4 minuti di lettura

Miriam Sylla, il sorriso vincente della pallavolo azzurra

Miriam Sylla 

L'Italia ha conquistato a Parigi, il primo storico oro del volley italiano. Merito di un ct carismatico come Velasco, di un gruppo formidabile e di Miriam Sylla, la schiacciatrice che trascinaL'Italia ha conquistato a Parigi, il primo storico oro del volley italiano. Merito di un ct carismatico come Velasco, di un gruppo formidabile e di Miriam Sylla, la schiacciatrice che trascina.

Centoventicinque anni di Olimpiadi (perché a Tokyo si svolsero nel 2021) e appena cinque ori di squadra. In due sole discipline, poi: calcio e pallanuoto. Una miseria per l'Italia. Sul campo, lo storico successo di Berlino 1936 firmato da Vittorio Pozzo. In piscina, la tripletta degli uomini (Londra 1948, Roma 1960 e Barcellona 1992) e l'acuto delle donne (Atene 2004). Per Parigi c'era fiduciosa attesa, soprattutto in quella pallavolo che, dal 1989 a oggi, ci ha visti vincere su ogni fronte: Mondiali, Europei e tornei vari. Mai i Giochi, però. Eravamo tra le favorite e, se gli uomini si sono fermati al quarto posto, le donne hanno fatto prepotentemente il loro dovere. Diciassette set consecutivi vinti, dopo il secondo lasciato alla Repubblica Dominicana all'esordio. Un 3-0 dietro l'altro a Paesi Bassi e Turchia (girone), alle bicampionesse del mondo della Serbia (ottavi), ancora alla Turchia (semifinale) e agli Stati Uniti l'11 agosto, in una finale in cui le trionfatrici di Tokyo hanno raggiunto una sola volta quota 20. Una superiorità come raramente si era vista.

Sorellanza negli sport di squadra: l'amicizia tra Sofia Cantore e Arianna Caruso

Leggi Campionesse, lo speciale dedicato alle atlete che hanno fatto la storia dello sport

UN CAMBIO NECESSARIO IN PANCHINA

L'Italia al femminile ha acquisito tale consapevolezza passando da un cambio tecnico, necessario dopo il deludente Europeo 2023: da Davide Mazzanti a Julio Velasco, chiamato a compattare un gruppo forte, ma ricco di contraddizioni. L'argentino non è uno qualunque. È l'uomo che, chiamato in azzurro nel 1989, impresse la svolta agli uomini. Subito la vittoria all'Europeo in Svezia e poi i trionfi della "generazione di fenomeni" ai Mondiali 1990 in Brasile e 1994 in Grecia. Aveva già allenato le ragazze nel biennio 1997/98, senza grandi risultati. Aveva però ideato il Club Italia, squadra formata di giovanissime e che prendeva parte al campionato, allo scopo di farle crescere assieme. Una scelta che sarebbe risultata vincente per la Nazionale. Velasco riprende in mano l'Italdonne a gennaio 2024 e libera loro la testa. Se agli azzurri chiedeva "gli occhi da tigre", alle azzurre ripete di non farsi condizionare dagli obiettivi, di pensare all'"hic et nunc", al qui e ora. E il risultato, in pochi mesi, è stato clamoroso: il primo posto nella Volley Nations League, quindi Parigi.

Miriam Sylla 

UNA NAZIONALE MULTIETNICA

Una Nazionale, quella italiana, che è uno schiaffo in faccia ai cultori del sovranismo, come è tradizione nel volley. La giocatrice più forte, la numero uno al mondo, è Paola Egonu, nata a Cittadella da genitori nigeriani, come la lodigiana Loveth Omoruyi. La sua alternativa è Ekaterina Antropova, radici russe, mentre sono tedesche le origini di Sarah Fahr. Infine Miriam Sylla, il volto sorridente e combattivo, quella che regge la ricezione e difende su ogni palla. Quella che ha accettato senza problemi che Velasco, tra le prime cose, le togliesse il ruolo di capitana per affidarlo ad Anna Danesi. Unite da sempre, la schiacciatrice e la centrale, che sul podio si sono messe al collo gli ori - scambiandoseli - appena ricevuti. Una scena insolita e che racconta una storia. Di integrazione, di amicizia e di successo.

