Perché i gatti ci rendono felici?
Condividi su
Sono gli esseri che sbaciucchiamo senza sosta quando torniamo a casa, quelli che ci incollano allo schermo in uno scroll infinito di Instagram, creature che ci fanno sorridere anche se non sorridono, animali che intere civiltà hanno considerato sacri, intoccabili, divini.
Sul mistero che accompagna il loro fascino sono state scritte centinaia di migliaia di parole e di certo tutti sono stati amati enormemente, almeno tanto quanto la gatta di Karl Lagerfeld, se non di più. Ai nostri gatti perdoniamo qualsiasi cosa, anche che ci sveglino cinque volte a notte da dieci anni, che graffino proprio quel mobile appena comprato o che che tirino il filo del nostro maglione preferito perché ci si sono impigliati con le unghie mentre cercavano di tenerci stretti o di sfuggire ai nostri abbracci troppo insistenti.
Perché il punto è proprio questo: aspiriamo a che loro ci vogliano almeno quanto li desideriamo noi.
Ma perché i gatti sono così magnetici, catalizzano con uno sguardo la nostra attenzione e spazzano via in un soffio una giornata storta solo contorcendosi in quella posizione che ci fa letteralmente impazzire?
I gatti ci rendono felici, non c’è niente da fare. Ci rendono felici al punto che noi, abituati come siamo a ben altri sentimenti, sopraffatti da cotanta meraviglia, proviamo verso di loro addirittura quella che viene chiamata “aggressività positiva”, ovvero quell’irresistibile voglia di strizzarli, divorarli, stritolarli.
Avviene perché ci sono momenti in cui la bellezza del gatto ci dona un tale stato di gioia che non siamo quasi in grado di sostenerlo, disabituati come siamo alla felicità.
Interagire con un gatto, ormai lo dice anche la scienza, ha un effetto calmante sul sistema nervoso. Accarezzare un gatto riduce automaticamente lo stress, placa l’ansia, abbassa la pressione sanguigna, facendo aumentare il nostro senso di benessere e migliorando così anche la nostra salute. La semplice presenza di un gatto crea un'atmosfera di tranquillità in casa, fatta di pose regali e di ritmi sonnacchiosi.
I gatti ci rendono felici perché sono, a differenza di come li vorrebbero i luoghi comuni, molto affettuosi, ed è la sorpresa di questo affetto inatteso che ci fa sentire speciali. In più anche i meno affettuosi sono talmente belli nella loro magnificenza felina da farci comunque innamorare. E questo perché i gatti sanno rassicurarci sul nostro valore: ci cercano, vogliono il nostro sguardo, le nostre coccole, ci fanno le fusa (un’arma micidiale), alcuni addirittura ci "impastano" come se li avessimo messi al mondo. E lo fanno nonostante i nostri difetti, la nostra stanchezza e le nostre giornate no. Così noi rilasciamo l’ormone dell’ossitocina e ci sentiamo felici per davvero. Ma quando ci ricapita una relazione così, che oltretutto si rinnova ogni giorno?
E poi i gatti sono divertenti. Sono curiosi. Le loro acrobazie e i loro agguati riescono a essere perfetti e buffi allo stesso tempo e rappresentano davvero una forma di intrattenimento irresistibile per chi guarda. Tant’è che le loro imprese sono diventate, appunto, uno dei contenuti video più ipnotici di sempre. Il gatto, insomma, anche se ci tocca pulirgli la sabbietta, porta nella nostra vita monotona, e al contempo complicata, la leggerezza di cui tanto abbiamo bisogno.
Osservando i gatti possiamo riconnetterci finalmente con la perfezione e la semplicità della natura: basta osservarli mentre puntano un insetto o un nostro calzino. Questo lato selvaggio ci ricorda che abbiamo pur sempre in casa un felino, che però magicamente è stato ridotto nelle dimensioni e un giorno fortunato ha incrociato il nostro cammino avvicinandosi alla specie umana.
E qui sta la questione: perché è accaduto che un essere così divino si sia avvicinato proprio a noi, poveri e stupidi esseri umani?
Perché questa in fondo è la sua missione: il gatto è un insegnante.
Ci ricorda a che ora dobbiamo alzarci e quando dobbiamo dormire, cosa significhi rispettare gli spazi altrui e con quale pazienza dobbiamo osservare il mondo, ci presenta la calma e consiglia l’attenzione. Non da ultimo ci ricorda cosa significhi prenderci cura di un altro essere vivente, ma soprattutto ci insegna quanto lui voglia in fondo prendersi cura di noi. E non c’è persona che viva con un gatto che non lo sappia profondamente.
Insomma, alla fine ai gatti possiamo riconoscere solo un difetto, ed è quello che, se tutto va bene, non ci sopravviveranno. Ma, chissà, forse è proprio il dover imparare ad affrontare il dolore immenso della loro perdita l’ultima grande lezione che sono venuti a insegnarci.
Condividi su