Nadia Battocletti, simbolo della resistenza delle donne
Nadia Battocletti ha vinto l’argento nei 10.000 metri all’Olimpiade di Parigi: era da Pechino 2008 che un’atleta non africana non saliva sul podio di questa gara. Papà italiano e mamma marocchina, la fondista trentina è l’esempio vincente del multiculturalismo.
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È un simbolo della resistenza delle donne. È un esempio vincente del multiculturalismo dell’Italia che merita di essere valorizzato. Nadia Battocletti ha ventiquattro anni, ha il padre italiano e la madre marocchina, come loro è musulmana e ha stupito il mondo intero a Parigi conquistando la medaglia d’argento nei 10.000 metri, dopo avere avuto soltanto per qualche minuto quella di bronzo nei 5.000 tra le mani: in entrambi i casi, è stata protagonista assoluta in due specialità che storicamente appartengono all’atletica leggera africana più che a quella europea (basti pensare che per ritrovare un’atleta non africana sul podio dei 10.000 bisogna risalire a Pechino 2008). E pensare che non avrebbe dovuto nemmeno correre la gara più lunga a causa di un infortunio...
STUDENTESSA MODELLO
Le Olimpiadi sono le Olimpiadi, eppure Battocletti nel periodo più delicato della preparazione voleva a tutti i costi trovare il tempo di concentrarsi anche su due dei pochi esami universitari che le mancano per laurearsi in Ingegneria edile-architettura all’Università di Trento. Sono stati papà Giuliano, ex mezzofondista e maratoneta e suo allenatore, e mamma Jawhara, ex ottocentista, a convincerla che quegli appuntamenti, pur importanti, si potevano rimandare in modo da dedicare ogni energia mentale e nervosa all’evento più importante dello sport: che, oltre tutto, si svolge ogni quattro anni. Nadia ai Giochi arrivava da campionessa europea dei 5.000 e dei 10.000: aveva messo a segno la splendida doppietta allo Stadio Olimpico di Roma a giugno. Ma nessuno si aspettava che potesse ritagliarsi uno spazio così speciale anche a Parigi. Nei 5.000, come detto, è stata bronzo per un breve lasso di tempo: ha concluso quarta, ma la squalifica di Faith Kipyegon le aveva permesso di guadagnare una posizione e salire virtualmente sul podio, dal quale è scesa dopo che è stato accolto il ricorso della keniana.
UN’IMPRESA INSPERATA
La delusione non le ha tolto determinazione e motivazioni. Anzi, ha scelto di disputare i 10.000 a ogni costo malgrado il padre le avesse suggerito di non correre rischi per via del dolore al tendine. Ha fatto di testa sua ed è stata premiata, conquistando uno splendido secondo posto alle spalle di un’altra keniana, Beatrice Chebet. Delle prime sette, è l’unica nata in Europa: Sifan Hassan, terza, gareggia per l’Olanda, ma è nata in Etiopia. Quel 9 agosto 2024 resterà per sempre scolpito nella memoria di Nadia, che dopo il breve riscaldamento - per non forzare - mai avrebbe pensato di compiere un’impresa del genere.
LA SUA COMUNITÀ
Nata a Cles (ma solo perché lì c’era l’ospedale), Battocletti è legatissima a Cavareno, paesino di milleduecento abitanti in Val di Non dove vive: poche ore dopo il clamoroso argento e le interviste di rito, è apparsa sul maxischermo installato in piazza Prati per condividere la gioia con chi la conosce molto bene e si è ritrovato per tifare per lei. È appassionata di tennis e di calcio, tifosa dell’Inter, molto attenta a mantenere il più possibile riservata la sua storia d’amore con Gianluca Munari, maestro di sci, e possiede una forza mentale straordinaria. Si spiega anche così la sua impresa che ha lasciato tutti a bocca aperta: doti atletiche e anche di testa. Con la soddisfazione di portare in alto l’Italia multiculturale che conosce la resistenza.
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