Miriam Sylla 

DALLA COSTA D'AVORIO A PALERMO

Tutto comincia dalla Costa d'Avorio quando un giovane - Abdoulaye - parte per l'Italia con il futuro cognato. Cercano un vita migliore, si ritrovano a dormire alla Caritas nel freddo di Bergamo, senza lavoro. Decidono per un altro viaggio, dall'altra parte della penisola. A Palermo, per assurdo, li accoglie di nuovo la neve. Abdoulaye, mentre attraversa la strada, ha un malore. Una signora ferma l'auto e si sporge per dargli aiuto. Comprende la situazione e, con il marito Paolo, lo accoglie in casa per affidargli le pulizie. Lo mette in regola con i documenti, apre la porta anche a Salimata, la futura moglie. Si chiama Maria, l'8 gennaio 1995 lei e Paolo diventano i nonni di Miriam, in una famiglia allargata e multicolore, in cui entrano anche i figli minori Coumba e Malik. Il legame con la Sicilia si interrompe nel 2009, quando Abdoulaye tenta di nuovo l'avventura al nord. Trasferimento a Olginate, in provincia di Lecco. Un mondo nuovo per Miriam, ragazza curiosa e irrequieta. Una che deve fare i conti con il colore della pelle: «I compagni mi prendevano in giro, mi svuotavano lo zaino nel pullman, non mi volevano seduta accanto a loro. Oggi non la farei passare liscia a un razzista: non odio, però evito di perdonare». Una condizione che la obbliga a crescere in fretta. La pallavolo non entra subito nella sua vita, preferisce la danza classica. A dodici anni Mariam, una amica, la trascina a un allenamento. Entra nel Grenta Volley, ma l'inizio è complicato. Sono decisivi l'ambiente familiare e un tecnico che vede in Sylla qualcosa di speciale fino a dirle: «Vali la Serie A». La notano alle selezioni provinciali, arriva la chiamata della Pallavolo Orago. Il sito varesenews.it, dopo l'oro olimpico, ha trovato una foto del 2011 della squadra che ha vinto il titolo nazionale Under 16. I tecnici sono Giuseppe Bosetti e Franca Bardelli, papà e mamma delle schiacciatrici Caterina - l'esperta del gruppo azzurro, insieme con Moki De Gennaro - e Lucia. In quello scatto ci sono Sylla e Danesi, di un anno più giovane: «Miriam è stata la mia prima compagna di stanza quando, a tredici anni, ho lasciato casa. Ne abbiamo passate tante insieme, ci siamo date tanto - le parole della centrale dopo lo scambio sul podio -: io ho la sua medaglia e lei la mia, per sancire questa nostra esperienza insieme». E Sylla: «Solo noi sappiamo quello che è successo in questi anni e cosa abbiamo passato».

Miriam Sylla 

EGONU, LA GRANDE AMICA

Due carriere di successo che corrono in parallelo. Sylla passa al professionismo con Villa Cortese nel 2011, quindi Bergamo dal 2013 al 2018, la corazzata Conegliano fino al 2022, infine la scelta di Monza, società ambiziosa che l'anno successivo riporta Egonu in Italia. Vince tutto, nel mondo (Mondiale per club), in Europa (Champions League) e in Italia (tre scudetti, tre Supercoppe e quattro Coppe Italia). Diventa un punto di forza della Nazionale che nel 2018 è sconfitta dalla Serbia al Mondiale in Giappone e che vince l'Europeo nel 2021. Una squadra di enorme talento, ma a cui serviva qualcuno che lo educasse e lo indirizzasse, come il 72enne Velasco. Lui e il suo staff (eccellente: l'ex ct Massimo Barbolini e "mister secolo" Lorenzo Bernardi) hanno tolto pressione alle azzurre, che hanno trovato una continuità mai vista. A cominciare da Sylla: «Velasco è speciale, ci ha trasmesso determinazione e concentrazione. Ci ha insegnato a non pensare troppo in là. Ha riaperto il vaso dove era rinchiusa la nostra qualità». Fino al trionfo di Parigi, che Miriam ha condiviso con un lungo abbraccio a papà Abdoulaye, che oggi vive in Lussemburgo, e parlando al presente di mamma Salimata, scomparsa nel 2018. Un momento duro in cui le amicizie sono state decisive, a cominciare da Egonu: «Mi disse che avrebbe mollato ogni cosa e sarebbe venuta con me. Non è da tutti, con lei il rapporto va oltre la pallavolo». Anche così si scrive la storia.