Larissa Iapichino, un salto per diventare più brava di mamma
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C'è un'Italia che salta. E salta bene. È quella dei concorsi, ambito in cui la squadra azzurra sta diventando un punto di riferimento nell'atletica leggera. Lo si è visto agli Europei indoor svoltisi ad Apeldoorn, in Olanda, dal 6 al 9 marzo. Per primo, venerdì 7, è arrivato l'argento di Mattia Furlani nel lungo maschile. Quindi, il giorno dopo, due medaglie nel triplo maschile (l'oro del cubano naturalizzato Andy Diaz e il bronzo di Andrea Dallavalle) e l'oro nel lungo femminile - sperato, ma non atteso - di Larissa Iapichino. Merito di un gruppo di tecnici preparati, ora coordinati come capostruttura federale da Paolo Camossi, che vinse l'oro mondiale nel triplo al Mondiale a Lisbona nel 2001 e che accompagnò Marcell Jacobs a una storica vittoria nei 100 metri piani ai Giochi di Tokyo 2021. Jacobs che, occorre ricordare, aveva iniziato la carriera proprio come lunghista...
UNA FIGLIA D'ARTE
È questa la specialità che ha fatto battere i cuori dei tifosi sabato 8, quando sulla pedana si è presentata Larissa Iapichino. Insieme con Furlani rappresenta il futuro, non solo italiano, della specialità: 22 anni Larissa e 20 Mattia. Su di lei si sono sempre concentrate le attenzioni degli addetti ai lavori, sia per quanto aveva proposto a livello giovanile, sia come figlia d'arte. Un ruolo che, spesso, rischia di schiacciare chi è chiamato a interpretarlo. Larissa è figlia di Gianni Iapichino e Fiona May. Lui è stato primatista italiano nel salto con l'asta, raggiungendo i 5 metri e 70 centimetri nel 1994, anno in cui sposa Fiona, inglese di origine giamaicana. Il matrimonio la rende convocabile dall'Italia e, con i colori azzurri, scrive alcune delle pagine più importanti dell'atletica. Nel salto in lungo, ovviamente. È stata ai Giochi di Atlanta 1996 e Sydney 2000 e, ai Mondiali, è la nostra atleta più medagliata di sempre: due ori, un argento e un bronzo. Larissa nasce nel 2002 e abbiamo iniziato a conoscerla da bambina quando, insieme con la mamma, era stata protagonista di un popolare spot della Fetta al latte Kinder, che iniziava proprio con Fiona che esclamava "Larissa". Ferrero aveva scelto di affidarsi agli sportivi per promuovere, attraverso il programma Kinder+Sport, uno stile di vita sano, un'alimentazione corretta e la passione per lo sport. Una passione che ha spinto Iapichino a mettersi sulle tracce lasciate dai genitori, educando un talento che ben presto l'ha posta all'attenzione generale fin dal campionato Allievi nel 2019 quando, saltando 6,64 metri, vince il titolo, stabilendo la miglior prestazione stagionale mondiale Under 20.
LA TENSIONE OLIMPICA
Un percorso in cui è stato naturale il confronto con quanto fatto da May ma, per fortuna di Larissa, senza essere sottoposta a pericolosi paragoni. Questo perché ha potuto affrontarlo con l'appoggio della famiglia, anche dopo la separazione dei genitori nel 2011. Mamma Fiona le è sempre vicina nelle competizioni, seguendola con passione dalla tribuna. E papà Gianni è diventato suo allenatore dal giugno 2021, accompagnandola nel passaggio più difficile, quello rappresentato dall'ingresso tra gli atleti senior. Perché uno può essere il più bravo di tutti a livello junior, ma le cose cambiano drasticamente quando devi iniziare a confrontarti con gente più anziana di te, che mette sul tavolo l'esperienza rappresentata da anni di gare, in cui si impara a gestire il corpo e ad allenare la mente. Il primo ha tradito Larissa prima dei Giochi di Tokyo, cui si era qualificata: ha dovuto rinunciare per una distrazione del legamento deltoideo del piede di stacco rimediata ai campionati italiani. La seconda non l'ha aiutata alle Olimpiadi successive di Parigi, quando è arrivato un quarto posto che rappresentava un risultato eccezionale per una atleta della sua età ma che, purtroppo, diventa un fallimento per tutti quelli che ragionano guardando unicamente al medagliere. Racconta papa Gianni: «A Parigi si è sentita soffocare dal peso di quello che avrebbe potuto fare ed è stato quarto posto».
NESSUNA PAURA IN PEDANA
La stessa Larissa lo ha ammesso dopo l'impresa di Apeldoorn: «Questa volta sono stata brava a isolarmi dalle voci negative, a volte mi autosaboto perché tendo a pensare molto. All'Europeo per la prima volta ho parlato con me stessa e mi è servito tanto, ho raggiunto la convinzione di poter vincere l'oro». Fondamentali sono state le scelte fatte con papà, come l'ingresso nello staff di Mauro Gatti, psicologo dello sport, figura ormai sempre più importante ad alto livello. Il sabato di Apeldoorn è cominciato con il salto di 6,90 metri al primo tentativo di Annik Kalin, una misura che rappresentava il primato svizzero e una sfida già decisiva per Larissa. L'azzurra non si è lasciata intimidire, si è concentrata sulla rincorsa, un particolare fondamentale, scegliendo di tornare sulla partenza con pre-avvio invece che su quella da ferma, sperimentata poco prima dell'Europeo. Una scelta che ha dato sicurezza all'azzurra. Al primo salto è arrivata a 6,71 metri, il secondo è stato un nullo, al terzo ecco il 6,94, per agguantare il primo posto e per difenderlo da Malaika Mihambo, oro agli Europei 2024 davanti proprio a Iapichino e argento a Parigi. Larissa ha trattenuto il fiato fino all'ultimo tentativo della tedesca, salita a 6,88, una misura utile per ottenere il bronzo, ma non per il gradino più alto del podio.
LOTTA PER I DIRITTI
A Larissa mancava ancora l'ultimo salto, trasformato in un nullo per festeggiare a schiena in giù, sulla sabbia dove è atterrata felice. Il primo abbraccio è stato per papà Gianni, seduto in tribuna con gli altri tecnici federali. Il secondo è stato per mamma Fiona in zona mista, lungo e liberatorio. «Vincere è stato un momento magico, avere babbo e mamma sugli spalti mi fa sentire a casa. Hanno fatto atletica prima di me, sono la mia ispirazione». Il primo titolo senior è coinciso con il primo sorpasso a mamma, che aveva vinto l'oro europeo indoor a Valencia nel 1998, saltando però tre centimetri in meno. Ora Larissa ha nel mirino il record italiano, stabilito una vita fa con 7,11 metri, il 22 agosto 1998 agli Europei di Budapest («È ora che qualcuno mi batta...», ha detto May sorridendo). E ha soprattutto le idee chiare. Lo sport è importante, ma c'è anche l'università, con gli studi di Giurisprudenza, altro campo in cui primeggia. Ha scelto di rinunciare ai Mondiali indoor di Nanchino per tirare il fiato e per preparare gli esami. Affronta l'oggi pensando già al domani: «La laurea è un traguardo prioritario. Un giorno mi vedo in avvocatura per difendere i diritti, anche quelli civili, di un mondo che cambia».
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