4 minuti di lettura

Marie-Philip Poulin, la "divina" dell'hockey su ghiaccio

Marie-Philip Poulin è la stella di uno sport che è religione in Canada. Sempre decisiva nelle finali, a Milano Cortina 2026 insegue la quarta medaglia d'oro.

Una sola religione unisce un Paese sostanzialmente aconfessionale come il Canada: è l'hockey su ghiaccio. Una religione con giocatori fenomenali trasformati in divinità: in passato Wayne Gretzky ("The Great One") e oggi Sidney Crosby ("Sid the Kid"). Un politeismo che si estende anche al campo femminile, dove una giocatrice si staglia su tantissime - e bravissime - altre. È Marie-Philip Poulin, che detta i tempi fin dalla prima apparizione internazionale nel 2018, al Mondiale Under 18 tenutosi nella sua terra, a Calgary. Lei è nata a quasi 4.000 chilometri di distanza, a Quebec City il 28 marzo 1991. Finisce subito sul ghiaccio: comincia con il pattinaggio artistico a quattro anni, quindi si innamora dell'hockey, complice il fratello maggiore Pier-Alexandre, che diventerà anch'egli giocatore. Nel 2002 un passaggio decisivo: come tutti i connazionali è davanti al televisore per la finale olimpica di Salt Lake City tra le padrone di casa e il Canada, rivincita di Nagano 1998, quando l'hockey su ghiaccio femminile è ammesso ai Giochi e gli Stati Uniti vincono il torneo. Una rivincita che prende forma con un 3-2 che consegna il primo oro olimpico, bissato quattro anni dopo a Torino.

Fare sport (e amicizia) da adulte: ecco le Maradonne!

UN AFFARE A DUE

Quella tra Stati Uniti e Canada è la "rivalità" per eccellenza nell'hockey su ghiaccio femminile. In campo maschile nel secondo Dopoguerra si è registrata la supremazia dell'Unione Sovietica (poi Russia), con frequenti inserimenti di Canada, Cecoslovacchia (anche della Slovacchia, dopo la separazione), Svezia e Finlandia. Una alternanza favorita da una Nazionale statunitense depotenziata, priva delle stelle del professionismo. Basti pensare che nel 2025 gli Usa hanno vinto il terzo Mondiale in 88 edizioni. In campo femminile no. La spartizione dei titoli è una vicenda a due, che vede da una parte le canadesi e dall'altra le statunitensi, con due sole eccezioni: a Torino 2006 il Canada batte la Svezia, mentre al Mondiale 2019 la finalista, contro gli Usa, è la Finlandia (e ci sarà un motivo, come vedremo). Poulin se ne accorge subito in quel 2018, quando perde la finale 5-2 in un torneo che chiude come top scorer (8 gol e 6 assist). Dopo le sconfitte nel 2009, ancora al Mondiale Under 18 e poi nel Mondiale delle Nazionali maggiori, arriva il primo grande successo ai Giochi canadesi di Vancouver. Il 25 febbraio 2010 al Canada Hockey Place sono presenti 16.805 spettatori, l'impianto diventa una bolgia in cui Poulin si esalta. Nel primo periodo realizza le reti del 2-0 finale, non ha ancora 19 anni e firma un trionfo completato tre giorni dagli uomini, che battono 3-2 gli Stati Uniti.

SEMPRE A SEGNO

Inizia un rapporto straordinario della canadese con le finali olimpiche, un rapporto che la rende unica nell'hockey. Quattro anni dopo, ai Giochi di Sochi, la finale è ancora più palpitante. Gli Stati Uniti vanno avanti 2-0, il Canada rimonta nel terzo e ultimo periodo, nei 3 minuti e mezzo finali: prima segna Brianne Jenner, quindi Poulin porta la squadra all'overtime (i supplementari) a 54 secondi e 6 decimi dalla fine. Il gol del 3-2 è ancora suo. Le compagne la chiamano "Captain Clutch" per la capacità di effettuare la giocata decisiva (clutch play) in situazioni di grande pressione. Pyengochang 2018 vale una medaglia d'argento: Poulin - diventata la capitana dal 2015 - realizza il 2-1, ma gli Usa vincono 3-2 agli shoot-out, la versione sul ghiaccio dei rigori nel calcio. Quattro anni dopo, a Pechino, il Canada riprende il filo interrotto, in una partita chiusa 3-2 dopo essere andato avanti 3-0 e aver controllato il resto del match. Il 2-0 è di Poulin, che diventa la prima atleta - in campo femminile e maschile - ad aver realizzato un gol in quattro finali olimpiche.

