Nei Paesi Bassi la nuova rivoluzione del calcio olandese
Marieke Visser, Barbara Barend e Susan van Geenen hanno fondato nei Paesi Bassi l’Hera United, il primo club europeo soltanto femminile per combattere la dipendenza economica da quello maschile.
Nonostante la crescita del calcio femminile sia stata negli ultimi anni clamorosa, le squadre continuano a essere emanazioni del settore maschile. Nulla di male di per sé, potrebbe sostenere qualcuno, essendo una delle conseguenze del fatto che per decenni la popolarità del pallone sia stata legata soltanto agli uomini. Tuttavia, è questa una delle ragioni per cui si continua a scrivere o a dire “la Juve femminile“ (o Women, cambia poco), “la Roma femminile”, “il Milan femminile” e così via, senza ovviamente mai specificare quando invece si parla di calcio maschile. Questo vale anche per le altre nazioni, non è soltanto un retaggio italico.
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LE RADICI MITOLOGICHE
Proprio per queste ragioni, l’iniziativa nata nei Paesi Bassi acquisisce un valore rivoluzionario. Marieke Visser, Barbara Barend e Susan van Geenen hanno fondato il primo club soltanto femminile. Si chiama Hera United: da quelle parti amano prendere ispirazione dalla storia e dalla mitologia greca, come dimostrano gli esempi dell’Ajax, la più famosa società olandese, ma anche dell’Heracles, dello Sparta, dell’Achilles e dello Xerxes. Hera, in italiano Era senz’acca, è una delle divinità più importanti dell’Olimpo, sposa di Zeus, dea del matrimonio, della fedeltà coniugale e del parto. Tutto molto maschilista, a ben guardare, ma insomma non si può avere tutto... Dopo l'acquisizione dei diritti del Telstar, l’Hera United potrà iscriversi direttamente alla Serie A, la Eredivisie Vrouwen. Per arrivare a questo, è stato necessario modificare il regolamento federale, secondo il quale non poteva esistere una società femminile senza l’omologa maschile. Il cambiamento è stato approvato all’unanimità.
IL BOOM TRA IL 2017 E IL 2019
Che sia avvenuta nei Paesi Bassi questa scelta non sorprende. Anche senza considerare il concetto di tolleranza che si accompagna alla quotidianità in qualsiasi ambito - malgrado i venti di intolleranza si siano diffusi pure da quelle parti con evidenti esiti politici - negli Anni Dieci di questo secolo il movimento ha avuto un’evoluzione importante, evidenziata dai risultati: il titolo europeo nel 2017 e la finale mondiale nel 2019, persa contro gli Stati Uniti trascinati da Megan Rapinoe. La statua della selezionatrice, Sarina Wiegman, da quattro anni si può ammirare nel giardino della Federcalcio, accanto a chi ha scritto la storia maschile.
CONVINZIONE E BACKGROUND
Negli ultimi tempi le Leeuwinnen (Leonesse, per via dello stemma che dal 1907 compare sulle maglie della Nazionale e della federazione) non sono riuscite a ripetere quei risultati, come dimostra la mancata qualificazione all’Olimpiade di Parigi, tuttavia, il movimento continua a essere florido grazie a un ampio bacino cui attingere. E questo nonostante i club maschili non siano obbligati, come avviene per esempio in Italia, ad avere il corrispettivo femminile. Dunque, chi crea una squadra di calciatrici lo fa perché è convinto. Ma la dipendenza economica resta elevata ed è una delle principali ragioni che hanno indotto Visser, Barend e Van Geenen a intraprendere una strada alternativa con l’aiuto di cinque grandi investitori. Non tutti sono d’accordo, ma loro vanno avanti con grande convinzione, forti dei rispettivi background: Visser è una ex calciatrice e ora consulente di marketing, Van Geenen è vicepresidente della divisione belga-olandese di Disney+ con un passato da consulente per Nike, Feyenoord (un’altra squadra storica) e Fox e Barend è una giornalista sportiva.