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Perché è così difficile dimenticare una crush (anche se si è mai stati insieme)?

dimenticare una crush può essere difficile 

“Non riesco a dimenticarla”, sono queste le parole di Anna quando pensa alla sua crush. Una ragazza che ha conosciuto tra i banchi dell’università, di cui è invaghita, ma con la quale non c’è mai stata una relazione. Come mai facciamo così fatica a dimenticare una persona nonostante non ci si è mai stati insieme? 

Nel corso della mia esperienza clinica, sono diverse le persone che mi raccontano di fare fatica a dimenticare una persona con la quale non c’è mai stato un legame romantico concreto. “Avere una crush” è il termine usato dalla generazione Z per riferirsi a una persona per la quale si ha “una cotta”, della quale ci si infatua. A volte la crush ricambia, mentre altre volte no. A volte ci si ha una relazione romantica, altre volte no. Eppure, in entrambi i casi quel legame, anche solo immaginato o sperato, può radicarsi profondamente nella mente e diventare difficile da lasciare andare.

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Il ruolo dell’idealizzazione 

Quando incontriamo una persona e sentiamo attrazione romantica e/o sessuale, tendiamo a costruire nella nostra mente un’immagine idealizzata. Un’immagine fatta di aspetti positivi, potenzialità e qualità, dimenticando anche tutti gli aspetti meno positivi, che normalmente un essere umano ha. La persona nella nostra mente diventa una figura positiva che sembra non avere difetti o imperfezioni. E questo è rinforzato quando non ci si ha una relazione. Perché? Perché non avere un’interazione approfondita rinforza l’immagine ideale. Non ci si confronta con le fatiche e la complessità di una relazione, che emergono nella quotidianità. E quindi rimane quella superficie di qualità e di virtù che ci hanno portato a sentire quella infatuazione. Ecco che, quindi, lasciar andare quell’immagine ideale è difficile. Chi ha piacere a “perdere” qualcosa di perfetto (anche se solo all’apparenza)?

Dimenticare una crush è difficile perchè spesso è idealizzata 

Il desiderio non soddisfatto 

Alla mente, e al corpo, piace ciò che non può avere. Tante persone hanno come fantasia sessuale ciò che è irraggiungibile, ciò che è proibito. Proprio perché si fantastica su ciò che potrebbe essere, lo si plasma nei propri pensieri, colmando ciò che non si conosce (perché non successo) con ciò che si desidera. Tra l’altro, la mente umana tende a ricordare meglio le cose irrisolte rispetto a quelle risolte. Si tratta di un bias cognitivo, l’effetto Zeigarnik (dal nome della psicologa lituana che l’ha osservata). 

In quell’interazione “manca qualcosa”, non si è compiuta. È rimasta irrisolta, appunto. E così rimaniamo ancorati all’immaginazione del potenziale di quella relazione. Cosa sarebbe potuto succedere? Come mi sarei sentita? E così, inoltre, sperimentiamo nostalgia di quella situazione ipotetica, anche se non è accaduta realmente. Perché è accaduta nella fantasia e, chiaramente, è stato estremamente piacevole. 

Il ruolo dell’ autostima 

Le persone cercano conferma del proprio valore attraverso le relazioni. Il fatto di ricevere una risposta positiva da parte dell’altra persona nutre la propria autostima. Soprattutto se l’oggetto delle proprie attenzioni è idealizzato, il suo interesse vale molto più per la propria autostima. Tuttavia, proprio per lo stesso motivo, nel caso in cui, quell’individuo non ricambi, la ferita che si verifica è chiaramente maggiore. La risposta negativa ci porta a sentirci insicuri riguardo il proprio valore

Ma diciamolo una volta per tutte, quella persona non sta ricambiando perché ognuno ha le proprie preferenze, le proprie aspettative e i propri desideri. Non sta dicendo di no a te, in quanto persona e al tuo valore. Quindi, non significa che “non sei abbastanza”, significa semplicemente che non ricambia l’interesse, per motivi che hanno a che vedere con quella specifica persona e la vostra interazione. Ed è perfettamente normale che ciò accada. Sembrerà una banalità ciò che sto per scrivere, ma non lo è: non si può piacere a tutti. E con questo dobbiamo farci i conti! Rimanere ancorati a qualcuno con il quale non si è avuta una relazione dipende anche da questo. È un po’ come se la si assumesse come sfida. Dobbiamo piacere a tutti, a tutti i costi e, quindi, non molliamo per dimostrare il nostro valore attraverso la ricerca di una conferma che si spera diventi positiva, prima o poi.  

La paura della solitudine 

Infine, una delle più grandi paure che osservo nel mio lavoro clinico è quella della solitudine. A volte le persone si ancorano ad una relazione per il timore di rimanere da sole. Temono di non poter trovare un’altra persona e si sentono abbandonate. E quindi, si ancorano e si sfidano, come scrivevo prima, con lo scopo di proteggersi dalla paura di poter rimanere da sole. Tuttavia, lo scopo di una relazione non è combattere la solitudine. È condividere il tempo e lo spazio con qualcuno con il quale si sta bene e che abbia in comune i propri valori, le proprie aspettative e le proprie idee di relazione. Uno scambio reciproco di emozioni e affetti, riconoscendo i propri pregi e i propri difetti e trovando un equilibrio, senza idealizzare, senza rincorrere e senza forzare le cose. 

Abbandonare quell’immagine ideale

Quindi, per concludere, nonostante sembri davvero arduo dimenticare una persona con la quale non si è avuta una relazione, avere in mente i meccanismi psicologici per i quali questo si verifica è il primo passo. E poi ci si può aiutare abbandonando quell’immagine ideale, tenendo a mente anche quelli che sono i difetti di quella persona (perché ci sono, tutti gli esseri umani ne sono dotati, per fortuna) e comprendendo che il proprio valore non dipende dal piacere a tutti, ma da molto altro. E ancora, conoscendo che la nostra mente si ancora a qualcosa che non si è realizzato perché desidera sapere cosa succederà, un po’ come quando nelle serie di Netflix gli episodi terminano lasciando in sospeso una situazione. Cosa facciamo? Non molliamo la serie, ma passiamo subito alla puntata successiva, continuandola, in delle vere e proprie maratone.