Monica De Gennaro, la pallavolista che colleziona trofei
Considerata il più forte libero al mondo, Monica De Gennaro ha conquistato 27 titoli con l'Imoco Conegliano, il club che domina la pallavolo italiana dal 2012.
Pareva impossibile far meglio, eppure ci sono riuscite. Anche quest'anno, come avviene dal 2019, l'Imoco Conegliano ha chiuso al primo posto la regular season del campionato femminile di pallavolo. Senza sconfitte, come la passata stagione. Ma se nel 2023-24 aveva finito con 75 punti, nel 2024-25 ne ha raccolti 77 dei 78 disponibili. L'unico lo ha perso a Novara il 16 febbraio, quando ha vinto al quinto set, quello che assegna due punti invece dei canonici tre. Uno strapotere che, dal 2012 a oggi, si traduce in sette scudetti, altrettante Coppe Italia e otto Supercoppe, cui aggiungere tre Mondiali per club (2019, 2022 e 2024) e due Champions League (2021 e 2024). È una supremazia che ricorda l'Olimpia Teodora Ravenna - che vinse consecutivamente lo scudetto dal 1981 al 1991 - e, dopo, la Foppapedretti Bergamo (otto titoli tricolore tra 1996 e 2011, periodo in cui vinse anche sette Champions). Se Ravenna aveva la giocatrice simbolo in Manuela Benelli e Bergamo in Francesca Piccinini, il volto di Conegliano è Monica De Gennaro, per tutti Moki, considerata il più forte libero al mondo. Ancora oggi, quando gli anni sono 38.
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DA SCHIACCIATRICE A LIBERO
In Veneto arriva ai primi passi della "nuova" Conegliano, nata il 15 marzo 2012 al posto della fallita Spes e ammessa in A1 dopo aver acquistato da Parma il titolo sportivo. Il debutto è fragoroso: finale scudetto da matricola, battuta da Piacenza. L'anno successivo, l'ingaggio di De Gennaro, che ha conosciuto la pallavolo come tante: seguendo agli allenamenti una sorella più grande. In questo caso Giusy, modello per le gemelle Maria e Monica. La società è la Libertas Sorrento, dove presto approdano le due piccole: Maria palleggia e Moki schiaccia, ma il destino le sta preparando un destino differente. Dal 1984 il presidente della federazione mondiale è il messicano Ruben Acosta, un padre-padrone (lascia l'incarico dopo ben ventidue anni) dalle intuizioni che trasformano la pallavolo in un prodotto molto più televisivo e, quindi, molto più vendibile. E se il rally-point sytem, introdotto nel 2000, fa sì che le partite non abbiano più lunghezze bibliche, l'invenzione del libero (nel 1998) consente una possibilità di carriera anche a chi non possiede una statura importante. Come capita a De Gennaro, che capisce come i suoi 173 centimetri rappresentino un limite per una schiacciatrice, ma siano ideali per un libero. Sembra nata per il ruolo: il senso della posizione la piazza al posto giusto nel momento giusto, l'agilità la rende unica nei recuperi, il piano di rimbalzo (il modo in cui adopera le braccia) fa sì che sia sicura in ricezione sulla potenza dei servizi e degli attacchi avversari. Da Sorrento la chiamano a Vicenza nel 2002. A quindici anni lascia Sant'Agnello, il paese di novemila abitanti in cui è cresciuta, e la famiglia, realtà cui è legatissima. I primi tempi sono duri: deve vivere da sola, gli allenamenti le negano le cose tipiche degli adolescenti e l'impatto è complicato. Se oggi il razzismo è legato al colore della pelle, a lei è toccato viverlo per le origini: «Ho subito discriminazioni perché venivo dal Sud: non riuscivo a integrarmi, non ero ben vista nella classe». La cose cambiano quando la raggiungono le sorelle. Lei, nel frattempo, ha iniziato a farsi notare: dopo il precoce debutto in Serie A, nel 2006 è già in Nazionale per raccogliere l'eredità di Paola Cardullo, grande interprete del ruolo. Nel 2009 si trasferisce per una stagione all'Aprilia, quindi nel 2010 va a Pesaro, dove conquista il primo successo, la Supercoppa italiana. Tre annate ed è di nuovo in Veneto, a Conegliano, dove la nuova società ha progetti ambiziosi.
