Odette Giuffrida, a Parigi per conquistare l'oro che manca
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Trentatré anni: tanti ne sono passati dall'ultimo oro mondiale di una italiana nel judo. A Barcellona, nel 1991, furono addirittura due, grazie a straordinarie campionesse come Emanuela Pierantozzi e Alessandra Giungi. L'impresa è stata firmata da Odette Giuffrida, un nome d'altri tempi e una grinta contemporanea. Quella grinta che, il 19 maggio, sul tatami di Abu Dhabi le ha permesso di diventare per la prima volta numero uno al mondo nella categoria fino ai 52 chilogrammi. Un metallo che mancava, dopo l'argento ai Giochi di Rio de Janeiro 2016 (giovanissima: è nata a Roma il 12 ottobre 1994) e il bronzo a quelli di Tokyo 2020.
Una medaglia che è anche un avvertimento alle avversarie: sarà lei la donna da battere a Parigi 2024. Le avversarie non sono state malleabili sulla strada verso il titolo mondiale. Un cammino che l'ha vista sconfiggere la spagnola Estrella Lopez Sheriff, la giapponese Kisumi Omori, la brasiliana Larissa Pimenta e la francese Amandine Buchard. Proprio la semifinale contro la vincitrice della medaglia d'argento a Tokyo è stata la più insidiosa per Giuffrida, che rischiava l'eliminazione a causa di una terza sanzione (shido). Una decisione poi rientrata quando il care system ha evidenziato la valutazione errata dell'arbitro: l'irregolarità era della francese. Nell'incontro per l'oro l'azzurra si è trovata di fronte Diyora Keldiyorova, numero 2 del ranking mondiale: la velocità dell'italiana contro la potenza dell'uzbeka. E proprio una rapida intuzione di Giuffrida ha deciso l'incontro, un okuri-ashi-barai (una tecnica di gamba) che ha portato al waza-ari vincente, da gestire con tenacia negli ultimi due minuti dell'incontro.
SULLE ORME DEL FRATELLO
La stessa tenacia che ha segnato la carriera di Giuffrida, in uno sport a lungo ritenuto prettamente (ed erroneamente) maschile. Una convinzione su cui l'azzurra ha sempre tagliato corto in ogni intervista, come in quella concessa a l'Ultimo Uomo dopo il titolo mondiale: "Me lo chiedono spesso, è una domanda che non mi piace. Non è uno sport maschile, spero che non ci siano ancora preconcetti". Romana del quartiere Montesacro, è una bambina incapace di stare ferma. Agli inizi c'è la danza classica, quasi da predestinata: si chiama come la nonna e Odette è il nome della protagonista de Il lago dei cigni di Pëtr Il'ič Čajkovskij, il balletto più celebre al mondo. Poi ci sono ginnastica ritmica e nuoto (abbandonato a causa di un timpano perforato) fino a quando non vede Salvatore, il fratello più grande, tornare sempre felice dagli allenamenti di judo. A sei anni è amore a prima vista. Sul tatami, poi, Giuffrida è irrefrenabile, la chiamano Veleno perché non riesce mai a stare ferma. Non prende parte soltanto agli allenamenti dedicati alla sua fascia di età. Spesso la ritrovano in quelli dedicati anche agli adulti, tale è l'innamoramento: "Era nel mio destino, quando mi tolsi le scarpe la prima volta per salire sul tatami mi resi conto che non ne sarei più scesa. Da 7 a 12 anni non ho mai perso un incontro: mi divertivo, vincevo, non potevo chiedere di più". Oggi gareggia per l'Esercito mentre la sua casa precedente è un piccolo club, il Talenti Sporting Club nel quartiere di Montesacro. Da lì parte la scalata che la porta in Nazionale e ai primi successi: "In quel momento ho capito che il judo doveva essere la mia vita".
DUE MEDAGLIE STORICHE
A livello giovanile vince i titoli europei Under 17 nel 2009 e nel 2010, bissati nel 2013 e 2014 nella categoria juniores, quando passa dai 48 ai 52 chili. Due anni dopo, ecco Rio de Janeiro. Arriva all'appuntamento con grandi speranze, il 25 marzo 2016 ha vinto il Gran Prix di Tbilisi, in Georgia, un torneo di prima categoria che significa entrare a far parte dell'élite mondiale e qualificarsi per i Giochi. In Brasile non è considerata la favorita, ma è una judoka da tenere d'occhio. E Odette mantiene le promesse. Incontro dopo incontro, si arrampica fino alla finale, dove si arrende soltanto alla kosovara Majlinda Kelmendi, due volte campionessa del mondo. Un argento storico, con un retrogusto amaro: "Mentre combattevo non ho mai pensato alla vittoria o alla sconfitta: pensavo solo a dare il massimo. Conto di esserci riuscita, ma provo una sensazione strana. Non voglio passare per presuntuosa, mi sentivo all'altezza della mia rivale e avevo in mente la medaglia d'oro. Ci punterò a Tokyo". Ma cinque anni dopo, all'Olimpiade segnata dall'assenza di pubblico causa Covid, il destino la vede diversamente. È ancora decisivo un waza-ari, che stavolta - in semifinale - favorisce l'avversaria, la giapponese Uta Abe, che poi avrebbe vinto l'oro contro Buchard. Giuffrida conquista comunque il bronzo, sconfiggendo l'ungherese Reka Pupp, e scrive una pagina di storia. È la prima europea capace di conquistare due medaglie in due differenti edizioni dei Giochi: "È molto bello, ha un peso grandissimo perché viene dopo cinque anni di sacrifici e di ostacoli. L'ho conquistata da sola perché il mio tecnico ha deciso di non allenare più. Ho lavorato in tutta l'Italia, sono andata dove mi accoglievano, spessa senza nessuno ad accompagnarmi. Nonno voleva una medaglia, ha detto che non gli importava il colore: la dipinge lui...".
APPUNTAMENTO IL 28 LUGLIO
Oro che arriva ad Abu Dhabi. Non è una Olimpiade, ma un Mondiale conta tantissimo lo stesso. Un successo dopo trentatré anni di vuoto. Trentatré, come gli anni di Cristo nella Smorfia napoletana. Un passaggio cui, forse, ha fatto un pensiero Odette: "Sono molto credente: è la dimostrazione che il Signore mi ha accompagnata in questa storia incredibile, una prova di quanto Dio sia grande". Una storia in cui anche l'azzurra ha cambiato atteggiamento verso la medaglia d'oro olimpica. Il tempo che passa aiuta a essere più saggi. O, se volete, maggiormente disincantati: il più alto traguardo sportivo non è più un pensiero assillante, piuttosto un obiettivo cui puntare, lavorando giorno dopo giorno in palestra per essere pronta sul tatami. A Parigi saranno trascorsi otto anni da Rio de Janeiro. Odette non è più una giovane promessa, ma una campionessa, quella da rispettare e da sconfiggere. Accadrà tutto in un giorno, il 28 luglio. Una domenica, il giorno del Signore.
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