FINALMENTE MONDIALE

Ma c'è anche il Mondiale, una maledizione per Poulin. Dalla prima finale del 2009, è riuscita a vincere solo quella del 2012. Poi sempre e solo argento, con l'eccezione del 2019 quando il Canada giunge appena terzo. Nella finale, persa con gli Usa, è andata a sorpresa la Finlandia padrona di casa. Ma non c'è soltanto il fattore ambiente a determinare la debacle. Poulin è volata in Europa trascinandosi un serio problema al ginocchio accusato in campionato. Gioca appena 5 minuti, poi deve arrendersi. E il Canada ne paga le conseguenze. La delusione viene smaltita nel 2021, ancora in patria, ancora a Calgary. È il Mondiale della ripartenza dopo la pandemia di Covid-19. Nella fase eliminatoria Poulin rivive l'incubo di due anni prima, il 24 agosto si fa male contro la Svizzera. Torna sul ghiaccio sei giorni dopo per la semifinale, ancora contro le elvetiche: è un netto 4-0. Il 31 agosto l'eterno duello con le statunitensi è finalmente favorevole al Canada, che vince 3-2 all'overtime. Ovviamente la rete del successo è di Poulin, che diventa la prima atleta nella storia dell'hockey su ghiaccio a realizzare tre gol decisivi in una finale. Quello di Calgary si aggiunge ai Giochi 2010 e 2014.

IN PRIMA LINEA PER L'HOCKEY

Nell'attività di club Poulin ha sempre giocato a Montréal, dove vive con la compagna di squadra Laura Stacey, sposata il 28 settembre 2024. Unica eccezione, gli anni alla Boston University dal 2010 al 2013 e nel 2014-15. Sempre protagonista sul campo, ma non solo. Nel 2023 è tra le protagoniste della rinascita del campionato con la Professional Women's Hockey League, dopo il collasso nel 2019 della Canadian Women's Hockey League e la soluzione ponte di una Federazione no-profit: «Volevamo creare una lega professionale sostenibile per la prossima generazione, per noi stessi. Vedere le bambine sugli spalti, con le stelle negli occhi, vale più dei campionati, vale più delle medaglie. Quando si tratta di hockey femminile, a volte ci sentiamo come se avessimo due strike contro di noi. Il supporto è incredibile, ma anche gli haters occupano molto spazio, tanto che ci stavamo chiedendo se avremmo davvero venduto i biglietti. Avere così tanti fan che ci seguono è commovente». I risultati sono poco fortunati: nel 2023-24 con il Montréal Victoire è eliminata ai playoff da Boston, nell'ultima stagione non basta il suo stato di grazia. È la top scorer con 19 gol e 7 assist in 30 partite ed è premiata come migliore atleta per il secondo anno consecutivo, ma la semifinale va a Ottawa, per la grande delusione di Marie-Philip.

APPUNTAMENTO A MILANO

Si è detta «devastata», però è una che non molla mai, pronta a rialzarsi anche dopo la sconfitta con gli Usa all'ultimo Mondiale disputato ad aprile in Repubblica Ceca. L'ennesima partita tirata, persa 4-3 all'overtime. Poulin questa volta non è andata a segno nell'ultimo atto, ma ha chiuso come top scorer (6 gol e 8 assist) e come Mvp del torneo: non riceveva tale riconoscimento dal 2013. Ha proseguito così una presenza su un podio internazionale che dura dal 2008 e ha dato appuntamento alle statunitensi, in vantaggio 11-7 nelle finali, ai Giochi 2026. Occhi puntati sulla nuova Hockey Arena di Milano Santagiulia Ice il 19 febbraio, un mese prima che Poulin compia 35 anni. Altri atleti si sentono finiti a quell'età, lei no: «Mi chiedono spesso perché continuo. Non "devo" giocare a hockey, lo faccio perché lo adoro».