LEI IN CAMPO, IL MARITO IN PANCHINA
De Gennaro diventa la leader naturale del gruppo, il punto di riferimento per chi si alterna nel corso degli anni, il filo conduttore dei successi dell'Imoco, che con Davide Mazzanti conquista i primi trofei. La svolta dal 2017: la società affida la panchina a Daniele Santarelli, fino a qual momento nello staff del tecnico, chiamato dalla Nazionale. Non è uno qualunque, Moki lo conosce dai tempi di Vicenza e, proprio in quel 2017, si sposano. E, insieme, vincono. De Gennaro è anche il punto di forza dell'Italia che stupisce nel 2018, seconda al Mondiale in Giappone battuta dalla Serbia. Tanti le giovani che stanno crescendo in azzurro: da Paola Egonu a Myriam Sylla, da Anna Danesi a Marina Lubian. Ma nel gruppo c'è sempre qualche crepa che incrina l'unità. Il punto più alto e quello più basso sono toccati all'Europeo: l'Italia vince quello del 2021, prendendosi la rivincita sulla Serbia, e crolla in quello di due anni dopo, battuta in semifinale dalla Turchia, poi vincitrice del torneo, allenata proprio da Santarelli.
NAZIONALE, LA DELUSIONE E IL TRIONFO
Mazzanti, in occasione del torneo del 2023, aveva deciso di non convocare alcune senatrici, a cominciare da De Gennaro. Una sorta di nuovo corso, dopo aver chiuso al terzo posto il Mondiale 2022. Una decisione senza senso, a parere di molti, punita dal campo e costata poco dopo l'esonero al commissario tecnico. Una separazione traumatica cui la Federazione aveva posto rimedio richiamando in azzurro Julio Velasco, l'allenatore che aveva fatto grande l'Italia maschile negli anni Novanta e all'origine del rilancio di quella femminile con la creazione del Club Italia, dove allevare i talenti. Talento che il tecnico non poteva che riconoscere in De Gennaro, subito richiamata per un'avventura prima incoraggiante, con la vittoria nella Nations Volley League nel 2024, e poi entusiasmante, con lo storico oro olimpico a Parigi, perdendo un solo set. De Gennaro lo ha colto al quarto tentativo, travolgendo due volte la Turchia del marito, nel girone eliminatorio e in semifinale. Inevitabile premiarla come miglior libero del torneo: «Al momento dell'inno ho rivissuto ogni sacrificio, la medaglia ripaga di tutto, senza rancori. Ringrazio Velasco, che ha visto ancora in me un elemento di valore, dandomi fiducia».
A CACCIA DI NUOVI RECORD
Sara complicato averla in campo a Los Angeles 2028, quando avrà superato i 40 anni. Può però continuare a battere record con Conegliano, insieme con un allenatore con cui condivide la palestra e divide la casa («In campo comanda lui, a casa tengo io le redini: Daniele nel suo studio al primo piano, io di sotto»). Ha cominciato con la Coppa Italia vinta il 9 febbraio contro Milano: è stata la sua presenza numero 65 nel torneo, superata Piccinini al primo posto. Piccinini cui può strappare anche il primato di stagioni consecutive in un club, ora sono tredici contro dodici. Poi c'è da allungare la serie personale con l'Imoco, fatta di ventisette trofei: De Gennaro è l'unica sempre presente in ogni successo del club. Se un domani qualcuno deciderà di piazzare una statua davanti al Palaverde di Villorba, nessun dubbio su chi sarà la protagonista cui rendere omaggio.