanzia difficile, le molestie subite, le difficoltà nel reggere certi ritmi a livello mentale. La leggerezza dei suoi voli: oltre tutto e tutti
La campionessa fragile non ha ancora smesso di stupire. Non smetterà mai, in realtà. Perché chiunque leggerà la sua storia, tra dieci venti cento anni, si renderà conto di quello che Simone Biles ha rappresentato nello sport. Talvolta, i numeri servono per comprendere appieno il fenomeno davanti al quale ci troviamo. E allora: è la prima e unica ginnasta nella storia ad aver vinto più di tre titoli mondiali nel concorso individuale (tra il 2013 e il 2023), a pari merito con il giapponese Kohei Uchimura ha conquistato 6 titoli mondiali all-around, è la più medagliata di sempre - uomo o donna - tra Olimpiadi e Mondiali (37). Tra il 2013 e il 2024 si è imposta in tutte le gare all-around a cui ha preso parte, tranne in tre occasioni. Per due volte la rivista Time l’ha inserita tra le cento persone più influenti del mondo e nel 2022 Joe Biden le ha conferito la medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza civile statunitense.
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NONNA NELLIE. ANZI, MAMMA NELLIE
Facciamo un salto indietro. A quando Simone ha sei anni. È nella sua stanza, davanti allo specchio. «Mamma... mamma... mamma» ripete, quasi a metabolizzare il nuovo significato di questo termine. Quando si sente pronta, scende al piano di sotto, entra nella cucina dove la nonna sta preparando la cena. «Mamma...». «Sì?», le risponde la donna. Ecco, in questa scena così breve, ma così intensa, sono racchiusi il tormento e la felicità di Simone Arianne Biles e della sorella Adria, di due anni più piccola. Negli ultimi mesi del 2000, Ronald Biles e la moglie Nellie hanno deciso di assumere la responsabilità genitoriale che i giudici hanno tolto a Shanon, figlia di Ronald e madre di Simone e Adria, da molto tempo in grave difficoltà per la dipendenza da droga e alcol. Per le due bambine inizia una vita nuova e più tranquilla nella casa a nord di Houston, insieme con Ronald, impiegato nell'Aeronautica militare e poi controllore del traffico aereo, e Nellie, che dopo un periodo da infermiera ha aperto con altri soci una serie di case di cura. Quando, nel 2003, Simone pronuncia quella parola, Nellie capisce che il loro rapporto è entrato in una nuova dimensione, ancora più intima e importante: e che il futuro avrà molte pagine belle per loro. Ma, di sicuro, neppure lui può immaginare che Simone diventerà la più grande campionessa nella storia della ginnastica. È poco più di un divertimento, almeno fino all'incontro con Aiméè Borman. È l'allenatrice che per prima intuisce le straordinarie qualità della piccola atleta e che si rivela decisiva nella preparazione tecnica e nella determinazione mentale. Simone comincia a mettersi in evidenza a livello nazionale, fino a diventare, a Saint Louis nel 2012, campionessa statunitense juniores nel volteggio. Da allora, è un'ascesa continua: nella stagione successiva vince l'oro nel concorso individuale seniores, ma soprattutto conquista i primi titoli a livello internazionale, salendo sul gradino più alto del podio sia nel concorso individuale, sia nel corpo libero nel Mondiale di Anversa. Proprio qui, in Belgio, introduce l'esercizio alla trave per cui diventa celebre: un doppio salto raccolto indietro con due avvitamenti, il primo di quattro elementi da lei inventati in sette anni.
L’ASCESA INARRESTABILE
L'ascesa è costante e inarrestabile: nel 2015 a Nanning, in Cina, vince quattro medaglie d'oro (individuale, trave, corpo libero, prova a squadre), ma è il 2016 l'anno in cui il mondo scopre definitivamente il talento cristallino di Biles. Le luci delle Olimpiadi, disputate quell'anno a Rio de Janeiro, hanno una potenza superiore a qualsiasi altra competizione e lei si fa illuminare a ripetizione. In una settimana sale sul podio cinque volte, per ricevere quattro medaglie d'oro (individuale, volteggio, corpo libero, prova a squadre: mai una ginnasta statunitense era riuscita in una simile impresa) e una di bronzo (trave). Le viene affidato il ruolo di portabandiera durante la cerimonia di chiusura dei Giochi, a sottolinearne la consacrazione a nuova stella. Quattro sono gli ori anche a Glasgow e a Doha nelle due successive edizioni del Mondiale, fino alla memorabile settimana dell’ottobre 2019 a Stoccarda, quando Simone non soltanto conquista cinque titoli (concorso a squadre e individuale, volteggio, trave e corpo libero) ma diventa l’atleta con il maggior numero di medaglie nella storia della ginnastica: venticinque, due in più del bielorusso Vitaly Scherbo, protagonista negli anni Novanta. Un suo esercizio è talmente complesso che la federazione internazionale ha attribuito un coefficiente di difficoltà inferiore a quello reale, ritenendolo troppo pericoloso, per il timore che altre ginnaste provino a emularla, rischiando di infortunarsi seriamente. Biles non la prende bene. D’altra parte, non si è mai tirata indietro quando si è trattato di sostenere una posizione, anche di fronte a questioni molto delicate come le molestie subite da centoquaranta donne, tra le quali lei, da parte di Larry Nassar, all’epoca dei fatti medico della Nazionale statunitense: «Mi sono chiesta se sono stata io troppo ingenua, se la colpa potesse essere mia. No, non è stata colpa mia. Non devo accollarmi le responsabilità che appartengono a Nassar, alla federazione e altri», ha scritto in un post sui social con l’hashtag #metoo, il movimento che si è diffuso a partire da ottobre 2017 per denunciare e combattere le violenze sessuali sui luoghi di lavoro.
LA SOFFERENZA E LA RINASCITA
Quattro anni dopo, ai Giochi di Tokyo rinviati di dodici mesi per la pandemia, decide di disputare soltanto la prova a squadre, dove le statunitensi concludono al secondo posto, e la trave. Arriva un bronzo, ma arriva, soprattutto, la consapevolezza della necessità di fermarsi. In un post su Instagram, spiega la ragione per cui non è in grado di gareggiare: un blocco mentale. Rimane lontana dalle competizioni per quasi due anni. Ma quando torna, ai Mondali di Anversa nel settembre 2023, è di nuovo lei: vince l’oro nel concorso individuale, nella trave, nel corpo libero e nella gara a squadre. Il 30 giugno di quest’anno, dopo aver dominato i Trials, confida: «Tornando in palestra e avendo fiducia nel lavoro con i miei allenatori (Cecile e Laurent Landi, n.d.r.), sapevo che sarei tornata. È stato difficile ritrovare me stessa, soprattutto a livello mentale. Ma adesso sono di nuovo qui». Sa di essere diventata un simbolo, Simone, e tuttavia non ha mai perso il senso della realtà e quei sentimenti di gratitudine e riconoscenza che, di anno in anno, l’hanno legata in maniera sempre più indissolubile a chi ha saputo esserle sempre vicino: a cominciare da mamma Nellie.