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Ondina Valla, dai Giochi negati alla medaglia d'oro

Ondina Valla 

Ondina Valla è stata la prima italiana a vincere un oro olimpico: succede negli 80 ostacoli a Berlino 1936, quattro anni dopo il divieto di partecipare all'Olimpiade di Los Angeles

Quando nasce un figlio un momento decisivo è la scelta del nome. Si può continuare nel solco familiare, andando a pescare tra genitori, nonni e oltre. E in Italia, per fortuna, si usa il termine junior con il contagocce. Si può optare per una scelta "politica", in cui si vuole indicare una posizione di campo. Per fare un esempio, la moglie di Enrico Cuccia - figura centrale nel mondo bancario del Novecento - si chiamava Idea Nuova Socialista (per tutti Idea), sorella di Vittoria Proletaria e Italia Libera. Così aveva voluto il padre Alberto Beneduce, socialista convinto e amico di Benito Mussolini, che lo mise a capo dell'Iri, l'Istituto per la ricostruzione italiana, nato nel 1933 durante il ventennio fascista. Oppure si può andare di fantasia, quella non manca a chi abita in Emilia Romagna. Così, senza spostarci troppo nel tempo rispetto alle figlie Beneduce, andiamo nella Bologna del 1916, in cui nasce il 20 maggio la prima bambina nella famiglia Valla, dopo quattro maschi. Papà Gaetano era rimasto affascinato da una città turca, che si affaccia sul Mar Nero, per lui una delle più belle al mondo. La conosciamo come Trabzon, tradotta in italiano come Trebisonda. Così si sarebbe chiamata la nuova Valla.

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DA TREBISONDA A ONDINA

Fin da piccola, Trebisonda Valla si appassiona agli sport, scoprendo nell'atletica leggera il terreno preferito. Velocità e salti, come ama Claudia Testoni, la sua più grande amica che diventerà compagna e rivale in ogni appuntamento che conta. Cominciano a incrociarsi ai Giochi studenteschi: longilinea e grande agonista Trebisonda, più piccola e scattante Claudia. A tredici anni Valla è più di una promessa. Nel 1930, ai campionati assoluti, si classifica al primo posto negli 80 metri ostacoli, nel salto in alto e nel salto in alto da fermo. Risultati che significano notorietà e l'abbandono di quel nome che piaceva così tanto a papà Gaetano, ma per lei troppo ingombrante. Decide di farsi chiamare Ondina e di dedicarsi esclusivamente agli ostacoli. Vince gli assoluti per altri due anni consecutivi, viene convocata per i Giochi di Los Angeles 1932, dove è considerata una delle possibili favorite. C'è però un problema, all'epoca insuperabile nell'Italia fascista e perbenista (di facciata). Sarebbe stata l'unica donna della spedizione azzurra, per di più minorenne. Una condizione considerata sconveniente, soprattutto dalla Chiesa, che non ammetteva un ruolo per le donne che andasse oltre quello della madre di famiglia. Figurarsi sportive. La posizione è assecondata da Leandro Arpinati, presidente del Coni, che sottolinea la mancanza di atlete all'altezza con cui allargare il quadro delle partecipanti italiane. Una evidente bugia per tirare tutti fuori dell'imbarazzo: «Mi dissero che avrei creato problemi su una nave piena di uomini. La realtà è che il Vaticano era contrario allo sport femminile», così Valla. Sul transatlantico Conte Biancamano, direzione Los Angeles, si imbarcano centodue atleti italiani. Tutti uomini.

VITTORIA AL FOTOFINISH

La migliore risposta a tale ostracismo è un impegno ulteriore. E così Ondina fa. Continua a duellare con Testoni sugli 80 ostacoli, diventa campionessa italiana sui 100 piani per due volte. Passo dopo passo, gara dopo gara prepara la rivincita per Berlino 1936. Sono i Giochi assegnati nel 1931 alla Germania ancora democratica, ma debole, della Repubblica di Weimar. Una nazione che, due anni dopo, si consegna nelle mani di Adolf Hitler. Il nazismo all'inizio vede l'evento come un fastidio, ma cambia atteggiamento quando Joseph Goebbels - ministro della Propaganda - intuisce come l'Olimpiade possa trasmettere il messaggio di grandezza di un regime innervato della propaganda sulla superiorità della razza ariana. I Giochi dovranno essere un messaggio della ritrovata potenza e grandezza della Germania, anche nello sport, con scelte rivoluzionarie dal punto di vista della comunicazione. A Leni Riefenstahl viene affidato il compito di riprendere la manifestazione, che diventerà il film Olympia. E la libertà artistica concessa alla regista le permetterà di celebrare un ragazzo arrivato dall'Alabama, capace di vincere quattro medaglie d'oro sui 100 e 200 piani, nella staffetta 4x100 e nel salto in lungo. È Jesse Owens, statunitense di colore, che frantuma il mito della superiorità ariana, indispettendo Hitler e i suoi gerarchi. Mercoledì 5 agosto è il giorno in cui chiude al primo posto sui 200, ma è anche quello degli 80 ostacoli donne. Valla lancia un avvertimento alle avversarie nella semifinale vinta in 11”6, record mondiale. Ventiquattr’ore dopo la finale si rivela equilibratissima, con una classifica stilata dalla zielzeitkamera. In quattro tagliano il traguardo con il tempo di 11”7 . La foto d'arrivo assegna il primo posto a Ondina, l’argento va alla tedesca Anni Steuer e il bronzo alla canadese Elizabeth Taylor, che beffa Testoni per 7 millesimi di secondo.

Ondina Valla 

IL DESTINO CONTRARIO

Con questo risultato Valla entra nella storia dello sport italiano, è la prima donna a conquistare un oro olimpico, rivincita personale per quanto le era stato negato quattro anni prima. Su di lei si avventa la propaganda del regime fascista. Mussolini la riceve in piazza Venezia e la premia con cinquemila lire, una medaglia d'oro al valore sportivo e una foto autografata dalla regina Elena. A Bologna badano al sodo. Ondina è una grande tifosa rossoblù, riceve un abbonamento per le partite allo stadio insieme con un cronometro. Il successo di Berlino apre spazi nuovi per le donne, che intendono lo sport non soltanto come un modo per impiegare il tempo libero. Valla diventa un simbolo e, a vent'anni, ha spazi e talento per diventare una stella mondiale. Si scontra però con i problemi fisici - una spondiosi vertebrale, che provoca un doloroso mal di schiena - e con la storia. Le Seconda guerra mondiale stravolge le esistenze, sport compreso, cancellando i Giochi in programma a Tokyo nel 1940. In questo anno si laurea per l'ultima volta campionessa italiana, nel salto in alto. Nel 1943 si sposa con Guglielmo De Lucchi, medico ortopedico del Rizzoli di Bologna ed ex atleta. Si trasferiscono prima a Perugia, quindi a L'Aquila. La passione per l’atletica rimane intatta e nel 1950 Ondina partecipa ai campionati regionali in Abruzzo, a 34 anni ha scelto il lancio del peso. Ovviamente vince. Muore a L'Aquila il 16 ottobre 2006.