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Lella Lombardi, mezzo punto per la storia

Appena cinque donne hanno gareggiato nella storia della Formula 1. Lella Lombardi è stata la prima, e per ora l'unica, ad andare a punti: talento, determinazione e rispetto in un mondo di soli uomini.

Settantaquattro anni di Formula 1, dal 1950 a oggi. E appena cinque donne pilota. La prima, un'italiana: la napoletana Maria Teresa de Filippis. Debutta nel 1958 chiudendo al decimo posto in Belgio, a Spa-Francorchamps, il 15 giugno. Il 6 luglio a Reims, in Francia, il direttore di gara le si rivolge così: "L'unico casco che una donna deve mettersi è quello del parrucchiere", giusto per capire quale fosse la considerazione degli uomini. Ci riprova nel 1959, a Montecarlo, ma non supera le qualificazioni. L'ultima la romana Giovanna Amati, seconda guida ufficiale della Brabham nel 1992: tre tentativi di entrare in una griglia di partenza, per poi essere sostituita da Damon Hill. In mezzo due rapide presenze senza gloria (l'inglese Divina Galica e la sudafricana Desiré Wilson, che non si qualificano al Gran Premio di Inghilterra: la prima nel 1976, la seconda nel 1980) ma, soprattutto, Lella Lombardi. L'unica donna non solo capace di duellare in pista con i colleghi maschi, ma anche di conquistare un punto. Mezzo, per la verità, però tale da far scrivere il suo nome nella storia dell'automobilismo, visto che è stato il primo. E, finora, l'unico.

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Sul furgoncino di papà

Una vicenda che prende le mosse dalla provincia di Alessandria. Maria Grazia Lombardi è la quarta figlia di un macellaio, che distribuisce carne e salumi tra Basso Piemonte e Liguria. Abitano a Frugarolo, a una manciata di chilometri dal capoluogo, dove Lella nasce il 26 marzo 1941. Sono gli anni terribili della Seconda guerra mondiale e della faticosa rinascita di una nazione devastata dal conflitto. Lella è una bambina poco attratta dalle bambole, il suo mondo parla subito di motori. A otto anni sa già guidare il furgoncino del padre, che prova e riprova nelle afose estati di questo angolo di pianura. Deve però aspettare l'età giusta per avventurarsi lontano da Frugarolo, nel frattempo sente parlare delle imprese di De Filippis e decide che quello sarà il suo destino. Come tutti, inizia dai kart. Lo fa di nascosto dalla famiglia. Meglio: la famiglia lo sa, ma non ostacola la passione, per quanto strana possa apparire. Lella acquista a rate (42.000 lire al mese) la vettura con cui debutta in Formula Monza. Quindi percorre il cammino abituale dell'epoca: nel 1968 esordisce in Formula 3 e manca il successo finale per pochi punti; nel 1970 è la più brava di tutti in Formula 850, vincendo quattro prove su dieci che le valgono il titolo alla guida di una Biraghi; nel 1971 concede il bis, nella Formula Ford Mexico; nel 1974 è protagonista con la Lola nel Rothmans F5000 Championship, dove si classifica quinta.

Il salto in Formula Uno

La sua bravura non può passare inosservata anche in un mondo prettamente maschile. Lella ha qualità tecniche, ha coraggio, passione e competenza. Discreta, tiene gelosamente nascosta la vita privata, ma si apre al sorriso appena può, illuminando il volto caratterizzato da capelli sempre tenuti rigorosamente corti. In quello stesso 1974 ecco il passaggio alla Formula 1, un mondo non ancora asettico e ingegnerizzato come oggi, ricco di personaggi che ne hanno scritto l'epopea. C'è la Ferrari con Niki Lauda e l'affascinante Clay Regazzoni. Poi James Hunt e Jacky Ickx, Jodie Sheckter e il campione del mondo Emerson Fittipaldi. È un mondo in cui la tecnologia non ha fatto irruzione, in cui i piloti sono considerati quasi dei folli, per i rischi che si prendono su percorsi ancora pericolosi e su circuiti cittadini. Lombardi vi approda nel piano della maturità, ha trentatré anni quando debutta a Brands Hatch, in Inghilterra, il 20 luglio, alla guida di una Brabham. Non supera lo scoglio delle qualificazioni, ma capisce di avercela fatta. La sua presenza non è vista come una intrusione. Anzi, viene tenuta in grande considerazione e stima dai colleghi, per come sa disimpegnarsi in ogni situazione.

La gioia nella tragedia

Nel 1975 si presenta al via con una March, una buona vettura, ma non all'altezza delle grandi scuderie. L'1 marzo a Kyalami riesce finalmente a entrare nella griglia di partenza: è tradita dal motore, che si rompe dopo 26 giri. L'appuntamento è rimandato di poco, al 27 aprile, quando si torna in Europa per uno dei gran premi più discussi e, purtroppo, tragici. Il circuito di Montjuïc, a Barcellona, è un percorso cittadino: qui si corre negli anni dispari, mentre in quelli pari si va a Jarama, vicino a Madrid. Come tutti i tracciati di questo tipo, i rischi per chi guida aumentano su strade sempre meno adeguate a vetture sempre più veloci. La vigilia della corsa è preceduta da molte polemiche, nonostante le assicurazioni degli organizzatori, che si fanno forti di una terza fascia di guardrail montata per l'occasione. Fittipaldi sceglie di non partire, al via una carambola di incidenti coinvolge Brambilla, Andretti, Lauda e Regazzoni. Interrompono la gara per protesta il fratello di Fittipaldi, Wilson, e Merzario, altri si ritirano. Lombardi prosegue con il suo passo, è entrata in gara con il 24° tempo: sorpasso dopo sorpasso entra tra le prime dieci. Al 26° giro, il dramma: la Hill di Stommelen perde l'alettone e, tra una carambola e l'altra, vola sulla folla, uccidendo quattro persone, mentre il pilota se la cava con la frattura delle gambe. La corsa dura ancora quattro giri, poi viene interrotta in quello che sarà l'ultimo GP su questa pista. I punti sono assegnati a metà, perché non è stato raggiunto il 75% dei giri, previsto dal regolamento. Lella è sesta, l'ultima posizione valida. Il suo punto diventa mezzo, tanto basta per essere la prima. E ancora l'ultima.

Passione da team manager

Quel 1975 si chiude con la partecipazione a nove gran premi complessivi. L'anno successivo ne disputa quattro: uno con una March e tre con una Brabham. Si congeda dalla Formula 1 il 15 agosto 1976, con un 12° posto in Austria, sull'Osterreichring. Non si congeda però dalle corse, aggiudicandosi gare prototipi e di vetture derivate dalla serie, in coppia con uomini o donne. Nel 1988 crea la propria scuderia, la Lella Lombardi Autosport, di cui è team manager. Il destino però le chiede il conto: dopo tre anni deve lasciare, perché aggredita da un tumore al fegato. Il suo sorriso si spegne a Milano il 3 marzo 1992, poco prima di compiere 51 anni.